Fader

First Light

2017 (Blanc Check) | synth-pop, electro-wave

Quando Daniel Miller tirò fuori dalla piccola stanza dove abitava, nel 1978, quella genialata di "Warm Leatherette" armato solo di un synth, registratore quattro piste e mixerino, tutti rigorosamente usati d’occasione, mai e poi mai poteva pensare che quell’innesco micidiale ottenuto miscelando Kraftwerk, punk, sperimentalismo elettronico e dance avrebbe fatto così tanti proseliti. A partire da quel Fad Gadget che nei mesi successivi, guidato da Miller stesso, iniziò a comporre nello stesso modo, questa volta direttamente dentro l’armadio di casa.

Quarant’anni dopo, che nella musica sono ere geologiche, ci rendiamo conto che la lezione impartita dal boss della Mute Records è quantomai attuale. Prendiamo per esempio quel lungagnone di Neil Arthur, sconosciuto alle grandi masse ma ben presente nei cultori del pop elettronico di matrice eighties. Il suddetto, dopo un breve periodo di gloria e tre ottimi album nei primi anni 80 come Blancmange insieme al sodale Stephen Luscombe, si era dato alla macchia per decenni, per poi ricomparire come se niente fosse nel 2010, portando nuova linfa al progetto. Da allora Arthur risulta più attivo delle api sul miele, firmando a getto continuo nuovi dischi targati Blancmange, side-project e collaborazioni varie, come se non ci fosse un domani.

Forse per farsi perdonare il tempo trascorso a bighellonare beatamente, sorseggiando Martini e gustandosi i favolosi tramonti della campagna inglese. È di questi giorni, per esempio, una nuova collaborazione con Mange, programmer dei Maths (partner pure di John Foxx), e il tutto prende il nome di Fader per un disco, "First Light", che fin dal titolo, passando per la sleeve e arrivando al nocciolo della questione, cioè le canzoni, riprende fedelmente la lezione della wave elettronica britannica di fine anni 70. Li citiamo tutto d’un fiato, come se fosse la formazione ideale della nostra squadra del cuore, e quindi Miller aka The Normal, Gadget, Foxx, primi Human League, Cabaret Voltaire, Omd, Sound, Joy Division, Ultravox di Ure e ovviamente Blancmange.

Non è nemmeno esatto dire che i Fader rileggono lo spartito alla luce del nuovo millennio, perché lo spartito è lo stesso, e perché questo disco suona esattamente come suonava un disco del 1979, con gli stessi arrangiamenti ridotti ai minimi termini, come se il punk ci fosse appena stato, le stesse atmosfere ammantate di dark e industrial, la stessa durata (breve) dei singoli brani, lo stesso cantato cupo, recitativo e spesso monocorde, con Revox e motorik beat a far da padrone. 
Potremmo magari chiederci il senso di questa operazione, ovviamente molto filologica e ben poco commerciale, dal momento che dischi ormai non se ne vendono più, e dischi con questo sound men che meno. Ma finché il livello medio delle composizioni rimane sopra la sufficienza e il debito/riconoscenza nei confronti del genere è sincero e non opportunistico, la questione passa in secondo piano. Anche perché qui in "First Light" (che già dal titolo è wave che più wave non si può) c’è da godere, musicalmente parlando, per gli amanti del the man machine.

Tra i brani midtempo, si vada senza indugi ad ascoltare roba tipo "3D Carpets", "Check The Power", con i Blancmange che rifanno i Blancmange, l'omaggio agli Omd di "I Prefer Solitude" e "Wonderland/Warm Leatherette", mentre la Lega Umana più gelida e crepuscolare fa capolino tra i versi e la musica di "Way Out", e con l'omonima "First Light" si possono addirittura sentire i primi vagiti di Ebm.
Diciamo che non è esattamente il disco in cui aspettarsi chissà quali aperture melodiche, eccezion fatta per la pregevole ultravoxiana periodo-Ure "Trip To The Coast" in cui viene a galla un certo romanticismo, subito segato peraltro dall'incedere robotico e marziale della successiva "Winter Garden".

Un album fatto in casa con budget low cost, insomma, musica prodotta nell’home studio di Benge e i vocals registrati alla Arthur’s home (si spera non dentro l’armadio, ché il nostro ha una certa età). La label la fornisce Arthur stesso e oplà, il gioco è fatto, si incassa con facilità il risultato e soprattutto si celebra la rinascita di un artista che quegli anni pionieristici li ha vissuti in prima fila, da protagonista.
La storica compilation "Some Bizzare" di inizio 1981, che vedeva i Blancmange all'esordio insieme a band del futuro calibro di Soft Cell, The The, B-Movie e Depeche Mode, è un certificato di garanzia indelebile.

(31/07/2017)

  • Tracklist
  1. 3D Carpets
  2. Check The Power
  3. I Prefer Solitude
  4. Way Out
  5. First Light
  6. Wonderland
  7. Liverpool Brick
  8. Guilt, Doubt And Fear
  9. Trip To The Coast
  10. Winder Garden
  11. Laundrette
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