Cobalt Chapel

Cobalt Chapel

2017 (Klove) | neo-prog, psichedelia

Jarrod Gosling (ex I Monster e Regal Worm) abbracciava da tempo l’idea di realizzare un disco di chiara derivazione psichedelica, il cui suono fosse concentrato sull’uso di organi e strumenti a percussione, senza l’apporto di chitarre e sintetizzatori.
Galeotto fu il concerto di Matt Berry, dove il ragazzo di Sheffield scorse quella cantante e clarinettista della band (The Maypoles) che sembrava perfetta per il suo progetto, la passione per il folk di Cecilia Page era alfine l’elemento mancante per la creazione dei Cobalt Chapel.

Pubblicato dalla K-Love, il primo album del duo inglese è un esordio intrigante e atipico, inzuppato di reminiscenze prog ed elettroniche anni 70 (Tangerine Dream), esoterismi etnici e gothic-folk (Les Mysteries De Voix Bulgares, Dead Can Dance) e un briciolo di hauntology (Stereolab, Broadcast), il tutto appena lambito da un tocco noir.
Coraggioso e a tratti imprevedibile, il debutto dei Cobalt Chapel plasma con naturalezza e brio pregevoli arazzi sonori, melodie elaborate e testi arcani, tratteggiandone i contorni con sonorità in stile Canterbury e musica rinascimentale, abbellendo l'insieme con lussuose esecuzioni vocali e occulte trame sonore.

L’album è composto da tredici tracce di novello neo-folk pagano, dove l’elemento primario dei testi è la donna e la di lei complessa natura ancestrale, osservata attraverso i canoni letterari gothic inglesi.
Fantasiosa e intensa rilettura in chiave femminile del mito della creazione, “Fruit Falls From The Apple Tree” è un deliziosa canzone folk-pop barocca, abile nel catturare con il suo profumo naïf anche l’attenzione dell’ascoltatore fugace. 
Altra perla dal fascino istantaneo è “Who Are The Strange”, un brano noir e lievemente trip-hop incentrato sul dolore e l’esperienza diretta-indiretta della morte.

Ispirata al film ”The Stepford Wives”, l’atipica “Black Eyes” offre un vortice ritmico alla Motown, mentre distorsioni vocali e sonore aggiungono un effetto retrò dal fascino mesmerico; tutt’altra storia per “We Come Willingly“ e “Singing Camberwell Beauty”: due valzer folk-prog che intercettano la grazia dei Saint Etienne e il profumo vintage degli Stereolab.
Ai brevi e ipnotici interludi strumentali (“Ava Gadner”, “Maze”, “Crestone Ridge”) spetta il raccordo cinematico del progetto, mentre la storia di un’affascinante attrice di B-movie (“Horratia”) e di un’eroina della serie Tv “Avengers” (“Positive Negative”) vengono raccontate con l'aiuto di ambiziose trame progressive, con Cecilia Page sempre più simile a novella Barbara Gaskin e Jarrod Gasling perfetto emulo di Dave Stewart (tastierista degli Hatfield & The North e dei National Health da non confondere con l’omonimo degli Eurythmics).
Come i titoli di coda di un film in bianco e nero, ”Three Paths Charm” chiude l’album con un lungo excursus strumentale e brevi accenni vocali quasi ghostly, mentre la musica scorre fluida eppur solenne. Un finale epico che, citando la mitologia greca, congiunge in maniera eterodossa passato presente e futuro.

Album coraggioso e fuori dall’ordinario, l’esordio dei Cobalt Chapel riporta all’attenzione del pubblico quel delizioso sottobosco musicale inglese che, nella commistione di musica rock progressive e psichedelia, ha trovato una linfa creativa senza eguali (Crayola Lectern, Arch Garrison). Uno dei dischi candidati al consuntivo di fine anno.

(11/03/2017)



  • Tracklist
  1. We Come Willingly
  2. Fruit Falls From The Apple Tree 501
  3. Ava Gardner
  4. Who Are The Strange
  5. Crestone Ridge
  6. The Lamb
  7. Black Eyes
  8. Singing Camberwell Beauty
  9. Maze
  10. Two
  11. Horratia
  12. Positive Negative
  13. Three Paths Charm




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