In Flames

Down, Wicked & No Good

2017 (Nuclear Blast) | synth-rock

Ritornano gli svedesi In Flames a un anno di distanza dall'ultimo album "Battles", stavolta proponendo un Ep composto interamente da cover di vari gruppi che in un modo o nell'altro hanno influenzato la loro crescita musicale.

La prima cover, che a nostro avviso è anche la migliore del lotto, è "It's No Good" dei Depeche Mode, dal loro album "Ultra". Va detto che la scelta non è proprio una novità in casa In Flames, sia perché il gruppo ha sempre professato amore per la formazione inglese, sia perché già nel lontano 1997 sul loro classico album "Whoracle" era presente una versione di "Everything Counts". Laddove quella riproponeva i Depeche Mode in chiave metallara, purtroppo penalizzando il tutto con una registrazione non eccellente e il canto in growling di Anders Fridén che era un po' inadatto al contesto, in questa cover invece gli svedesi si mantengono più fedeli all'originale, giusto aggiungendo un pizzico di chitarre distorte ribassate in primo piano, che comunque non prendono mai il sopravvento. I riff per certi versi ora ricordano il progetto Passenger del 2003 (anche lì, d'altronde, era presente il chitarrista Niclas Engelin, il cui stile è molto personale), inoltre dopo il ritornello viene aggiunto un motivo chitarristico che segue lo stile degli assoli tipici degli In Flames, in grado di aggiungere personalità senza stravolgere l'equilibrio del brano. L'efficace produzione varia un poco le atmosfere, che da urbane e notturne in questa cover si avvicinano ai suoni dell'ultima ondata del nu-metal. I bassi penetranti e intermittenti si fanno più corposi e sintetici, il timbro caldo e profondo di Gahan cede il posto alla voce pulita di Fridén, che segue linee vocali più "lisergiche" e acute. È una cover interessante, ispirata e ben eseguita, soprattutto perché si sente lo stile degli In Flames e al tempo stesso mantiene l'umore dell'originale.

La seconda cover è "Down In A Hole" degli Alice In Chains, dalla loro pietra miliare "Dirt". Da ballata malinconica com'era, incentrata sui duetti tra chitarra acustica ed elettrica, viene ricostruita con tappeti di tastiere su cui stratificare gli effetti vocali di Fridén. Il risultato è atmosferico, ma anche più artificioso dell'originale: non mantiene lo stesso pathos nel climax emotivo e stempera la carica espressiva del testo. Il ritornello appare più debole in questa veste e Fridén non regge la prova con Layne Staley.
Il terzo brano è "Wicked Game", un classico struggente di Chris Isaak, singolo estratto da "Heart Shaped World" e che figura in molte colonne sonore e raccolte di cover. La versione degli In Flames è completamente diversa, anche qui tramite l'introduzione di un impianto elettronico che pervade l'arrangiamento e l'effettistica vocale. Il risultato è meno intenso e profondo, ma più timido e intimista, influenzato dall'attitudine tendenzialmente post-adolescenziale che Anders Fridén ha mantenuto nel suo canto in questi anni. Il ritornello è un po' banalotto, con dei chords distorti bassi su cui si adagia la voce acuta di Fridén, il cui timbro di voce nasale può far storcere il naso a qualche fan della canzone originale.
Infine abbiamo "Hurt" dei Nine Inch Nails, dal loro capolavoro "The Downward Spiral", però in una registrazione live. È pressoché fedele all'originale, senza particolari reinterpretazioni. Ciò da un lato la rende la più scarna del lotto, dall'altro permette di evitare il ricorso a stratificazioni elettroniche potenzialmente eccessive per esaltare il resto della strumentazione acustica e la voce afflitta di Fridén (che però nel ritornello sfocia in urletti gracchianti che davvero spezzano l'atmosfera e non reggono il confronto con le linee vocali originarie di Trent Reznor).

In conclusione, se questo Ep può portare il pubblico più giovane degli In Flames, quello raccolto con gli ultimi album, ad approfondire le passioni del gruppo, è già un buon risultato, visto il declino della band negli ultimi lavori. Per quanto riguarda il pubblico più vecchio, maggiormente legato ai primi dischi del gruppo, il timore è che possa rigettare a priori l'offerta, data la sua connotazione molto elettronica e soft. Ma è un Ep complessivamente più a fuoco negli arrangiamenti degli ultimi lavori, anche se è emblematico che questa ispirazione arrivi con delle cover anziché con materiale originale.

(24/11/2017)



  • Tracklist
  1. It's No Good 
  2. Down In A Hole 
  3. Wicked Game 
  4. Hurt (live)
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