Colin Stetson

All This I Do For Glory

2017 (52HZ) | post-minimalismo

Nei decenni a venire ci ricorderemo di Colin Stetson, questo è certo: ma ciò non avverrà in virtù di una promozione stampa in gran stile, o delle stellari collaborazioni che hanno preceduto e seguito l'avvio della carriera solista. Senza alcun dubbio, invece, lo ricorderemo per aver portato sui palchi di tutto il mondo un canto poderoso, uno stile entro il quale la tecnica e il sentimento non sono scindibili, e anzi lo sforzo fisico dipende direttamente da quello stesso afflato, ardente e inarrestabile.

Far convergere l'eredità degli spirituals afroamericani e le geometrie del post-minimalismo glassiano non è una fortuita somma di estetiche tra loro estranee: l'impeto modernista di Stetson rivela un anello di congiunzione naturale che risiede proprio nel sassofono, inteso come "arma di pace" della tradizione jazz, voce guida di una preghiera universale (la terza sinfonia di Górecki) e soffio vitale di quella perpetua forza motrice che è la musica.
Un'arte della quale il prodigio di Montréal si trova quasi costretto a essere il solo padrone e sciamano: registrato in diretta senza sovraincisioni successive e missato in prima persona, "All This I Do For Glory" potrebbe far pensare a un titolo orgogliosamente autocelebrativo, ma a ben vedere - e soprattutto sentire - esso trasforma il dono naturale in un dono elargito in gloria di un potere che attraversa l'uomo ma non può rimanervi confinato. La trilogia di "New History Warfare" è il necessario manifesto di una rivoluzione espressiva che giunge ora a un nuovo maestoso compimento, sintetizzato per la prima volta in soli sei brani, ciascuno a suo modo iconico.

Di pari passo col perseguimento di una completa autonomia avanza ancora, con nostro stupore, la complessità ritmica e melodica che Stetson impone ai propri ottoni, resi così strumenti "totali" in dialogo con le loro componenti fondamentali - accuratamente microfonate - e con lo spazio, unico elemento esterno in grado di modellare le sembianze del suono propagato.
Forse per la prima volta, i riferimenti stilistici sembrano provenire anche dall'immediata contemporaneità indie, la stessa degli Arcade Fire e del Bon Iver "corale" alle cui storie ha preso parte anche Colin: la cadenza squadrata e i lamenti melodici della title track potrebbero qualificarla senza tema di smentita come un'astuta rilettura dal catalogo Radiohead del nuovo millennio, con quel tipico contrasto tra la freddezza delle macchine e l'ultimo barlume dell'umano sentire.
Dichiarato ed esplicito, invece, l'inedito tributo alle redivive propaggini della scena Idm novantiana (Autechre e Aphex Twin): "Between Water And Wind" offre non soltanto la pienezza di un beat tutt'altro che asettico (con certi ruvidi dettagli come schegge della nuova elettronica hi-tech), ma anche l'elegante malinconia del trip-hop alla Portishead - tenendo insieme ciascun livello in un exploit tecnico che, francamente, lascerebbe chiunque a bocca aperta.

Gli ipnotici pattern incrociati di "Like Wolves On The Fold" rendono evidente l'unico necessario aggiustamento in cabina di regia: una spazializzazione che crei l'illusione, o meglio dia conferma della natura polifonica assunta dal sax nelle mani di Stetson. Con una ritmica implacabile e rantoli furiosi, lo pseudo-stomp "In The Clinches" spezza il mood dominante dei due brani adiacenti, immersioni totali nel solipsismo dell'esecuzione: il riverbero sacrale di "Spindrift", eseguito su un sax alto di dimensioni contenute, raduna a sé le energie circostanti e le addensa in una nube di trascendenza che avrebbe potuto estendersi ben oltre il suo relativo minutaggio.
Ma la porzione più ampia del secondo lato spetta allo sviluppo della lunga conclusione, che pare insegua con più sicurezza alcuni procedimenti additivi di derivazione minimalista: un ciclo di studi interdipendenti, furibondi ma perlopiù slegati dalla componente percussiva, che da una profonda trance rileyana d'un tratto si spostano su un ultimo drammatico ostinato, memore dei contrabbassi di "Koyaanisqatsi".

Mentre il solista canadese arriva persino ad arginare il residuo acustico della respirazione circolare, ogni nuovo album ci dà l'impressione di uscirne spossati in sua vece, come arrivati al traguardo di una corsa che non avremmo mai potuto intraprendere con le nostre forze. E se per molti altri artisti la spinta oltre i propri limiti non è altro che una figura retorica, lo stesso non può dirsi di un mastino come Stetson, le cui eclettiche i(n)spirazioni non trovano vie d'uscita diverse dal suo inconfondibile, sofferto e trionfale pneuma.

(01/05/2017)

  • Tracklist
  1. All This I Do For Glory
  2. Like Wolves On The Fold
  3. Between Water And Wind
  4. Spindrift
  5. In The Clinches
  6. The Lure Of The Mine
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