Goldie

The Journey Man

2017 (Metalheadz) | drum'n'bass, soul

Non starò qui a ripercorrere quanto è avvenuto nei diciannove anni che separano l'uscita di “The Journey Man” dal colossale e spesso frainteso “Saturnzreturn”, doppio album dalla smisurata ambizione e da un approccio dei più eterodossi a un'estetica e a un universo sonoro che lo stesso Goldie ha contribuito a sviluppare e a diffondere in larga scala. A poco servono difatti i riferimenti biografici, le colonne sonore per film mai distribuiti, le pubblicazioni “minori” sotto altri pseudonimi, per raccontare del ritorno della ragione sociale che ha reso celebre nel mondo il nome di Clifford Price, patron della Metalheadz e promotore della febbricitante stagione drum'n'bass, di quelle che hanno marchiato a fuoco un intero decennio e influenzato stuoli di musicisti a venire. Non servono, perché, a conti fatti, il terzo full-length (e terzo doppio album consecutivo, addirittura triplo se si considera l'edizione deluxe, corredata degli strumentali dei brani-cardine) del celebre producer (o direttore, come preferisce definirsi lui stesso) britannico riparte proprio dalle sue realizzazioni storiche, incurante del tempo che passa e delle tendenze che si susseguono a ritmi sempre più vorticosi, per firmare una sorta di atto conclusivo di una trilogia ideale, nonché una sorta di greatest hit senza le hit del passato, ma che si cali senza alcuna discrepanza nelle atmosfere e nel clima di vent'anni fa, con gli ovvi aggiornamenti produttivi del caso a costituire l'unica differenza. Un po' per riflettere il puzzle fotografico che orna la copertina, l'ultimo mastodontico lavoro di Price assume quindi i tratti di un'imponente reintroduzione di uno stile che lo stesso ha contribuito a coniare, di quel savoir-faire che irrimediabilmente risulterà privo di contatti col presente, ma che ancora sa fornire punte di grande classe e mostrare gli artigli, quando non cede a troppa auto-indulgenza. Anche così, la drum'n'bass non poteva fare nuovamente capolino dalla porta con un migliore rappresentante.

Se innegabilmente l'ascolto può risultare provante, anche facendo a meno delle prescindibili tracce strumentali, anche a causa di momenti di assoluta stanca che mostrano una mancanza generale di direzione piuttosto che un concreto desiderio di musica totale (i ballatoni pop-soul al pianoforte sparsi qua e là nella collezione, dall'interpretazione vigorosa ed enfatica ma dalla scrittura alquanto seduta), nondimeno nel suo terreno d'azione privilegiato Goldie si muove ancora con un'agilità felina e una potenza invidiabile, a tal punto che le sue nuove epopee a 160 bpm non hanno niente da invidiare a classici intramontabili come “Timeless” o “Inner City Life”. Lo sa bene “Redemption”, monumentale suite da diciotto minuti che titaneggia sul resto dall'alto della sua durata colossale, ma anche da una struttura in costante trasformazione, che segue dappresso la grandiosità sconfinata e assolutamente progressiva di una “Mother”, incanalandovi spazialità atmosferica, dinamismo breakbeat, sezioni per soli bassi e campionamenti di vecchi successi techno, in un inno alla plasticità e alla malleabilità della drum'n'bass.
Anche a non cogliere gli esempi più ovvi, Price sa comunque far confluire la sua straripante personalità anche in formati più contenuti, sfruttando a suo vantaggio le dinamiche della forma-canzone. Dall'imponente impalcatura vocale dell'introduttiva “Horizons”, d'n'b più ortodossa e dalla struttura impeccabile, alle sviate inattese della successiva “Prism”, ricca di strutture sonore cangianti e di importanti sfumature house, finendo sulle interpretazioni gemelle di “The River Mirrored” e “The Mirrored River” (affidate a due voci diverse), la mano di Goldie sa ancora intessere trame di velluto capaci di assestare cazzotti durissimi, di coniugare fascino atmosferico e urgenza ritmica.

Peccato per gli eccessi di confidenza, per le sviate verso lenti soul e notturni jazz senz'altro ben curati ma in definitiva alquanto meccanici e formulaici nelle evoluzioni (il conclusivo “Run Run Run”, “The Ballad Celeste”, screziata di qualche lieve spunto elettronico, “Truth”, pur dotata di un'ottima interpretazione da parte di José James), perché ad applicare qualche sforbiciata qua e là e a disporre con criterio le poche valide deviazioni dal programma (il jazz-funk dal taglio cajun di “Castaway”, i rallentamenti in fascia trip-hop di “Mountains” e “This Is Not A Love Song”) ne sarebbe uscito un lavoro naturalmente più snello, ma comunque fedele alle imponenti intenzioni concettuali e realizzative di Price.
Malgrado un prodotto talvolta altalenante, Goldie chiude la sua imponente trilogia senza sconti e compromessi, mettendo in risalto una classe che sa ancora far valere il proprio capitale anche ad anni di distanza. Anche con tutte le sue sfuggite di mano, “The Journey Man” è ben più di quanto ci si potesse aspettare.

(31/01/2018)

  • Tracklist
  1. Horizons (ft. Swindle)
  2. Prism
  3. Mountains
  4. Castaway
  5. The Mirrored River
  6. I Adore You (ft. Ulterior Motive, Natalie Williams)
  7. I Think Of You
  8. Truth (ft. José James)
  9. Redemption
  10. Tu viens avec moi?
  11. The Ballad Celeste
  12. This Is Not A Love Song
  13. The River Mirrored
  14. Triangle
  15. Tomorrow's Not Today
  16. Run, Run, Run
  17. Natalie's Truth (instrumental)
  18. Horizon (instrumental)
  19. Mountains (instrumental)
  20. The Ballad Celeste (instrumental)
  21. Castaway (instrumental)
  22. I Adore You (instrumental) (ft. Ulterior Motive)
  23. The Mirrored River (instrumental)
  24. Truth (instrumental)
  25. This Is Not A Love Song (instrumental)
  26. Tomorrow's Not Today (instrumental)
  27. Run, Run, Run (instrumental)
  28. Redemption (instrumental)




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