Les Discrets

Prédateurs

2017 (Prophecy) | post-rock

Soltanto quando non si hanno grandi aspettative rimane ampio spazio per sorprendersi: tanti anni di ascolti d'ogni tipo insegnano a non partire mai prevenuti, persino quando entrano in gioco elementi che potenzialmente sono in grado di compromettere una proposta già non troppo entusiasmante.
Quando Les Discrets si sono affacciati sulla scena internazionale, il post-rock stava già solcando la fase discendente della propria parabola: hanno comunque saputo distinguersi per via del cantato francese, inseguendo la scia dei più celebrati Alcest e creando in qualche modo un piccolo culto parallelo alla band capitanata da Neige.

A questo punto sarebbe ingeneroso, oltreché grossolano, dividere a metà il loro percorso ripartendo da "Prédateurs": perché se da un lato è vero che ivi si manifestano diverse influenze di matrice elettronica (un fatto a dir poco consueto, di questi tempi), dall'altro bisogna riconoscere che nulla è venuto meno nella strumentazione e nell'ésprit umbratile delle prove precedenti.
Il frontman Fursy Teyssier ne parla come una musica per "quei momenti in cui di solito pensiamo al significato della vita e delle cose, quando non abbiamo altro da fare se non sedere e aspettare". Predomina infatti un sound vellutato, quasi carezzevole, che dal decadentismo di interni gotici sposta lo sguardo su vedute urbane desolate, come la ronda notturna di un taxi driver silenzioso e rassegnato.

La ritmica trip-hop che da subito si impone in "Virée Nocturne" è infatti solo una delle anime che attraversano il range stilistico acquisito in cinque anni di attività silenziosa (del 2012 il precedente "Ariettes Oubliées..."). La chitarra distorta in "Le Reproche" fa eco all'esattezza descrittiva di Sommacal nei Massimo Volume, mentre "Rue Octavio Mey" mutua l'incedere marziale di certo neofolk non estraneo agli artisti dello stesso roster Prophecy. Ma in più d'una sequenza la formula sonora ricorda da vicino l'art-rock in alta definizione degli Ulver post-2000, levigato e solenne come un monumento imperituro (nel cantato inglese di "Vanishing Beauties" e "The Scent Of Spring" la rispondenza è assai evidente).

Qualcuno potrà ragionevolmente obiettare che anche la maggior parte di questi rimandi stilistici appartiene a un periodo storico i cui fasti sono ormai lontani. Tuttavia, ora come allora, non vale la pena di scadere in una discussione su quanto sia derivativa la proposta dei Discrets: nella sostanza, "Prédateurs" dimostra di essere una prova forse non sorprendente, ma di certo abbastanza solida da meritare uno o più ascolti in questo ultimo strascico pseudo-autunnale - l'unico davvero fuori tempo massimo.

(10/05/2017)

  • Tracklist
  1. Prédateurs
  2. Virée Nocturne
  3. Les Amis De Minuit
  4. Vanishing Beauties
  5. Fleur Des Murailles
  6. Le Reproche
  7. Les Jours D'Or
  8. Rue Octavio Mey
  9. The Scent Of Spring (Moonraker)
  10. Lyon - Paris 7h34


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