Dale Cooper Quartet & The Dictaphones

Astrild Astrild

2017 (Denovali) | dark-jazz

Dale Cooper Quartet & The Dictaphones da ormai undici anni - dall’esordio del 2006 “Parole De Navarre”, fino al sorprendente secondo album “Metamanoir” (2011) e al formidabile “Quatorze Pieces De Menace” (2013) - sono gli artefici di una variante oscura del jazz arricchita di droni e ambientazioni dark-ambient di enorme fascino. Formati da Christophe Mevel, Gael Loison e Yannick Martin (quindi in effetti un trio) devono il loro nome al noto investigatore della serie Tv "Twin Peaks", alle cui atmosfere si rifanno.

Il nuovo Lp "Astrild Astrild" continua il percorso dei tre musicisti francesi in tragitti oscuri e imponenti, monolitici wall of sound e droni ossessivi, sax tenebrosi e chitarre distorte in sottofondo. I paesaggi sonori plasmati dai droni si fondono col suono del sax per creare atmosfere decadenti che esaltano quella capacità dei musicisti di dipingere mondi e sensazioni, ma sopratutto mostrano quanto sia possibile muoversi oltre i confini canonici in cui comunemente si trovano relegati la gran parte degli artisti.
Se la volontà è quella di richiamarsi all’universo parallelo di "Twin Peaks", l’oscurità raggiunta è ben più profonda dei synth di “Laura Palmer's Theme” di Badalamenti; sembra che la città ideata da David Lynch venga presa d’assalto da rituali voodoo, da esoteriche rappresentazioni e dai vicoli nebbiosi e umidi delle strade di New Orleans, care a tanto cinema americano (ricordo la colonna sonora di “Angel Heart” del regista Alan Parker, lo stesso di “The Wall”).

I ritmi lenti e il canto da fantasma, simile a uno spettrale Michael Gira accompagnato dagli Swans in versione jazz, sono due delle caratteristiche fondamentali del quartetto. Tanto lento, ipnotico ed espressivo da far diventare l’esperienza di ascolto molto simile a un imperdibile trip al confine tra incubo e realtà, dove il colore che predomina è certamente il nero assoluto.
Il sax iniziale “Mia Outarde Bondon” avvia un trip angosciante che i droni in sottofondo non fanno altro che accentuare. I diciotto minuti di “Son Mansarde Roselin” sono monumentali esempi di jazz che si avvicina sia alle atmosfere ambient ma anche ad aspetti quasi psichedelici, per sconfinare in un finale dall’imponenza inattesa. Ripetitività che diventa ipnosi, ipnosi che trascende in estasi, estasi che si trasforma in catarsi. “Ta Châssis Euplecte” costruisce un muro di suono impenetrabile, tra Tim Hecker e gli Swans, mentre il finale di “Huis Chevêchette” colpisce per una ricerca timbrica dove il suono del vibrafono rappresenta il pilastro del brano. "Tua Oriel Courvite Isabelle" riesce a dividersi tra momenti più ariosi e un finale di pura avanguardia, al confine dell'isolazionismo.

"Astrild Astrild" è una nuova conferma per un trio di enorme capacità descrittiva e comunicativa, che - grazie a massicce dosi di nero - rappresenta una delle pagine più interessanti e innovative della ricerca musicale dei nostri cugini francesi.

(28/06/2017)



  • Tracklist
  1. Mia Outarde Bondon
  2. Pemp Ajour Imposte
  3. Son Mansarde Roselin
  4. Five Clenche Bouscarte / Ocho Accenteur
  5. Huis Chevêchette
  6. Ta Châssis Euplecte
  7. Tua Oriel Courvite Isabelle


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