Grazhdanskaya Oborona

Russkoe pole eksperimentov (ristampa)

2017 (Wyrgorod) | noise-rock, post-punk, hardcore punk

"Un commovente coltello per torturare la tua carne,
schiacciando le dita volutamente fino al sangue.
Assaporare con coraggio lecca lecca,
riempendosi volutamente le tasche 
di topi morti e cazzi vivi,
dolci al cioccolato e colpi inflitti non da mani.
 
Nella discarica patriarcale di concetti obsoleti, 
immagini usate e parole educate,
suicidandosi per distruggere il mondo.
Suicidarsi per distruggere il mondo.
L'eternità odora di petrolio.
 
Come il gelo, risate compassionevoli cadono gloriosamente 
sul campo russo degli esperimenti.
 
La geografia dell'abiezione, l'ortografia dell’odio,
le scuse dell'ignoranza, la mitologia dell'ottimismo,
le leggi sulla decenza, una splendida festa di prudenza.
 
[Tramite] la bocca dei bambini parla la fossa,
[tramite] la bocca dei bambini parla il proiettile.
 
La maestria di essere superflui come me,
la maestria di essere amati come un cappio,
la maestria di essere globale come una mela cotta,
l'arte di voltarsi in tempo,
l'arte di essere un estraneo.
 
Il metodo più recente per pulire i forni
da chi c'è soffocato con la sua volontà,
il metodo più recente per pulire le corde
dal cattivo odore di colli non lavati,
il metodo più recente per trovare i colpevoli.
 
Dietro la porta aperta il vuoto.
Questo significa che qualcuno è venuto per te,
questo significa che ora sei necessario per qualcuno.
 
E la neve sta arrivando, e la neve sta arrivando,
il campo russo trasuda neve. 
Alcuni sono stati sepolti in pacchi di piccoli occhi,
altri sono stati sepolti in pacchi di giornali.
 
E siccome hanno ucciso un toro al mattatoio,
c'è gioia universale, orgoglio universale,
odio universale, volontà universale,
volontà universale e vecchiaia universale.
 
Riempire la tua tomba, questo significa "ereditare la terra".
Cosa significa "ereditare la terra"?
Significa esaurire la tua pazienza, 
come volevasi dimostrare.
 
Nello spioncino della porta, nel buco della serratura
pensieri geniali, piccole guerre del mondo,
centri non ufficiali della Terra,
parti smaltate di sistemi di teste,
volontari istintivi nel nome dell'universo e della crosta di pane.
Persone con la lettera maiuscola.
La parola "Persone" è scritta con la lettera maiuscola!
 
La svastica della fede ha contratto i volti,
l'alfabeto babilonese sulle dita,
il metodo storicamente giustificato 
di divorare la cruda terra,
non è ciò di cui abbiamo bisogno?
 
E al mattino si sono inevitabilmente svegliati
senza prendere freddo, senza sporcarsi,
hanno chiamato le cose con il loro nome,
hanno seminato ciò che era buono, ragionevole, eterno.
Tutto è seminato, tutto ha un nome,
il pranzo è servito, che onore.
Per primo i frutti della conoscenza
e per secondo, ragazzi insanguinati.
 
L'ordinato Signore del mondo vittorioso,
l'onorato Signore della paura con la bandiera rossa,
la vacanza giusta per i cittadini giusti,
la falce perfezionata per le orecchie mature.
 
La fossa come principio di movimento verso il sole.
Non puoi rovinare il porridge con le lacrime, no.
 
La slitta piena della vergogna delle ragazze,
i lenzuoli pieni della puzza dei bambini,
occhi di ragazza, lacrime di cuculo,
come ogni altra cosa.
 
Quindi chi è morto nella battaglia principale?
Chi è morto in una brillante sconfitta,
per un pieno di pietà,
nella brutale lussuria della battaglia di Stalingrado?
 
L'aereo sorrise in mille pezzi
sulla collinetta della terra promessa.
 
E il mio amore l'ho liberato con le mie mani
da ulteriori inevitabili dolori.
L'ho attirata col pan di zenzero,
l'ho violentata con una scarpa ubriaca e crudele
e l'ho appesa a una nuvola,
come un bambino con la sua bambola non amata.
 
Come il gelo, risate compassionevoli cadono gloriosamente 
sul campo russo degli esperimenti.
L'eternità odora di petrolio".

Si obietterà che un testo non può bastare da solo a testimoniare la qualità di una raccolta di canzoni, ma in questo caso ci va molto vicino. Quelli sopra riportati sono i versi di "Russkoe pole eksperimentov", brano che intitola un disco pubblicato da Yegor Letov nel 1989. Trattandosi di un artista poco noto in Italia, un passo indietro potrà essere utile a presentarne la figura.

Letov nasce nel 1965 a Omsk, in Siberia. Segnato da seri problemi di salute sin dall'infanzia, si avvicina sin da adolescente al jazz e al rock più sperimentale, grazie anche al fratello maggiore. Molti dei dischi che riesce a rimediare e a cui si appassiona sarebbero in realtà banditi dal regime.
Nel 1982 fonda, assieme all'amico Konstantin Ryabinov, un duo garage-rock chiamato Posev (Посев in cirillico, Semina in Italiano). Non è la solita storiella udita mille volte nei paesi occidentali, perché in Russia la musica rock è per l'appunto vietata, specialmente quella rumorosa e sperimentale promulgata dai ragazzi. Tuttavia rispetto a pochi anni prima si sono viste alcune aperture, che hanno portato molte band a organizzare concerti illegalmente e a diffondere i propri nastri, registrati fra case, scantinati e studi messi in piedi alla meno peggio.

Un paio di anni e i Posev diventano i Grazhdanskaya Oborona (Гражданская оборона, Protezione civile), la band per cui Yegor Letov sarebbe passato alla storia. L'inizio non fu dei più semplici: a differenza delle altre band, che cantavano contro il regime utilizzando auliche metafore, Letov scriveva testi che colpivano il bersaglio frontalmente, senza alcuna predisposizione al compromesso. Alla fine del 1985, dopo aver già diffuso un paio di nastri, il progetto viene sciolto dalle autorità, che temono il suo seguito crescente. Ryabinov viene spedito a fare il militare e Letov viene internato per quattro mesi in un ospedale psichiatrico, per un programma di rieducazione (sostanzialmente, torture).
Una volta rilasciato Letov viene isolato dal suo stesso ambiente, per timore di rappresaglie delle forze dell'ordine. Non smette comunque di registrare album a nome Grazhdanskaya Oborona, anzi l'esperienza traumatica ne ha aumentato il furore. Incide una serie di dischi incendiari e si riguadagna pian piano la fiducia degli altri musicisti underground. Fra la fine del 1988 e l'inizio del 1989, di nuovo parte del giro, coinvolge un gran numero di persone nei suoi progetti. Arriverà a far parte di tre, quattro, cinque band in contemporanea. Il meglio lo darà proprio in "Russkoe pole eksperimentov", uno dei tanti dischi di quel periodo (solo con i Grazhdanskaya Oborona ne pubblica quindici fra il 1987 e il 1990).

Lo stesso Letov ha da sempre ritenuto questo il suo album più importante, in virtù di quella autentica rivelazione che è la title track. Quattordici minuti di noise-rock abrasivo e crescendo hardcore punk, con arcani tocchi di folk russo. La voce di Letov, al contempo solenne e viscerale, grave e aspra, sfoggia una severità che prende allo stomaco, possibile solo per chi ha vissuto tutta la vita nella morsa sovietica, circondato dalle lande siberiane.
Il testo, pur avendo immagini facilmente comprensibili (la bandiera rossa come simbolo di paura, la svastica abbinata alla fede, gli attacchi alla società patriarcale), contiene numerose citazioni letterarie. A dispetto della sua immagine, poi sviluppatasi nel corso degli anni nel segno della provocazione, Letov è infatti un intellettuale e un avido lettore.
L'espressione "ereditare la terra", contro cui Letov si scaglia con violenza, è per esempio tratta dal vangelo di Matteo. "L'eternità odora di petrolio" è una parafrasi del filosofo William James. I "ragazzi insanguinati" vengono dritti dal "Boris Godunov" di Pushkin. L'insieme mira a dare un affresco imponente sullo stato di degrado della Russia, e al contempo mira a trascendere il semplice messaggio politico, trattando il mistero dell'esistenza e del malessere che questo crea nell'uomo (all'epoca Letov era ancora scosso dalla vicenda dell'amico Dmitri Selivanov, che aveva suonato per pochissimo tempo con lui prima di togliersi la vita). Altri simboli sono a ogni modo più facili da assorbire, almeno per i russi: le "lacrime di cuculo" indicano un tipo di orchidacee, mentre con qualcosa "non [fatto] da mani" si mira a esprimere l'origine divina dell'oggetto ("miracoloso" potrebbe essere un giusto sinonimo).

Il suono è volutamente lo-fi. Letov si era infatti messo in contatto con gli Auktyon (АукцЫон), band di San Pietroburgo disposta a condividere con lui la propria attrezzatura, ma lasciò perdere una volta convintosi che solo la bassa fedeltà avrebbe restituito in maniera diretta la rabbia che provava. E forse, anche per non tradire la formula che aveva sviluppato durante il periodo di solitudine, quando era rimasto il solo a credere nella propria missione.
In realtà il disco è tutto tranne che una manciata di canzoni scalcinate lasciate in balia degli eventi. Letov è pienamente consapevole delle proprie azioni. Organizza a Omsk uno studio casalingo per creare un suono che sia al contempo rumore e sinfonia, e che restituisca al meglio ciò che vuole dalla nuova incarnazione dei Grazhdanskaya Oborona. Insieme a lui Igor Zhevtun (chitarre), Arkasha Klimkin (percussioni) e il ritrovato Ryabinov (chitarre, basso, fiati).

Una stanza isolata con materiali di fortuna, un ricco set di percussioni (bonghi, tamburi e piatti d'ogni tipo, trovati fra mercati e rigattieri), esperimenti sulla disposizione dei suoni (strumenti ovattati con stracci, microfoni spostati durante la registrazione, chitarre e amplificatori modificati), e due registratori Olimp per trasporre le sessioni direttamente su bobina. Quanto basta per generare inni memorabili, nove su dieci lunghi intorno ai due minuti, tanto scorticati e spaventosi da far sembrare gli Hüsker Dü delle educande e "Psychocandy" dei Jesus & Mary Chain una produzione milionaria.
Le melodie sono più ricche della media del punk, Letov è infatti fiero della tradizione russa e non evita di darne sfoggio, come provano bozzetti acustici quali "Kak smetana" e "Neponyatnaya pesenka". Il resto lo fanno l'impatto, le dense linee di basso (a quattro e a sei corde), e le bizzarrie sparse qua e là, come l'assolo di flauto di Ryabinov in "Vershki i koreshki", il refrain di "Like A Rolling Stone" che spunta sul finale di "Beri shinel'", e un numero imprecisato di ronzii e sbalzi nella compressione degli strumenti.

Letov muore nel sonno nel 2008, ad appena quarantatré anni. Dal crollo dell'Unione Sovietica in poi il suo culto si era andato costantemente espandendo, fino a permettergli concerti con migliaia di persone e la presenza fissa in ogni sondaggio sulla migliore musica russa. La sua scomparsa ha lasciato un forte senso di spaesamento nell'underground locale, soprattutto per la coerenza mostrata in ogni sua mossa, essendo arrivato a sfiorare il grande pubblico senza mai svendersi. "Russkoe pole eksperimentov", il disco con cui lascia un segno indelebile nella storia del rock più estremo, non veniva ristampato da ormai dieci anni, così come altri classici del suo repertorio. Merita un plauso l'etichetta moscovita Wyrgorod (Выргород), che si è presa la briga di colmare la lacuna.
Il cd, oltre all'album originale, contiene undici tracce bonus, provenienti da quelle stesse sessioni e pubblicate per la prima volta nell'edizione del 2007, per quanto conosciute già da prima, vuoi in versioni alternative, vuoi perché suonate dal vivo.

(22/12/2017)

  • Tracklist

"Русское поле экспериментов", versione originale (1989): tracce 1-10.
Materiale bonus (1989-2007): tracce 11-21

  1. Как сметана (Kak smetana)
  2. Вершки и корешки (Vershki i koreshki)
  3. Бери шинель (Beri shinel')
  4. Новогодняя песенка (Novogodnyaya pesenka)
  5. Непонятная песенка (Neponyatnaya pesenka)
  6. Лоботомия (Lobotomiya)
  7. Зомби (Zombi)
  8. И снова темно (I snova temno)
  9. Заплата на заплате (Zaplata na zaplate)
  10. Русское поле экспериментов (Russkoe pole eksperimentov)
  11. Армагеддон-попс (Armageddon-pops)
  12. Засиделся за костром (Zasidelsya za kostrom)
  13. Заговор (Zagovor)
  14. Эксгумация (Eksgumatsiya)
  15. Превосходная (Prevoskhodnaya)
  16. Новая Правда (Novaya Pravda)
  17. Всё совсем не то (Vso sovsem ne to)
  18. Моя оборона (Moya oborona)
  19. Винтовка — это праздник (Vintovka — eto prazdnik)
  20. Похуй нахуй (Pokhuy nakhuy)
  21. Песня радости и счастья (Pesnya radosti i schast'ya)
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