Girl Ray

Earl Grey

2017 (Moshi Moshi) | rock, lo-fi, psych-pop

Licenziato in agosto ma forse più adatto alle giornate autunnali, l'esordio lungo delle londinesi Girl Ray - Poppy Hankin (chitarra, organo e voce), Iris McConnell (batteria) e Sophie Moss (basso) - non è certamente il titolo più atteso in arrivo dalle lande albioniche, ma per contro potrebbe interessare un pubblico più ampio di quello sintonizzato sulle frequenze "brit". Lontano da logiche commerciali e da particolari ossequi alla tradizione nazionale, nonostante il titolo richiami la bevanda più bevuta dai sudditi di Sua Maestà, "Earl Grey" rappresenta un distillato di melodie agrodolci, talvolta involontariamente zuccherine, che si disperdono in una produzione lo-fi e non temono fughe strumentali (la title track in particolare si prolunga in una lunga coda che mescola rock e jazz e può ricordare certe soluzioni già sdoganate dai Pavement).

Oltre le luci soffuse e il mood chiaroscurale che circoscrivono i brani, non di rado impregnati in un sostenibile torpore, non mancano allora gli spunti strumentali degni di nota. Il giro di organo di "Cutting Shapes", che evoca scenari settantiani, ne è la massima testimonianza, mentre i tasti vanno a fare da sfondo nel più diretto attacco di "Just Like That", una marcetta psych che si dissolve nella grazia dolciastra del ritornello.
Le lievi atmosfere di "Monday Tuesday" sortiscono un effetto migliore rispetto alla più insipida ballata "Stupid Things", mentre il reggae metropolitano e agrodolce di "Don't Go Back At Ten" rappresenta al tempo stesso la summa stilistica e il capitolo angolare di questa sostanziosa opera prima.

Sostanziosa, senza dubbio, ma forse troppo. Procedendo nella scaletta si incrociano capitoli meno riusciti, dal funk interlocutorio in cui va a plasmarsi "A Few Months", tra miraggi esotici e più consoni omaggi velati a un Doherty, a una "Where Am I Now" che ripesca le istanze già incontrate in precedenza, fino ai cambi di tempo di "Ghosty" che provano a variare - anzi, a rimescolare - il tema senza raggiungere i picchi melodici di altri pezzi. L'impressione è insomma che se le Girl Ray avessero presentato una scaletta più breve, probabilmente staremmo parlando di un esordio a tutti gli effetti importante.

(01/11/2017)

  • Tracklist
  1. Just Like That
  2. Monday Tuesday
  3. Stupid Things
  4. Don't Go Back At Ten
  5. Cutting Shapes
  6. Preacher
  7. A Few Months
  8. Earl Grey (Stuck In A Groove)
  9. Where Am I Now
  10. Stupid Things (Reprise)
  11. Ghosty
  12. Waiting Ages
  13. Trouble (bonus track)






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