Drøne

A Perfect Blind

2017 (Pomperipossa) | drone, dark-ambient/elettronica

Si può approssimativamente situare al cambio di millennio il momento in cui, sulla scorta dei prototipi novecenteschi, la drone music si è trasformata quasi in un oggetto di culto, "il" drone come elemento primigenio e generativo del suono - su tutti le monolitiche distorsioni dei Sunn O))).
Significativo che ad adottare questo epiteto siano ora due artisti già da tempo affermati quali Mark Van Hoen, tra le file della più scura elettronica anni 90 (recentissima la ristampa di "The Last Flowers From The Darkness"), e Mike Harding, curatore e co-fondatore della capitale label britannica Touch.

Il progetto Drøne esordiva appena un anno fa a firma del duo ("Reversing Into The Future", 2016), laddove "A Perfect Blind" vede coinvolti diversi ospiti d'una certa rilevanza, come la sacerdotessa Anna Von Hausswolff (detentrice dell'etichetta Pomperipossa), il decano Philip Jeck e Bethan Kellough, giovane promessa "battezzata" da Touch; con loro anche diversi archi classici e il pianoforte dell'austriaco Paul Haslinger, a dar vita a un ensemble per certi versi paragonabile ai Wrekmeister Harmonies di J.R. Robinson.

Le due facciate del nuovo Lp delineano con diverse intensità un senso di fine imminente, come un baratro interiore sul quale si resta sospesi senza mai arrivare a compiere l'ultimo passo. Il tratto che introduce e identifica "Back To The Station" è una pulsazione elettronica soffocata, lo spettro di un battito cardiaco inumano inframmezzato da una pioggia diritta e regolare; è il solco di un movimento solo apparente, un eterno ritorno che circoscrive la colonna invisibile del bordone, presenza tutt'altro che imponente nel quadro complessivo.

Più eloquente invece lo sviluppo di "Cutting The Screen", che dopo una stasi inquieta lascia affiorare il canto acuto e tremante di archi su una sola nota, un "quartetto per la fine del tempo" attraversato da frequenze radio spezzate, mentre all'intorno lo scenario si addensa pur senza assecondare il moto ascendente di un climax in senso proprio.
Se anche lo sbocco conduce a un vuoto improvviso, ciò non avviene con clamore apocalittico: lo sguardo sulla realtà si chiude con naturalezza e va incontro a un ultimo istante di serena contemplazione al di là dello schermo; dalla parte opposta, artista e ascoltatore sono costretti all'inermità di fronte al dolente decorso della storia, così che il perfect blind del titolo si rivela essere un punto d'osservazione sopraelevato rispetto alle vicende del mondo, ma che non permette di appartenervi né influirvi.

Una visione dal buon potenziale che rimane però sbiadita sullo sfondo acustico, non stimola efficacemente la percezione e l'immaginazione, oltre a sminuire i validi contributi artistici accreditati. Se nel recente magnum opus di Lawrence English, infatti, le varie forze esterne sacrificavano la loro individualità in favore di un macro-suono totalizzante, nella line-up dispiegata da Drøne esse si disperdono in una narrazione piuttosto vaga, il cui mélange neoclassico risponde senza originalità agli odierni canoni dark.

(21/04/2017)

  • Tracklist
  1. Back To The Station
  2. Cutting The Screen
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