Jane Weaver

Modern Kosmology

2017 (Fire Records) | folktronica, space-rock, hauntology, pop elettronico

Dietro la genesi di "Modern Kosmology" c'è un lungo percorso artistico, ultraventennale, che ha visto Jane Weaver attraversare i primi fuochi del post-rock con una formazione, i Kill Laura, che mescolava post-punk, psichedelia e shoegaze alla maniera degli Slowdive o dei Lush, per poi sposare le brillanti sonorità degli Stereolab e dei Birdie con la formazione (condivisa con il geniale David Tyack) dei Misty Dixon, associando a quest'ultima una ricca carriera solista dalle complesse attitudini art-pop.

Il discreto successo di "The Silver Globe" (anno 2014) ha finalmente portato all'attenzione dei media il raffinato songwriting della musicista inglese, le connotazioni folk e le pulsioni kraut-rock si sono infine modellate con grazia, lambendo territori elettro-pop (Omd, Human League) e space-rock (Hawkwind, Conrad Schnitzler). Con buona pace dei puristi, sono state alfine le contaminazioni pop il seme fecondo dell'esotico suono retrò-futurista dai toni pastorali di "Modern Kosmology", un album fragile tuttavia solenne e magico che quasi lascia stupito l'ascoltatore novello, quest'ultimo costretto a chiedersi come sia stato possibile ignorare fino ad ora un così luminoso talento.
Tra ipnotici ritmi oscillanti, armonie vocali seducenti, fulgide cascate di suoni analogici estrapolati da synth e altri manufatti tecnologici, l'autrice da vita a un'inedita lettura di quell'hauntology che i Broadcast hanno lasciato marcire nell'avanguardia e che qui viene recuperata con candore, restituendola a una più moderna concezione di pop music.

In questo estatico viaggio, Jane Weaver mette insieme una quantità di spunti e richiami che in altre mani suonerebbero ridondanti e noiosi. Non è infatti strano scovare nelle dieci tracce residui dei Velvet Underground ("Loops In The Secret Society"), o di certo folk-rock inglese ("I Wish"), c'è perfino un'insolita attitudine elettro-pop alla Visage ("The Architect"), ma nulla appare derivativo o superfluo, perché tutto è baciato dall'ispirazione e da un sapiente equilibrio dinamico degli elementi. Ed è proprio la vivacità il punto nodale di "Modern Kosmology", un'energia creativa che cita l'astrattismo spirituale di Klimt in "H>A>K" e trasmuta leggiadri beat cosmici nel fastoso chamber-pop di "Slow Motion".

Jane dona alla musica pop elettronica un fascino biologico che a volte inquieta senza spaurire (si ascolti il duello tra chitarra e basso in "Did You See Butterflies?"), lasciando la mente libera di vagare tra intensi suoni minimali quasi magnetici, resi ancor più tenebrosi dalla voce di Malcom Mooney dei Can in "Ravenspoint", fino a raggiungere l'apoteosi nel prezioso bignami pop psichedelico di "The Lightning Back": una fusione esemplare di pulsioni anni 60 (Electric Prunes), 70 (Love ), 80 (Omd) e 90 (Broadcast).

Se da un lato la title track incanta per l'agevole mix di jazz e space-rock, dall'altro versante il vero capolavoro dell'album è la crepuscolare e intimista ballata "Valley": una canzone che sembra scritta da Syd Barrett per Sandy Denny: un potenziale canto del cigno dal tono catartico e letale.
Appare a questo punto evidente che l'artista abbia fatto sedimentare con calma tutte quelle felici intuizioni che avevano portato al successo "The Silver Globe", intercettando così una visione più complessa e completa della cultura psichedelica, lasciandola fermentare tra arti collaterali e parallele come la pittura, la letteratura, il cinema e i racconti per l'infanzia, elaborando una moderna folktronica dalla limpida e nitida silhouette sonora.
Adorabile.

(26/05/2017)



  • Tracklist
  1. H>A>K
  2. Did You See Butterflies?
  3. Modern Kosmology
  4. Slow Motion 05:06
  5. Loops In The Secret Society
  6. The Architect
  7. The Lightning Back
  8. Valley
  9. Ravenspoint
  10. I Wish




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