Do Make Say Think

Stubborn Persistent Illusions

2017 (Constellation Records) | post-rock

La musica dei Do Make Say Think è una perla rara e fin troppo nascosta. Band del nucleo storico del catalogo della Constellation Records, nel corso di una carriera più che ventennale, ha rielaborato il post-rock attraverso il jazz, la musica da camera, il progressive e l'elettronica in dischi tesi, pieni di liricità e vitalità. Otto anni sono trascorsi dall'ottimo "Other Truths" (Constellation, 2009) e quattro da quando la band ci aveva conquistati sul palco del Primavera Sound 2013 di Barcellona (la nostra "Best Act" di quell'edizione).

L'ensemble di Toronto torna con un album autoprodotto, il settimo, che ha l'ambizione di incarnare lo spirito del tempo, in sintonia con la percezione crepuscolare da tardo, tardissimo capitalismo dei connazionali Timber Timbre e la visione vintage-distopica del loro recente "Sincerely, Future Pollution" (City Slang, 2017). Uno spirito del tempo in senso filosofico, che s'ispira alla sostanza della poesia buddista - come dichiarato dalla band - per restituire in musica l'idea di corrente o flusso (compositivo), azzardando la costruzione di architetture organiche inedite. Il tutto però non presenta i tratti apocalittici tipici del genere post-rock, ma, nell'insieme di emozioni che muove il disco e ne guida l'ascolto, si ritrova anche quel pizzico di ironia e dolcezza che caratterizza la musica di un'altra band di Toronto con cui i Do Make Say Think condividono diversi musicisti, i Broken Social Scene.

Si parte dalle suggestioni fatali di "War on Torpor" per approdare alle riflessioni di Nietzsche-iana memoria in chiave math-rock di "Return, Return Again". Tra questi due apici "a river runs through it": dall'elegia di "Bound" al groove e all'elettronica incalzanti di "And Boundless", fino al minimalismo classico di "Shlomo's Son". L'ascolto ancora una volta ci rapisce, ci travolge e ci trascina in luoghi sonori inaspettati lungo tracce spesso familiari, come nell'emblematico brano-fiume "Horripilation" dove si rincorrono i fraseggi di chitarra e ottoni, le sincopi e le figure di doppia batteria tipiche della band.

"Stubborn Persistent Illusions" si presenta in toto come forma vitale, prossima a una dimensione di temporalità connessa all'esperienza umana più che alla struttura di una canzone o alla scansione di un album. Il disco conferma quella peculiarità della musica dei Do Make Say Think per cui qualsiasi forma possa prendere un brano non potrà che esplodere, sfrangiarsi, ricomporsi, implodere e svolgersi attraverso frammenti vibranti e boati, che ci conducono dentro le tracce singole così come da una traccia all'altra. Accade coi fiati montanti sui delicati arpeggi folk in "Her Eyes On The Horizon", momento di estasi emozionale in cui il respiro degli ottoni sfuma in lunghi drones, cenni di archi e spirali di crescendo finali, morbidi e appassionati, che partono, si arrestano e partono nuovamente.

Apparentemente paragonabili a band come God Is An Astronaut o Gregor Samsa, i Do Make Say Think sfuggono dalle trappole del climax, elemento compositivo che tanto ha definito la musica post-rock fino a diventare "croce e delizia" di band quali Mogwai o Explosions in the Sky. Le composizioni di "Stubborn Persistent Illusions" scorrono via come un branco di salmoni che risalgono il fiume, con la fisicità naturalistica dei racconti giovanili di Ernest Hemingway e la sapienza intellettuale dei romanzi maturi del capitano Joseph Conrad. Di fronte a tanta bellezza, e alla capacità di trattenerne appena un nugolo di particelle, ci rendiamo conto di quanto dischi così siano necessari, per perderci e per godere dell'assenza della percezione di una direzione o di una qualsiasi teleologia.

Se il post-rock ha (ancora) un futuro - se possiamo parlarne (ancora) in questi termini - è grazie a band come i Do Make Say Think.

(06/06/2017)

  • Tracklist
  1. War On Torpor
  2. Horripilation
  3. Murder Of Thoughts
  4. Bound
  5. And Boundless
  6. Her Eyes On The Horizon
  7. d=3.57√h (As Far As The Eye Can See)
  8. Shlomo's Son
  9. Return, Return Agai
Do Make Say Think on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.