Dubit

VITRIOL

2017 (Backwards) | dark-ambient, experimental, post-industrial

Berlino lo ha ospitato per qualche anno, foraggiando il suo "costante bisogno di trasformazione interiore" e guidandolo nella fondazione del collettivo-etichetta Several Reasons Recordings, prima, e dello studio di mastering e design sonoro Soluxion Lab, poi. Dopo una manciata di produzioni a suo nome, tra Ep, split e il primo album intitolato "Fragmenti", il giovane Dubit - al secolo Pier Alfeo - ha deciso di far ritorno alla Puglia e alle sue campagne brulle. Forte del bagaglio di conoscenze acquisite in terra teutonica, unite alla frequenza del corso di "Composizione elettroacustica, multimedialità e programmazione informatica musicale" al Conservatorio di Bari e alla naturale inclinazione alla manualità, il Nostro ha dato vita a una dimensione musicale parallela in cui dark-ambient, post-industrial ed elementi techno si combinano armoniosamente ai suoni della natura e di strumenti auto-costruiti.

Il prodotto di questo amalgama di stili, la cui gestazione ha richiesto più di un anno di lavoro, è "Vitriol", secondo full-length pubblicato su cd in 500 copie da Backwards (l'artwork è dell'illustratrice Mastereaster), che aggiunge una nuova perla alla collana inaugurata nel 2013 con "Endless Autumn" di Fabio Orsi. Sette dei dieci titoli dell'album svelano, appunto, l'acronimo Vitriol, usato per la prima volta nel Seicento dall'alchimista tedesco Basilius Valentinus nella sua opera "Azoth".

A spalancare le porte di un vero e proprio buco nero nell'aldilà è "Visita", il cui ineluttabile campo gravitazionale inghiotte la luce e deforma lo spaziotempo, precipitandoci in un vortice di ambient oscura e atmosfere care all'Aidan Baker di "Exoskeleton Heart".
Se David Lynch avesse avuto tra le mani "Vitriol", durante le riprese della terza parte del ritorno di "Twin Peaks", probabilmente avrebbe potuto pensare di utilizzare le trame inquietanti di "Interiora" per musicare la scena in cui Dale Cooper, finalmente "vomitato" dalla Loggia nera e in caduta libera nello spazio aperto, si ritrova all'improvviso in una stanza angusta, abitata da una donna dagli occhi cuciti che tenta disperatamente di aiutarlo con un linguaggio indecifrabile e gesti strozzati.

Percorrendo i ripidi sentieri post-industriali di "Columba", troviamo riparo sotto il "Tectum" di barili, corde e piatti fabbricato da Dubit, un attimo prima che "Terrae" ci investa con una valanga di detriti sintetici. Se la successiva "Invenies" stordisce, col suo mosaico efficace di lamine arrugginite, arpeggi accennati, vocalizzi sciamanici e beat marziali, la parabola drum & bass di "Rectificando" produce invece un effetto corroborante e ci prepara al trittico finale "Dives", "Occultum" e "Lapidem", in cui a farla da padrone è l'arsenale acustico costruito da Alfeo, che tra cimbali, simil-vibrafoni, anfore usate come casse di risonanza, rullanti e strumenti tradizionali spagnoli dischiude orizzonti di sperimentalismo minimalista - attraversati da sottili nuvole di world-music - degni del più recente Lino "Capra" Vaccina.

(20/06/2017)



  • Tracklist
  1. Visita
  2. Interiora
  3. Columba
  4. Tectum
  5. Terrae
  6. Invenies
  7. Rectificando
  8. Dives
  9. Occultum
  10. Lapidem


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