Colorama

Some Things Just Take Time

2017 (Wonderful Sound) | folk-pop, songwriter

Ho sempre avuto la sensazione che il vero capolavoro di Carwyn Ellis fosse dietro l'angolo; anche quando le infinite grazie pop di "Temari" e le raffinate indolenze psichedeliche di "Box" mi avevano invogliato a gridare al prodigio, ho sempre avuto la percezione che prima o poi i Colorama si sarebbero rivelati in tutto il loro splendore. Come ribadisce il titolo del nuovo album del gruppo gallese "Some Things Just Take Time", ovvero alcune cose prendono tempo, e il tempo è finalmente arrivato.

È bastato in verità che l'autore volgesse lo sguardo all'America e a quei musicisti che aveva sempre ammirato, John D Loudermilk, Glen Campbell, Tim Hardin, Townes Van Zandt, i Mills Brothers, Van Morrison e perfino Bing Crosby, per riaccendere la fiamma dell'ispirazione. Non che quest'ultima sia mai mancata nella produzione dei Colorama, solo che ora è talmente luminosa e pura da non aver paura di mostrarsi nuda e cruda.
Sono passati tre anni dall'ultimo album del gruppo gallese, anche se le undici canzoni sono in verità frutto di un periodo più ampio. Sono brani spesso accantonati dall'autore in attesa di una collocazione più consona al loro mood acustico e riflessivo, e pur se composte nell'arco di ben dieci anni possiedono un fascino comune, frutto di una cura del dettaglio quasi artigianale.

Carwyn Ellis si diverte a giocare con il passato misurandosi con una tradizione folk dal profilo nobile e per alcuni versi irripetibile. Forse questa svolta acustica era già in essere da tempo - non va dimenticato che è proprio al talento produttivo di Ellis che si deve la raffinata calibratura dei suoni dell'album di Emma Tricca "Relic". Liam Watson ed Edwyn Collins danno una mano in cabina di regia, permettendo all'autore di concentrarsi maggiormente sulla scrittura e sugli arrangiamenti, arte nella quale il musicista eccelle e che in passato ha dispensato nelle sue collaborazioni con Oasis, UNKLE, Pretenders e Shane MacGowan.
Ed è forse in questa attitudine onnivora che germina l'eclettismo creativo di Carwyn, coinvolto nel 2014 in un progetto dai raffinati contorni elettronici in bilico tra Vangelis e i Death And Vanilla, realizzato sotto il moniker di Zarelli e contraddistinto dalla voce narrante di Leonard Nimoy ("Soft Rains", ispirato alle cronache marziane di Ray Bradbury). Anche se, senza alcun dubbio, è nel recente disco in collaborazione con i conterranei Plu, sotto il marchio Bendith, che vanno ricercate quelle tentazioni acustiche e folk che animano "Some Things Just Take Time".

Spetta comunque all'introduttiva "Halcyon Days", scritta vent'anni fa durante un soggiorno dell'autore a Memphis, impostare il tono riflessivo e concreto della nuova veste sonora dei Colorama. Quello che Carwyn offre è un'inedita rilettura del passato folk-pop, dove non è la nostalgia né l'emulazione la ragion d'essere della sua genesi. È un racconto accorato e sincero sul mito americano visto attraverso gli occhi di un giovane del Galles, una storia dove l'autore mette in fila una serie di eccellenti canzoni tanto brevi quanto ricche di intuizioni armoniche che connettono passato e presente citando Tim Hardin (l'eccellente title track) e Sufjan Stevens ("It's Not You").
Non è un caso che la presenza di due cover sia avvertibile solo da chi conosce gli originali. La prima è "Long Haired Doney", un folk-blues di R.L. Burnside che la band ripropone con un arrangiamento vibrante ma rispettoso dell'originale, una versione live registrata durante un recente concerto della band, e l'altra è il delizioso pop barocco di Sonny & Cher ("Baby Don't Go"), che conserva il suo profumo naif senza suonare passatista o calligrafico e che si avvale anche della presenza del mitico BJ Cole.

"Some Things Just Take Time" è un disco ricco di sentimenti: che siano quelli di un minatore intrappolato sottoterra che rivolge alla sua amata nella ballata alla Harry Nilsson "In Your Memory", o quelli più personali per figure leggendarie della musica americana nella nostalgica "So So Long", non v'è differenza, il coinvolgimento emotivo e lirico è identico, profondo.
La registrazione in analogico mette in risalto il suono caldo e pulito degli arrangiamenti e delle armonie, che a volte rimandano alla purezza di Paul Simon e del canzoniere americano più classico ("But Of Course"), senza dimenticare la lezione dei Beatles ("Give It A Miss") o i primi vagiti folk-beat ("Special Way"), ma è nella potente semplicità di "I Owe It All To You" che il talento di Carwyn Ellis lascia senza respiro.
Il miglior album dei Colorama? Forse.

(14/09/2017)



  • Tracklist
  1. Halcyon Days
  2. Some Things Just Take Time
  3. So So Long
  4. It's Not You
  5. In Your Memory (The Miner's Letter)
  6. Special Way
  7. Give It A Miss
  8. But Of Course
  9. I Owe It All To You
  10. Long Haired Doney
  11. Baby Don't Go


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