Clientele

Music For The Age Of Miracles

2017 (Tapete/Merge) | chamber-pop, dream-folk

Assorto tra dubbi e perplessità, vivo con profondo piacere quei pochi momenti di conforto che mi regalano piccole certezze quotidiane, come ritrovare un oggetto che credevi perduto, osservare un gatto giocare con una palla di corda o ascoltare un disco dei Clientele. Senza dubbio il gruppo di Alasdair MacLean è una delle poche certezze del panorama musicale odierno, una band che in dieci anni di produzione discografica (2000-2010) ha conservato un profilo artistico costante.

I sette anni che sono trascorsi da "Minotaur" avevano fatto pensare che i Clientele avessero abbandonato definitivamente i palcoscenici, ma già ai tempi di "Bonfires On The Heath" MacLean aveva descritto quell'album come la fine di un capitolo di una storia che attendeva solo nuovi sviluppi.
L'input per il ritorno in scena è arrivato da una vecchia amicizia ritrovata, quella con il musicista Anthony Harmer, la cui passione per il santoor (uno strumento indiano a corde percosse, il cui suono a volte ricorda quello dell'arpa o di un dulcimer) ha contagiato MacLean al punto da fargli richiamare i vecchi compagni d'avventura (James Hornsey e Mark Keen) per rimettere in sesto l'insegna, accantonando il pur piacevole sodalizio con Lupe Nunez-Fernandez e i suoi Amor De Dìas.

Quello che avviene in "Music For The Age Of Miracles" è una rigenerazione biologica, un'epimorfosi che rinnova i tessuti primigeni della musica del gruppo, come quando la lucertola perde la coda per poi rinnovarla. È infatti ancora integro quel fascino istantaneo che ha sempre reso amabile il jangle-pop leggermente psichedelico della band londinese. Anche la profondità e la complessità lirica sono ancora intatte, a conferma che il ritorno dei Clientele è il frutto di un rinnovamento spirituale e non di una mera scelta nostalgica e passatista.
Il canzoniere di Alasdair MacLean scorre sempre con naturalezza, tra ballate West Coast in stile Byrds, che celano una serie di variabili stilistiche e armoniche di preziosa e rara fattura, e arrangiamenti ricchi di dolcezza, seppur privi di saccarina o accordi superflui.

Il nuovo album dei Clientele riannoda quei fili baroque-pop che Louis Philippe aveva catturato abilmente in "God Save The Clientele", trasformando la loro attitudine malinconica e primaverile in un suono adatto a tutte le stagioni, anche se il tocco del santoor di Anthony Harmer ripristina leggermente il tono più uggioso degli esordi a partire dal prodigioso uptempo del singolo "Lunar Days" che mette in gioco tutto quel fascino mistico che i Clientele hanno da sempre affidato al significato arcaico dei ricordi.
Come i Blue Nile di "Hats", la band inglese ha messo in piedi un suono imponente e ricco per poi scolpirlo e renderlo più lieve ed equilibrato. Tutto è stato calibrato con pazienza e senza eccesiva enfasi, ed è da questa sapiente mistura di colori e sfumature che nascono gemme di rara bellezza come "The Neighbour", che introduce l'album con una cascata d'armonia e lirismo che rimanda agli Zombies di "Odessey And Oracle".

La vitalità di "Music For The Age Of Miracles" è percepibile in ogni suo piccolo frammento, a partire dal delicato interludio pianistico di "Lyra In April" fino al sofisticato tocco cantautorale in chiave chamber-folk di "The Age Of Miracles" che chiude l'album. Anche il raffinato e letterario stile dei testi è rimasto inalterato, in un'alternanza di poesia e sobrietà che riesce a donare calore anche a piccole storie quotidiane, come nella trascinante semplicità di "Falling Asleep", in cui l'evocativo suono del santoor sottolinea con toni festosi storie di ordinaria malinconia.
L'impressione è che MacLean abbia lasciato fluire le emozioni senza creare argini che non siano quelli naturalmente insiti alla loro natura. Così avviene il piccolo miracolo di "The Circus", che ripercorre le stesse strade che hanno condotto Michael Head e i suoi Shack alla corte dei Love.
Qua e là affiorano contaminazioni elettroniche che, avvicendandosi con le delicate partiture orchestrali, modificano i tratti più folk del loro pop psichedelico, ed è da questa piacevole ibridazione che nasce la lunga ed elaborata "Everything You See Tonight Is Different From Itself" che, tra continui cambi lirici e un omaggio ai Left Banke, si candida come la pagina più ambiziosa del nuovo album.

La rigenerazione dell'affresco sonoro dei Clientele avviene attraverso piccoli dettagli armonici che non solo conservano il profumo del passato (il recitato di “The Museum Of Fog”), ma rinnovano il tutto con un tocco chamber-pop quasi barocco. Come pittori impressionisti, i musicisti accennano sonorità lievemente bucoliche ("Everyone You Meet"), pagine più introspettive ed elaborate ("Constellations Echo Lanes") e perfino brevi interludi per piano e archi ("North Circular Days") che come arazzi adornano le agrodolci ballate psych-pop, accarezzate perfino dal vento delle coste del Kent - quest'ultimo catturato nei dintorni della casa del regista Derek Jarman.
"Music For The Age Of Miracles" è un album dal fascino agrodolce, un progetto il cui fascino istantaneo e fulmineo va assaporato contemplandone ogni dettaglio, a partire dalla bella copertina di Carel Weight, perfetto biglietto da visita per il pregevole ritorno dei Clientele.

(22/09/2017)



  • Tracklist
  1. The Neighbour
  2. Lyra In April
  3. Lunar Days
  4. Falling Asleep
  5. Everything You See Tonight Is Different From Itself
  6. Lyra In October
  7. Everyone You Meet
  8. The Circus
  9. Constellations Echo Lanes
  10. The Museum Of Fog
  11. North Circular Days
  12. The Age Of Miracles




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