Hauschka

What If

2017 (City Slang) | modern classical

Con un eloquente gesto all'italiana ho agitato gli avambracci ed esclamato: "Finalmente!". È successo dopo pochi secondi, e di nuovo nel giro di cinque minuti, offrendo un'ulteriore opportunità di stupirmi al sempre bravo, ma mai così determinato Volker "Hauschka" Bertelmann.
La rigorosa architettura di "Abandoned City" - nonché il suo superfluo corollario "A NDO C Y", con vari remix e brani scartati - ha rischiato di relegarlo tra le file dei talenti senz'anima, talmente compiaciuti dei propri virtuosismi da non accorgersi di un lento scivolare nella superficialità.
Non è questo il caso degli inediti raccolti in "What If", la cui prima metà è stata realizzata con il prezioso ausilio tecnico di Francesco Donadello nel suo studio berlinese: qui Bertelmann si è dedicato a registrazioni in diretta di alcune improvvisazioni, successivamente arricchite con un metodo di sovraincisioni che tipicamente caratterizzano il sound "a incastro" di Hauschka.

Dopo un prologo all'insegna del nu-jazz dei BADBADNOTGOOD, nella rileyana "Constant Growth Fails" e in "My Kids Live On Mars" il pianista riesce ad accentrare le forze in brani palpitanti dove i tasselli acustici ed elettronici si relazionano a un livello perfettamente paritario, arrivando spesso a confondersi nel turbinio delle pianole meccaniche, la vera novità di questa prova in studio.
Come fossero metaforicamente transitate dallo status di oggetti curiosi a quello di lustri prodotti di design, le composizioni affascinano anche laddove la loro costruzione è quantomai regolare ed evidente: come una lezione d'ingegneristica per principianti, "Nature Fights Back" mostra i suoi segmenti ritmico-armonici uno dopo l'altro, e così facendo ritorna alla tradizione minimalista di una musica "oggettivata" che si risolve nel suo stesso procedimento.

Non si può negare che all'esuberanza delle tracce iniziali si alterni una seconda metà in leggero sottotono, anticipata dall'intimismo post-classico di "I Can't Express My Deep Love" - tuttavia percorsa da gelide scosse digitali. Rientrato nel proprio studio a Düsseldorf, Bertelmann si diletta con un modernissimo Yamaha Disklavier, in grado di tradurre l'azione musicale analogica in un duplicato MIDI. Riflessivi e ariosi, tali episodi hanno il pregio di rivelare il gusto discreto del pianista per la sperimentazione, carattere che guida anche le due tracce bonus riservate all'edizione in formato "liquido", a dire il vero molto apprezzabili.

Va premiato il coraggio di Hauschka nell'aver condotto il proprio accurato meccanismo al di fuori dei sentieri già battuti, ove immancabilmente finiva per incepparsi sul più bello. Adesso tutto comincia a funzionare con lena e gli ingranaggi difettosi stanno via via scomparendo: forse la maturità artistica è vicina.

(12/04/2017)

  • Tracklist
  1. I Can't Find Water
  2. Constant Growth Fails
  3. My Kids Live On Mars
  4. I Need Exile
  5. I Can't Express My Deep Love
  6. Nature Fights Back
  7. Familiar Things Disappear
  8. Trees Only Exist In Books
  9. We Live A Thousand Years
  10. Egos Are Detached (Bonus Track)
  11. Knowledge Is Passed On (Bonus Track)




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