Exit Someone

Dry Your Eyes

2017 (Atelier Ciseaux) | sophisti-jangle-pop

Da quella piccola-grande fucina alt-pop canadese che ha portato alla ribalta personalità eccentriche quali Sean Nicholas Savage e raffinati act come i TOPS, giunge nel 2017 quello che potrebbe essere il suo prodotto più pregiato, nella forma di un breve, ma più che esaustivo Ep di sei brani, un soddisfacente assaggio di una coppia dalle grandi potenzialità. Coppia nella vita oltre che nell'arte, Thom Gillies (già bassista nei sopra citati TOPS) e June Moon presentano sotto il nome di Exit Someone un concentrato di melodie suadenti e articolate, memori della più gloriosa stagione dell'indie-pop britannico, ma capaci anche di sviate verso lidi più sofisticati e sfumati, dalla fascinosa allure jazzy.
Se la commistione stilistica di per sé non appare particolarmente inedita (con tutto che di questi tempi chi si cimenta con forme sophisti tende a prediligere tastiere ed effettistica a chitarre e basso), di certo le capacità di scrittura e composizione del duo giustificano con chiarezza la scelta, contrapponendo alla mancanza di freschezza una solida personalità rielaborativa e un grande portato espressivo, già di suo più che sufficiente a convincere della bontà del progetto, sperando che si riveli ben più di un'estemporanea distrazione.

Dimenticatevi dei delicati suggerimenti di sassofono, strategicamente piazzati nell'iniziale "Fade To Black". Fatta salva la drum-machine, unico sostegno ritmico alle impressioni liriche del duo, sono chitarre e basso gli elementi principali della ricercata alchimia musicale degli Exit Someone, in una dialettica strumentale che ne avvicina prepotentemente gli esiti alle intuizioni dei primi Prefab Sprout e alla limpidezza compositiva degli Aztec Camera, in un incrocio tra cristalline armonie jangle e soffusi incanti jazz.
Complice il dualismo vocale di Gillies e Moon, entrambi portavoce delle storie narrate nell'arco dei brani, è più alla band di Paddy McAloon che viene spontaneo far riferimento, complici anche una certa vicinanza nei timbri ("Austrian Amnesia", lasciata interpretare a Wendy Smith, non sarebbe poi suonata troppo dissimile) e una certa inventiva nell'ideazione di melodie complesse ma comunque mai meno che fruibili, nel pieno rispetto della dimensione pop di appartenenza. Nonostante l'assenza di trascinanti pezzi upbeat, l'Ep individua infatti notevoli occasioni per piazzare ritornelli memorabili e cogliere al meglio le sinuosità interpretative della coppia, che ben si presta a dare vita al ricco simbolismo dei testi.

In particolare, è su "Forbidden Colours" che gli Exit Someone fanno sfoggio di tutta la loro abilità e della versatilità compositiva di cui dispongono: tra salite e ripartenze, chiusura ad effetto, jingle-jangle di malinconica bellezza spruzzati di sottili venature chitarristiche, il realismo magico sprigionato dalla penna del duo trova una piattaforma di prima scelta dove poter parlare di "love and loss" con tutto il pathos e la sottigliezza del caso, in un perfetto bilanciamento delle parti.
Il gioco, insomma, si fa serio sin dalle premesse: se questo è un semplice assaggio delle potenzialità di Gillies e Moon, c'è più di un vago sentore che il capolavoro sophisti-pop targato anni 10 possa essere dietro l'angolo.

(06/04/2017)

  • Tracklist
  1. Fade To Black
  2. Sydney, The List Goes On
  3. Austrian Amnesia
  4. Forbidden Colours
  5. Love In The Days Of Rage
  6. Security Lies




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