FIS & Rob Thorne

Clear Stones

2017 (Subtext) | te puoro maorii, dark ambient, elettronica sperimentale

La rivoluzione che si sta giocando sul campo della sperimentazione elettronica potrebbe essere persino più profonda di quanto già non appaia: è un radicale spostamento della prospettiva attraverso la quale i giovani compositori gettano un ipotetico sguardo su un livello macroscopico di realtà altrimenti inaccessibile. Oltre a ciò - ed è forse questo l'elemento centrale - la generazione attuale sembra aver riconciliato in un sol colpo l'immaginario digitale con la dimensione umana e con quella spirituale, generando così un cortocircuito temporale che unisce una possibile "fine del tempo" con il suo principio.

A questo crocevia si situa la ricerca di Oliver Peryman aka FIS, proiettata nel cuore pulsante di un discorso che fa capo a etichette specializzate come Tri Angle e Subtext: di un anno fa il passaggio al roster di quest'ultima con l'acclamato "From Patterns To Details", diviso tra parcellizzazioni sonore vertiginose e densi soundscape cosmici. Un contributo che se fino ad ora poteva ritenersi analogo a quello dei comprimari Paul Jebanasam e Roly Porter, nell'inedita collaborazione con Rob Thorne sconfina in una forma non più riconducibile alle coordinate ad essa preesistenti.

In "Clear Stones" si realizza una simbiosi pressoché totale tra sorgenti digitali e acustiche: il carattere di unicità è dovuto all'utilizzo di autentici strumenti della tradizione Māori - dalla Nuova Zelanda che è patria comune dei due sodali. Forte di uno studio venticinquennale, Thorne si approccia con estrema fedeltà a fiati e percussioni di vario materiale (legno, pietra, osso e conchiglia), facendoli vibrare entro un range tonale vastissimo, dal basso più gutturale ad acuti di memoria amazzonica. L'intervento altrettanto determinante di FIS consiste principalmente nella manipolazione dei suoni grezzi, la cui perturbante fisicità viene ulteriormente saturata e filtrata da un ampio riverbero, portandoli a risuonare come se provenissero dal centro della Terra.

Sei tracce forgiate in una materia ancestrale sinora sconosciuta, il cui potere ipnotico ci guida nel cuore pulsante di un'espressione che travalica il dominio dell'elettronica così come le variegate influenze multietniche da essa assorbite negli ultimi anni. Piuttosto, "Clear Stones" conferma decisamente la fase gestativa di una nuova sacralità spuria, che non di rado contamina visioni messianico-apocalittiche con la maestosa assolutezza di un universo ancora ignoto. Una svolta destinata a rimanere nella storia, cui dovremmo essere fieri di assistere in tempo reale.

(15/05/2017)

  • Tracklist
  1. Tor 201
  2. Front Ear
  3. Wooden Lung
  4. Glum Herrin
  5. Whakauruuru
  6. Phase Transition
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