Golden Cup

Futura

2017 (Soave) | kraut-rock, minimal, library-music

Dal ruggito di una tigre della foresta pluviale a un'isola di Utopia in versione sci-fi, collocata nel Mediterraneo al crocevia tra civiltà nordafricana, costumi orientali e subcultura occidentale. Una megalopoli attraversata da imponenti monorotaie che sfrecciano verso il domani, mentre navicelle affusolate solcano i riflessi violacei di un placido tramonto del 2100.

Luca Massolin, in arte Golden Cup, si sarà probabilmente lasciato alle spalle il titolo "Vagabond", ma di sicuro non ne ha accantonato il concetto: girovagando per l'Europa - con base di partenza e ritorno in Portogallo - è infatti capitato in una libreria a Riga che esponeva alcuni volumi fotografici dedicati all'architettura utopistica del regime sovietico. La maestosità di quegli edifici immortalati su carta ha riacceso in Massolin la voglia di tornare a confrontarsi con la sua musica, di riplasmarla ed evolverla a valle di una serie di complicate vicissitudini lavorative e personali.
Donato Epiro, in veste di curatore della collana "Grandangolo" dell'etichetta Soave (a sua volta sister label della Cinedelic Records) e Alessandro Porta (autore della copertina di "Futura" e di gran parte dei dischi del quartetto italo-disco "Koto") hanno rispettivamente dato a Luca le coordinate editoriali e grafiche del suo nuovo lavoro solista, che arriva a cinque anni da "Vagabond" e a tre da "Weather Report" (progetto a sei mani con Rinji Fukuoka e Michel Henritzi, pubblicato da Backwards).

"Futura" è un concept-album che muove dall'idea di un avvenire in perpetua accelerazione cui si contrappone una musica liquida, rallentata, diretta emanazione della Natura (vedi le esplosioni floreali in copertina): una suite in cinque movimenti che ristora la mente dall'ossessionante pensiero del tempo che fugge, seppur profondamente radicata nel contesto fantascientifico da cui promana.
È così per "Futura (Tema)", ouverture krautedelica di basso, chitarra e sample avviluppati al minimalismo ambientale di casa Roach e irradiati da pallide rifrazioni del vecchio prisma "Peaking Lights" (con i quali Massolin, nella formazione "Golden Jooklo Age", ha condiviso un album nel 2009). Uno scintillio kosmische degno dei migliori detergenti in vendita al "Supermercato galattico" pervade con atmosfere da library-music i confini de "La città di vetro", allungandosi fino al mantra iniziale di "Khalifa" che tramonta nel denso mare di arpeggi acidi reiterati dalle sei corde di Golden Cup.

Come un novello Manuel Göttsching che rispolvera le sue "invenzioni per chitarra elettrica", lucidandole con suggestioni autobahniane, Massolin traghetta "Gli uomini di domani" verso una dimensione ultraterrena in cui il tempo si sgretola come una scultura di gesso e le percezioni sensoriali si dilatano a dismisura.
A "Le onde" è affidato il compito di scrivere l'atto conclusivo di questa visione di "ciò che sarà", in cui l'umanità è abbandonata a un inquieto fluttuare in balìa di sonorità aliene, cupe e distorte, che preconizzano la fine di tutto.

(01/10/2017)



  • Tracklist
  1. Futura (Tema)
  2. La città di vetro
  3. Khalifa
  4. Gli uomini di domani
  5. Le onde
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