Jesse Manley

Dust

2017 (self released) | songwriter, chamber-folk

Bastava guardarle bene, quelle tempeste di sabbia, per scorgerci il volto del diavolo. Io non ci giurerei, su questa faccenda del diavolo e compagnia bella, ma so per certo che la sabbia, a volte, sembrava assumere forme vere e proprie; tanto da farmi credere che un volto, là dentro, ci fosse davvero.
(Joe R. Lansdale, da "Cielo di sabbia")
Polvere. Polvere ovunque. Polvere fino a oscurare il cielo. È il volto di Dio o è il volto del diavolo? Jesse Manley e la sua brigata di musicanti chamber-folk si immergono nel cuore della tempesta: dopo il circo notturno di "A Gothic Folktale" e le stagioni innevate di "Winter", il nuovo lavoro del songwriter di Denver si rivolge sin dal titolo all'era del "Dust Bowl", le tempeste di sabbia che hanno devastato le pianure americane negli anni Trenta.
Come in passato, l'album è nato per fare da contrappunto musicale a una rappresentazione teatrale messa in scena dalla compagnia di danza Wonderbound, con la collaborazione della Curious Theatre Company. Ma stavolta Manley ha deciso di mettere più che mai al centro le canzoni, limitando i brani strumentali alla conclusiva "Esther". Il risultato è un racconto vivido e coinvolgente, capace di evocare senza scontatezza l'animo più profondo dell'America dell'anteguerra.

Un fremito d'archi, l'aleggiare del flauto: è un paesaggio bucolico, quello che introduce "Mother Nature's Need". Ma subito un'ombra minacciosa sembra profilarsi all'orizzonte: "I have heard a sparrow warn/ Everything livin' will die". È il monito della natura, la premonizione della catastrofe incombente.
L'ispirazione di "Dust" è nata da un libro dello scrittore e giornalista Timothy Egan, "The Worst Hard Time", che raccoglie le voci di uomini e donne, famiglie e intere comunità travolte dal "Dust Bowl". Attraverso le loro storie, Manley dà vita a un affresco corale, che si incentra su due figure-chiave: un predicatore la cui fede viene messa alla prova dal flagello e uno "snake oil salesman", un ciarlatano che vende olio di serpente e altri intrugli come panacea per i mali della vita. "Attraverso questi personaggi ho cercato di esplorare la complessità della natura umana e il modo in cui il ruolo rivestito da ciascuno può non coincidere necessariamente con la sua vera essenza", spiega. "In tutti noi ci sono il bene e il male, la fiducia e l'inganno".

Ecco allora il ritmo incalzante di "Bring Me Home" trasportare in mezzo alle fila di una congregazione, tra gli accenti gospel dei cori e i ricami di una vecchia chitarra Weissenborn (citazione dichiarata della lezione di John Fahey). Lo slancio del predicatore indica a tutti la via della salvezza: "I have seen the face of God/ In the wind that covers up the sun". Ma subito il banjo di "The Path To Salvation" mette a nudo il dubbio e l'incertezza, marchiando una morbida ninnananna con i segni dell'apocalisse: "The dust and the burden descending from the heaven/ The plague of the locust darkened up".
Tocca invece al passo dondolante di "A Promise Made" presentare il campionario del venditore di elisir, con il clarinetto ad accompagnare le false promesse di un rimedio a buon mercato per scacciare il diavolo, di una risposta facile a qualsiasi domanda. Tra il bluegrass spumeggiante di "Hoedown" e la danza di "Apostate", le canzoni di Manley virano verso un cantautorato dai risvolti ombrosi, citando ora il pizzicato dell'Andrew Bird più folk ("Eyes That Once Had Faith"), ora i chiaroscuri di Tom Brosseau ("Failure And The Fear").

Il silenzio di Dio, il sorriso di Giuda: le suggestioni bibliche di "Dust" riflettono sulla potenza della natura e sulle colpe dell'uomo, interrogano come Giobbe il cielo offuscato dalla polvere: "Can you tell us what it's all been for?". Domande che per Manley non hanno perso nulla della loro attualità, soprattutto nel tempo in cui viviamo. E quella del "Dust Bowl" può diventare una grande parabola per il nostro presente.

(07/09/2017)

  • Tracklist
  1. Mother Nature's Need
  2. Bring Me Home
  3. The Path To Salvation
  4. Hoedown
  5. Eyes That Once Had Faith
  6. A Promise Made
  7. Failure And The Fear
  8. A Rhythm All Our Own
  9. Apostate
  10. Esther


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