High-Functioning Flesh

Culture Cut

2017 (Dais Records) | ebm, electro-punk

Da un po' di anni la scena electro-punk di Los Angeles si è imposta all'attenzione internazionale con l'emergere di gruppi come Youth Code, Pure Ground e High-Functioning Flesh: una vera e propria Electronic Body Music renaissance, nata e cresciuta in locali come il Das Bunker e lo Show Cave gestito da Douglas McCarthy, voce dei leggendari Nitzer Ebb, ora "cattivo maestro" e agitatore della scena techno-Ebm assieme e Terence Fixmer.
Gregory Vand e Susan Subtract, membri del duo High-Functioning Flesh, sono al loro terzo full-length dopo l'esordio del 2014 con "A Unity Of Miseries - A Misery Of Unities", seguito da "Definite Structures" del 2015. "Culture Cut", uscito come il precedente per Dais Records, è un viaggio nelle radici dell'industrial Ebm più old school.

È fuori di ogni dubbio che artisti come Cabaret Voltaire (dell'era "The Crackdown"), Absolute Body Control e i già citati Nitzer Ebb siano i numi tutelari del duo di Los Angeles, ma i Nostri sono riusciti a creare un proprio sound chiaramente riconoscibile e capace di convincere le nuove generazioni, quei millennials non sedotti dalle sirene del pop indie/mainstream più innocuo e plastificato. In fondo, al di là delle forme espressive e dei generi, sono proprio i contenuti controculturali presenti sia nella musica Ebm (Nitzer Ebb, Klinik, Front 242, Clock DVA) sia nell'electro-industrial di gruppi come Skinny Puppy e Front Line Assembly a essere interessanti per chi oggi ha vent'anni e guarda sia alla scena post punk, sia alle radici della musica elettronica più abrasiva e viscerale.
Distopia, disastri ecologici, nichilismo, terrorismo ecc. necessitano di una catarsi sul palco. Il lato oscuro della modernità, il declino dell'Occidente sembra aver bisogno di essere esorcizzato anche attraverso uno sfogo adrenalinico e muscolare, tra body horror, cyber-punk e visioni apocalittiche da dopo bomba. Del resto, l'electro-punk è sempre stato una forma di rivolta contro il riflusso che vorrebbe soffocare l'irrompente vitalità e la libertà di scelta delle nuove generazioni nerovestite, cresciute (ri)leggendo i libri (ormai dei classici) di James Ballard, Philip K. Dick, Kathy Acker e William Gibson.

Prodotto e mixato dal duo nel suo studio tra Roland e sintetizzatori Oberheim, "Culture Cut" presenta delle hit di sicuro impatto come il brano d'apertura "Talk About", che paga il suo tributo ai Cabaret Voltaire degli anni 1983-'86 (quelli dopo la fuoriuscita di Chris Watson). Molto interessante è l'uso vintage dei campionamenti, un po' alla Front 242 di "Commando Mix", unita a un'attitudine funk/Ebm. Non manca neppure un lato più melodico, con brani come "Hands At Play", che ricorda alcune cose dei compagni di label Drab Majesty, mentre "Invoking Phantoms" è un pezzo dedicato agli amici morti nel tragico incendio del club Ghostship a Oakland, nell'inverno del 2016.
Forse meno incisivo rispetto al precedente "Definite Structures", questo nuovo lavoro pone l'accenno sul lato più distopico (si ascolti "Provoke the Wound") che riflette un po' la crisi che attanaglia gli Usa. "Culture Cut", in sintesi, è un album che mostra la maturità del duo, capace di ben dosare le diverse influenze presenti, manifestando, al contempo, le potenzialità di una neo-Ebm che appare decisamente viva e combattiva, anche a giudicare del successo del loro recente tour europeo.

(30/06/2017)



  • Tracklist
  1. Talk About
  2. Stationed
  3. Gone Home
  4. Invoking Phantoms
  5. Drawn Out
  6. Hands At Play
  7. Provoke The Wound
  8. Suffered Collaps


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