Heliocentrics

A World Of Masks

2017 (Soundway) | cosmic-jazz, psych, ethno-soul

Talvolta ci sono dischi che non riesci a racchiudere in una sequenza di parole o di suggestioni, e non perché sia difficile tratteggiarne i contorni stilistici. Anzi, nel caso specifico degli Heliocentrics basta mettere in fila una moltitudine di espressioni musicali per avere un quadro sufficiente della loro esaltante proposta.
Sì, nella musica del collettivo inglese c’è abbastanza carne al fuoco da poter riempire questa recensione solo citandone la consistenza numerica: funk, jazz, cosmic rock, kraut, avantgarde, afrobeat, hip-hop, musique concrète, ethio-jazz, electronic, jungle, blaxploitation, etno, noise, library music, soul e chissà cos’altro si mescolano e si amalgamano, creando un melting pot originale e viscerale.

A questo punto qualcuno penserà che ho dimenticato una delle matrici più evidenti della musica degli Heliocentrics, ovvero la psichedelia. In verità, il batterista e leader Malcolm Catto la utilizza come chiave di volta per tenere salde tutte le variabili creative del progetto; lo fa però alla maniera di Sun Ra o dei Funkadelic, ovvero senza una linea guida ben precisa, lasciando fluire il tutto con una naturalezza impressionante, altresì celando abilmente due qualità sempre più rare nel panorama contemporaneo, ovvero la perfezione tecnica e l’attitudine all’improvvisazione.
L’inclusione della band nel nuovo movimento cosmic-jazz rischia però di essere fuorviante: infatti nella musica dell’ensemble inglese manca quell’esuberanza individuale e quel virtuosismo che sono percepibili in maniera più netta nella musica di Kamasi Washington o dell’Hypnotic Brass Ensemble.

Raven Rush al violino (Syd Arthur) e Dan Smith (Noisettes) alla chitarra sono i due nuovi arrivati nella grande famiglia di Malcolm Catto, e a costoro spetta il compito di incrementare quella diversità culturale che è alla base di questa avventura sonora e dalla quale scaturisce quella violazione costante dei confini stilistici che è l'ingrediente primario delle eccitanti divagazioni strumentali del gruppo.
Barbara Patkova è l’altro elemento nuovo del progetto Heliocentrics, una giovane cantante slovacca, dotata di un naturale approccio free, che le consente improvvise scanalature armoniche e coinvolgenti mantra vocali, i quali donano a “The World Of Masks” la sufficiente dose di novità, atta a confermare la crescente vitalità del collettivo musicale.
È infatti difficile immaginare l’orgia di percussioni di “Oh Brother” senza il delizioso tono vocale, ora da crooner ora da soul singer, della Patkova. Anche il sensuale crescendo di “Made Of The Sun” non avrebbe lo  stesso fascino senza la suggestiva e quasi operistica performance vocale.

Mentre in “Human Zoo” gli Heliocentrics ritornano su quella vecchia psichedelia in salsa kraut già sperimentata in passato, in “Time” la band introduce contaminazioni turche e marocchine, esaltando le atmosfere da trip lisergico che animano l’intero progetto. La title track mette in moto ambizioni avantgarde, consolidando quel delizioso suono magmatico che tiene abilmente a bada inutili soliloqui personali in favore di un suono cosmico e quasi trascendentale.
Ogni frammento di “The World Of Masks” pulsa con vigore, sia che indugi nei toni più meditativi e quasi Motown-soul di “Square Wave” (che evoca i Temptations di “Masterpiece”), sia che osi scardinare le effusioni del sax tenore con disturbi elettronici e incalzanti groove funky nella caleidoscopica “The Wake”.

Le sonorità afro-jazz di “Dawn Chorus” e gli esoterismi delle tastiere in “The Silveback” infrangono per un attimo la densità psych-funk-etno dell’album, incastrando lounge ed exotica e un briciolo di ingenuità sixties che insieme alleggeriscono per un attimo la tensione quasi da live-jam.
Spetta comunque alla conclusiva “The Uncertainty Principle” mettere a punto le esternazioni più intense del nuovo album degli Heliocentrics: il suono diventa più cavernoso, quasi cupo, il ritmo si fa ciclico e vellutato, il basso e la chitarra giocano con pochi accordi, l’elettronica scivola, per poi cambiare improvvisamente registro conducendo l’ascoltatore in un delicato crescendo tra jazz e psichedelia, lasciandolo in attesa di nuove future emozioni.

“The World Of Masks” è l’album più sfaccettato e multiforme degli Heliocentrics: la lista di influenze e suggestioni è ancora più ampia, ma quello che meraviglia e incanta è la perfetta calibratura tra improvvisazione e progettualità.
Registrato in analogico negli studi del Quatermass Sound Lab, il nuovo album dell’ensemble di Malcolm Catto è una delle proposte più stimolanti del momento, un'esperienza musicale fuori dall’ordinario.

(07/08/2017)



  • Tracklist
  1. Made Of The Sun
  2. Time
  3. Human Zoo
  4. A World Of Masks
  5. Capital Of Alone
  6. Dawn Chorus
  7. The Silverback
  8. Oh Brother
  9. The Wake
  10. Square Wave
  11. The Uncertainty Principle


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