Donato Epiro

Rubisco

2017 (Loopy) | electronic, experimental, ambient

Donato Epiro è biologo. Ha studiato e assimilato i meccanismi dell'esistenza scientificamente intesa perché affascinato e al contempo intimorito dalla Natura. “Fiume nero”, debutto solista sulla lunga durata in cui affluivano i migliori episodi dei precedenti “Sounding The Sun” e “Supercontinent”, raccontava la vita seguendo una narrazione volutamente caotica, in certi punti ossessiva, ma comunque distaccata e quasi “verista”.
Con “Rubisco” (sigla dell'enzima “Ribulosio-bisfosfato carbossilasi”, il più presente sulla superficie terrestre e quindi indispensabile al concetto stesso di “bios”), Epiro immagina come un'improvvisa assenza della vita sulla Terra, esseri umani inclusi, potrebbe modificare gli spazi civilizzati e industrializzati. Il primo approccio a questo tipo di riflessione è puramente visivo: a parlare è infatti lo scenario post-apocalittico raffigurato in copertina.

Posato il vinile sul piatto, però, quella foto in bianco e nero si dilata a dismisura, inglobando visioni distopiche suggellate nella title track da un lungo fruscìo e da amorfi ritmi abstract-techno, attraversati a stretto giro da lamine metalliche taglienti. Tra field recording, campionamenti frastornanti e tocchi futuredub à-la Burial, sprofondiamo insieme a Donato – che questa volta si fa protagonista, oltreché narratore – nel buio oceanico di “Ombra marina”, in cui la comunicazione verbale si annienta per lasciare spazio a un “Nuovo linguaggio”, fatto di polverose suggestioni minimali, beat disorganici e spiragli infinitesimali di luce tra ridondanti sequenze sintetiche.
Assieme alle prospettive post-urbane della creatura di William Emmanuel Bevan, il polistrumentista pugliese – metà dei Cannibal Movie – fonde in un unico, spettrale paesaggio sonoro le devastanti atmosfere a marchio Demdike Stare e le asfittiche ambientazioni di Dominick Fernow, quando preferisce farsi chiamare “Rainforest Spiritual Enslavement”. Dalla vetta di un Olimpo ormai orfano dei suoi ospiti divini, precipitano al suolo costoni di avanguardia come “Luminosa” e “Nessuna natura”, liberando nell'impatto gli spiriti dello sciamano Jorge Reyes e del maestro Angus MacLise (grande sperimentatore e primo batterista dei Velvet Underground).

La carcassa di “Scilla”, mitologico mostro marino qui tramutato in abominio sci-fi, trasale arenata su una spiaggia senza sole in preda a spasmi elettronici post-mortem, mentre “Luce assente” apre le porte a una notte di gelo e desolazione. L'ultima cosa che le “Pupille” di Epiro riescono a fissare è “Il deserto” industriale che si allunga tutto intorno, come forse lo avrebbe ridipinto Egisto Macchi se non fosse già parte del ciclo dell'azoto.

(08/03/2017)



  • Tracklist
  1. Rubisco
  2. Ombra marina
  3. Nuovo linguaggio
  4. Luminosa
  5. Nessuna natura
  6. Scilla
  7. Affluente
  8. Luce assente
  9. Pupille


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