Cloud Nothings

Life Without Sound

2017 (Carpark / Wichita) | alt-rock, post-hardcore

Smussate le spigolosità che caratterizzarono il riuscito “Here And Nowhere Else”, Dylan Baldi from Cleveland, a capo di quella che una volta era una one-man band, continua a registrare pirotecnici progressi anche con il quarto album marchiato Cloud Nothings.
Il progetto condiviso con i Wavves nel 2015 ha contribuito a iniettare nel Dna del gruppo quello spirito punk/pop che oggi lima gran parte della claustrofobica malinconia del passato, facendolo spesso virare verso una scrittura più “solare”, eloquentemente espressa nelle energiche “Things Are Right With You”, “Internal World” e “Sight Unseen”, personali aggiornamenti del college-rock anni 90 a uso e consumo delle nuove generazioni.

Dal bouquet sonoro partorito nella cameretta di Dylan questa volta escono anche il proto-punk “Darkened Rings”, la mezza ballad lo-fi in perfetto Pavement style “Enter Entirely” e il singolone electric pop “Modern Act” che si apre con una sorta di omaggio ai Cure di "In Between Days".
Ma le meraviglie che elevano a dismisura la caratura di “Life Without Sound”, mantenendolo peraltro legato attraverso un saldo fil rouge alle produzioni precedenti, sono poste ai due estremi dell’album: c’è la luce nella sontuosa epicità dell’indispensabile “Up To The Surface”, un instant classic da far ascoltare a tutti coloro cui vogliate mostrare lo stato dell’arte dell’attuale scena indie-rock, e c’è il buio nella tensione ossessiva di “Realize My Fate”, che si fa prima disperazione e poi apocalisse sonica nel denso, imperdibile finale.

Nota di merito per la bella copertina, che abbandona l’istantanea cittadina di “Here And Nowhere Else” per tornare sui rilassanti panorami marittimi già richiamati in “Attack On Memory”.
“Life Without Sound” è un lavoro che corre il serio rischio di piacere a tanti, con quelle melodie elettrificate squarciate dagli improvvisi slanci di rabbia che saturano l’atmosfera. Un’architettura sublimata in maniera perfetta nei tre minuti e mezzo di “Strange Year”, altra vetta compositiva del disco, nella quale confluiscono anche decisive influenze wave e post-hardcore.
Il 2017 è appena iniziato e già abbiamo un serio candidato per le playlist di fine anno.

(01/01/2017)

  • Tracklist
  1. Up To The Surface
  2. Things Are Right With You
  3. Internal World
  4. Darkened Rings
  5. Enter Entirely
  6. Modern Act
  7. Sight Unseen
  8. Strange Year
  9. Realize My Fate


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