Gold Dime

Nerves

2017 (Fire Talk) | art-rock, industrial

Nel 2005 a Brooklyn, Andrya Ambro e Sarah Register si incontrano alla New York University trovando diverse affinità elettive e un comune modo di concepire la musica che le portano a unirsi sotto il nome di Talk Normal, con la prima alla batteria e la seconda alla chitarra. Un paio di album, un Ep e qualche split prima di sciogliersi definitivamente, dopo aver aperto i concerti di artisti del calibro di Sonic Youth, Wire, Yeah Yeah Yeahs e Zola Jesus. Un vero peccato, perché il loro scorbutico approccio alla no wave aveva più di un motivo di interesse.
Lo scioglimento non ha inficiato l’amicizia tra le due ragazze, tanto è vero che il ritorno della Ambro sotto la nuova ragione sociale di Gold Dime vede la Register fida alleata dietro al mixer. La batterista-cantante con il suo nuovo progetto ha deciso di portare avanti quanto prodotto con Talk Normal, riducendo l’aggressività della proposta ma aumentandone l’approccio scuro e industriale. Parallelamente a un’intensa attività live come trio (insieme al bassista-chitarrista Ian Douglas-Moore e alla percussionista Alyse Lamb), la Ambro ha trovato il modo di pubblicare il primo album a nome Gold Dime.

Il disco si intitola “Nerves”, e sono proprio le terminazioni nervose a fare da scheletro a otto tracce intime e aggressive che si muovono in maniera oscura, con un drumming che sembra essere sempre sul punto di esplodere, intrusioni elettroniche e scudisciate chitarristiche che sanno come far male viaggiando perennemente sospese sul filo del rasoio. A dispetto dei suoi oltre otto minuti di durata, è il singolo (!) “Easy” il portabandiera di un suono all’apparenza accessibile ma che in profondità si rivela assai minaccioso nel suo ossessivo ritmo di basso, nei vocalizzi art rock della leader e nelle rasoiate chitarristiche che ne minano la struttura dalle fondamenta.
L’incedere corale e il sassofono dell’ospite Kate Mohanty ci portano direttamente all’unica cover prevista in scaletta, quella “All We Have To Be Thankful For” che nel 1982 chiudeva “The Sitting Room”, l’album di debutto dell’artista elettronica, poetessa e maestra dello spoken word Anne Clark. Il brano viene replicato in maniera (se possibile) ancora più cupa, prima di venire sommersa da una valanga di detriti industrial. Un andamento tribale da banda di paese completa di sassofono ci introduce nel mondo di “4 Hours”, brano capace di sciogliersi in un ritornello trascinante mentre le battute insistenti sul floor tom si trasformano nel ticchettio dell’orologio che rimarca impietoso lo scorrere del tempo.

La Ambro si scatena sul charleston sulla successiva “Shut Up”, con il basso a fare da contrappunto ai vocalizzi che richiamano spesso e volentieri la forza espressiva di Laurie Anderson. Gli interventi, i disturbi elettronici arrivano a tentare di scompaginare il tutto, riuscendoci nella scurissima litania pagana di “Quota”. E se l’insistenza darkwave fa ancora capolino nella splendida “Disinterested”, a tratti addirittura melodica con la voce della Ambro a farsi sempre più potente e suggestiva, la breve “Hindsight” scompagina di nuovo tutto con tre minuti di struggenti note di piano sporcate dalle sospensioni di elettronica e dalla voce filtrata che sembra provenire da un mondo parallelo.

A chiudere il cerchio ci pensa “Rock”, dove la melodia di apertura non vi deve trarre in inganno, al contrario, meglio cercare un rifugio sicuro per ripararci dalle schegge industriali che arriveranno senza sosta insieme alla carica eversiva di un’artista che è cosciente della duttilità della sua voce e della sua abilità nel creare strutture che sanno perfettamente bilanciare asperità e melodie. Nel brano di apertura Andrya Ambro parla di come possa essere una sfida tanto impegnativa quanto stimolante scegliere sempre la strada più difficile.
Dopo aver ascoltato ripetutamente “Nerves”, non c’è più alcun dubbio sul talento di un’artista che vince a mani basse questa prova impegnativa, riuscendo a creare un suono sempre teso e denso, in cui anche le dissonanze hanno la loro precisa collocazione. Senza dubbio uno degli album più interessanti usciti nel 2017.

(19/12/2017)



  • Tracklist
  1. Easy
  2. All We Have To Be Thankful For
  3. 4 Hours
  4. Shut Up
  5. Quota
  6. Disinterested
  7. Hindsight
  8. Rock






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