Deep State

Thought Garden

2017 (Friendship Fever) | alt-punk-rock

Si erano nascosti davvero molto bene, questi Deep State, da qualche parte tra le baracche dei sobborghi di Athens, per affiorare tra certi "blog" solo ora (ma giammai percolare presso le webzine, sempre più un circolo chiuso), a distanza di mesi dall'uscita del loro ultimo disco, "Thought Garden". Il secondo, ma forse potremmo dire primo fosse solo perché prima uscita fisica, di un'ancora breve carriera.
Si può dire "primo" perché si tratta di un lavoro in cui la band trova un fuoco estetico più definito, una compattezza espressiva che mancava al più estemporaneo e slabbrato "Nice": la compressione adrenalinica dei tempi dei brani fa capire la più decisa identità da college-band dei Deep State, che sa centellinare mescolando irruenza e nostalgia con dissimulata intelligenza.

Il disco segue in effetti un coming-of-age immaginario, partendo dal punk-rock dalle gradevoli derive melodiche agrodolci di "No Idea Pt.II" e finendo con le flebili, nostalgiche stonature chitarristiche, alla Built To Spill, di "Urn", sorta di sguardo al passato, con bel ritornello grunge. Fatta la somma, le sfumature espressive di "Thought Garden" parlano non dell'ennesima slacker-band americana, da capriccio adolescenziale, ma di una padrona di un bagaglio artistico di ormai grande e duratura tradizione, che dal punk è passata dal grunge ed è poi evoluta tra Archers Of Loaf, Modest Mouse e i già citati Built To Spill (tutti riassunti in "Nothing Speaking", col suo bel riffone rombante come un vecchio pick-up).
In tutto questo, i Nostri piazzano una serie di brani di gran caratura e di bell'intuito melodico, flirtando con l'indie-pop in "Infinitesimals" e dando il via a un bel schiuma-party in "Death Waltz", college-rock per antonomasia che si sentirà parecchio nelle confraternite studentesche d'Oltreoceano. E questo ancora senza citare il singolo di lancio, la tachicardica peripezia skate-punk di "Heavy Lunch", o il ritratto d'amicizia di "Idiot Waster", altra gentile concessione dai Beach Fossils più muscolari.

Insomma, stiamo parlando di un disco da dieci singoli potenziali, un disco che non lascia respiro e che si rivela "sporco ostinato" sulla propria memoria, per le canzoni in sé e, più in generale, per la nitidezza delle impressioni nostalgiche di un'età che, almeno formalmente, non c'è più (o non è esistita dove e come avremmo voluto). Eppure grazie ai Deep State tutto questo diventa di nuovo possibile, ed è questo uno dei segreti della grande musica.

(27/09/2017)



  • Tracklist
  1. Guardin'
  2. No Idea Pt. II
  3. Mountains
  4. Death Waltz
  5. Thought Garden
  6. Heavy Lunch
  7. Nothing Speaking
  8. Infinitesimals
  9. Idiot Waster
  10. Eight
  11. Urn
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