Fis & Rob Thorne

Nga Parirau o te Karearea

2017 (Saplings) | elettronica sperimentale, te puoro maorii

Anche in musica, molto spesso, le misure a favore dell'ambiente naturale sono dettate dal senso di colpa più che da una vocazione radicata nel rispetto del nostro pianeta. Altrettanto sovente, i grandi festival agiscono in direzione di una compensazione alla pari rispetto al loro impatto diretto, sfruttando le energie rinnovabili per "pareggiare i conti" con la natura.
Di per sé, potenzialmente, la musica in formato “liquido” offre la possibilità di mettere in giro meno materiali plastici e diminuire l’inquinamento causato dal trasporto degli stessi: ma la sensibilità del neozelandese Oliver “Fis” Peryman lo ha spinto a creare una nuova etichetta digital only che per ogni acquisto si impegna a piantare quaranta alberi attraverso il progetto di riforestazione Eden (a poche settimane dal lancio ci si avvicinava già a quota 6000).

Con questa lodevole e ambiziosa iniziativa il talento di casa Subtext propone alcuni brani inediti della sua recente collaborazione con il fiatista Rob Thorne, assieme al quale ha firmato uno dei dischi più innovativi e affascinanti dell'anno appena trascorso (“Clear Stones”). “Ngā Parirau o te Kārearea” si traduce con "il battito d’ali del falco", e anche musicalmente è il perfetto manifesto di una possibile “ecologia del suono” che leghi in maniera quasi invisibile la tradizione ritualistica Māori e l’avanguardia elettronica del nostro tempo.

“Te Whaitiri i te Kūaha” stabilisce da subito un contatto più diretto con gli elementi naturali: attraverso le manipolazioni di Peryman, il lieve scrosciare marino evocato dal roteare del rombo di Thorne si tramuta ben presto nel ruggito di una possente eruzione lavica. Dopo un attacco impetuoso da world music futurista, “White Horses” assume le sembianze di un ineffabile notturno sciarriniano, animato unicamente da un fischio solitario tra le fronde.
“Ko au te hau” si eleva idealmente verso un vorticoso cielo stellato nel quale si specchiano le antiche divinità tribali, orchestrando una musica delle sfere mai sentita prima. “Ko au te hou” riecheggia invece il grido lancinante delle visioni di Roly Porter, campionando cori indistinti e proiettandoli in un orizzonte sconfinato.

La lunga, epica conclusione di “All Dies Under The Sun” è un intero viaggio a sé stante: un sacrale saliscendi emotivo che rappresenta, inoltre, il perfetto equilibrio tra le estetiche dei due artisti, laddove “Clear Stones” era forse più sbilanciato verso l’accentuazione dei caratteri sonori dei fiati, sorgente di continuo stupore anche in questo Ep, che ne costituisce molto più di un semplice corollario. È un ulteriore, granitico tassello nella definizione di un sound che finora non esisteva, e che già da ora si manifesta come una incredibile chimera musicale.

(09/01/2018)

  • Tracklist
  1. Te Whaitiri i te Kūaha
  2. White Horses
  3. Ko au te hau
  4. Ko au te hou
  5. All Dies Under the Sun
FIS & Rob Thorne su OndaRock
Recensioni

FIS & ROB THORNE

Clear Stones

(2017 - Subtext)
Un'inedita e ancestrale simbiosi tra musica Maori ed elettronica sperimentale

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