Howie Payne

The Mountain

2017 (Full Stack) | songwriter, folk-pop

Forse i fan degli Stands e del suo esordio solista obietteranno alla definizione di “Mountain” come “miglior album di Howie Payne”, ma sicuramente saranno contenti di un disco che suona come quello di un esordiente. Rispetto a “Bright Light Ballads”, il cantautore di Liverpool trova infatti una freschezza inaudita, magari anche una certa leggerezza, l’umile spensieratezza di un easy listening d’autore, come dimostra l’ammiccamento all’indie-folk giovanile mainstream dell’arrangiamento del singolo di lancio, “The Brightest Star”. Ma i Lumineers magari non hanno mai sentito parlare dei Byrds

Si tratta, insomma, di quel genere di proposta riconoscibile da tutti, piena di riferimenti di pop e cantautorato classico (Beatles, Neil Young) che nessuno rifiuterà, ma che anzi farà ritrovare una scintilla di nostalgia nell’ascoltatore occasionale e un po’ attempato: forse non abbastanza per accalappiare nuovi fan, ma sicuramente per farsi prestare un orecchio per qualche ora.
Non ci sono veri singoli, in “Mountain”, e tristemente si tratta di un disco che i cantautori mainstream britannici non avranno mai l’umiltà e la passione di fare (cough cough – per esempio Noel Gallagher – cough cough). Un disco nostalgico, come tutta la musica di Payne, fin dagli inizi, che riecheggia qua e là di un tributo, non di un plagio.

Si tratta sempre di un album singer/songwriter da jazz-club, da occhiali neri e vestito da vecchio rocker, sbiadito e liso, con una collezione di ballate dal gusto tradizionale (con un pizzico di black music in “Holding On” e nella bella “Some Believer, Some Dreamer”). La scrittura è sempre il punto focale della musica di Payne, e “Mountain” è fatto per lasciarla parlare, decantare, senza disdegnare neanche il numero acustica-armonica in solitaria (“After Tonight”, “Evangeline (Los Angeles)”). Senza timore di blasfemia, un po’ della pulizia melodica di Howie Payne non avrebbe fatto male (pardon, farebbe) a Neil Young (“All Of These Things”).
In definitiva, “Mountain” è probabilmente il disco più riuscito di Payne, perlomeno quello che conquista più facilmente: un disco confortante e caloroso (un Lennon natalizio in “Hold Steady The Wire”), perché mostra un artista e un mondo per i quali la musica conta davvero.

(14/11/2017)



  • Tracklist
  1. Quick as the Moon
  2. All of These Things
  3. Some Believer Sweet Dreamer
  4. The Brightest Star
  5. Holding On
  6. After Tonight
  7. Thoughts on Thoughts
  8. Hold Steady the Wire
  9. High Times
  10. Evangeline (Los Angeles)
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