Imagine Dragons

Evolve

2017 (Interscope Records, KIDinaKORNER) | pop

"I do whatever it takes/ 'Cause I love how it feels when I break the chains", canta Dan Reynolds, voce degli Imagine Dragons, nella seconda traccia di "Evolve" (o anche graficamente inteso come "ƎVOLVE"), terza fatica in studio della band statunitense pop-rock che dal 2012 macina successi in vetta alle charts di mezzo mondo. Una sentenza che esprime la volontà del frontman di lasciarsi alle spalle i problemi di depressione che lo hanno afflitto durante il tour di "Smoke + Mirrors", ma se vogliamo allargare il discorso questa frase si può ricollegare alla decisione degli Imagine Dragons di rompere le catene del loro lato più oscuro e introspettivo e sterzare in maniera più decisa sul genere mainstream con un album più luminoso e più pop (non che "Night Visions" e "Smoke + Mirrors" fossero pura avanguardia, mettiamo in chiaro).

"Evolve", nelle intenzioni della band, dovrebbe rappresentare - nomen omen - un'evoluzione stilistica e contenutistica della musica degli Imagine Dragons, che per questo album hanno chiamato a raccolta in cabina di regia oltre al fidato Alex da Kid anche Joel Little e gli svedesi Mattman & Robin: tutti producer attivi nel pop di classifica (Gwen Stefani, Ellie Goulding, Selena Gomez, Britney Spears, Bebe Rexha...) e il risultato si sente parecchio in "Evolve", che mescola pop, rock, un po' di basi hip-hop e tanto synth-pop anni 80, che ha contagiato fuori tempo massimo anche il gruppo di Dan Reynolds.

Ridotto nelle stratificazioni sonore rispetto al passato, "Evolve" è una macchina da guerra sforna-singoloni d'assalto, come il primo ufficiale "Believer", un'epica marcia in pieno stile Imagine Dragons, dal groove incessante, con la vocalità esplosiva di Reynolds spinta all'estremo nel ritornello e bassi potenti. Tutto sommato un buon biglietto da visita, un inno motivazionale ("I'm the one at the sail, I'm the master of my sea") corredato da un video che omaggia sfacciatamente l'estetica anni 80 (Reynolds ha dichiarato in una intervista di ritenersi un nerd di quel decennio) con tanto di guest star fuoriuscita indenne da quel periodo, ovvero Dolph Lundgren. Peccato, però, che "Believer" sia un fuoco di paglia rispetto al resto dell'album in cui si fatica a capire dove stia l'evoluzione e la maturazione del gruppo tanto celebrata nelle cartelle stampa: l'opening track "I Don't Know Why" ricorda pesantemente The Weeknd e mette in chiaro come le tastiere ispirate ormai-avete-capito-a-quale-decennio saranno il fil rouge dell'album che si dipana tra 11 tracce (più due bonus e un remix) che non superano mai i cinque minuti, molto rapide e nate per essere accattivanti.
Ciò che manca è la personalità: brani come "Walking The Wire" potrebbero essere ceduti a qualsiasi altro artista pop della scuderia dei produttori tanto sono anonimi e nulla cambierebbe, le poche idee sono al limite dell'assurdo come il bridge ovattato e improvviso nella testosteronica "Rise Up", l'improbabile connubio rap-stadium rock di "Whatever it Takes" e l'imbarazzante synth-pop di "Levitate".

A volte compare qualche idea decente come nello stop and go di "Yesterday", anche se alla lunga diventa un po' leziosa, e nell'onesto e orecchiabile pop di "Mouth Of The River", sebbene suoni come i Garbage meno ispirati. È un altro problema degli Imagine Dragons, ovvero l'identità e la personalità: troppo spesso suonano come le copie di qualcos'altro, non valorizzando i loro tratti distintivi come la vocalità di Reynolds o lo stomp aggressivo.
Così in "I'll Make It Up To You" assistiamo al traffico in tangenziale tra Coldplay, Killers e i Bastille di cui la band di "Radioactive" suona, in questo caso, come la cover band, o lo scimmiottamento dell'alternative r'n'b di SOHN in "Dancing In The Dark".
Infine, aggiungiamo il fatto che i temi di "Evolve" insistono in maniera incessante sull'aspetto motivazionale, di rinascita e di riscatto con alcuni momenti un po' troppo ingenui come in "Thunder" ("Kids were laughing in my classes/ While I was scheming for the masses/ Who do you think you are?/ Dreaming 'bout being a big star/ You say you're basic, you say you're easy/ You're always riding in the back seat/ Now I'm smiling from the stage/ While you were clapping in the nose bleeds": manca solo specchio riflesso e il quadro è completo).

Bravissimi a confezionare hit e ritornelli catchy, e anche questo piaccia o meno significa avere un talento, gli Imagine Dragons però sembrano talmente presi dall'ammiccare a tutto ciò che oggi domina la classifiche (in passato ci hanno provato pure con il revival folk alla Mumford and Sons nel precedente "Smoke + Mirrors", oggi non più di moda come allora) da perdere di vista la loro identità e la loro missione.
Reynolds e soci dovrebbero iniziare a riflettere su cosa vogliono diventare da grandi, che genere di musica vogliono proporre senza l'ansia di partorire l'ennesima hit: "Evolve" avrebbe dovuto chiarire le idee in questo senso, ma in realtà lascia l'ascoltatore con più dubbi di prima riguardo la reale consistenza degli Imagine Dragons.

(03/07/2017)



  • Tracklist
  1. I Don't Know Why
  2. Whatever It Takes
  3. Believer
  4. Walking the Wire
  5. Rise Up
  6. I'll Make It Up to You
  7. Yesterday
  8. Mouth of the River
  9. Thunder
  10. Start Over
  11. Dancing in the Dark

bonus tracks:
  1. Levitate
  2. Not Today
  3. Believer (Kaskade Remix)




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