Joni Void

Selfless

2017 (Constellation Records) | elettronica, urban-music

Musicista, produttore, Jean Cousin è l'uomo che si cela dietro lo pseudonimo Joni Void, nuovo acquisto della Constellation Records e già conosciuto con il nome di Johnny Ripper. Francese, trasferitosi a Montreal, Jean è un artista giovane eppur già prolifico: un autodidatta affascinato dal suono pioneristico di musicisti come Boards Of Canada, Four Tet e Philip Glass, innamorato della musica da film, nonché ossessionato dalle tecniche di campionamento e di editing.

"Selfless" è un album che apre nuove frontiere per la gloriosa etichetta canadese. Il collage di suoni, voci, sospiri, tempi ritmici ossessivi, ambient, industrial e field recording è filtrato da una sensibilità musicale tipicamente urbana e oscura, il risultato è intrigante, a volte quasi disturbante, ma raramente innocuo.
Le elaborazioni elettroniche di Joni Void hanno elementi in comune con scuole di pensiero, che sono identificate dagli esperti come Edm, Idm, ma per il musicista francese non esistono confini ideologici, le già inutili e inesistenti diversificazioni stilistiche diventano materia prima di un gioco al massacro dove unica superstite resta la creatività.

La vera novità di "Selfless" è in quell'alternanza compositiva che tra modifiche e deviazioni tonali crea una continua e contigua malleabilità stilistica, che gioca con elementi rap ("Yung Werther 'Ogun's Song'"), techno ("Disassociation 'Kyla's Song'") e hip-hop ("Aesthetics Of Disappearance"), in un manifesto musicale quasi metafisico che raramente sfugge di mano al suo ideatore.
L'ermetismo classical-elettronico di "Song Sienne" (ispirato da un brano di Erik Satie), il malsano mix di metal e industrial di "Abjection" e il suono di sirena che diventa un loop sul quale edificare la breve e intensa "Doppler" sono tre foto-frame di un racconto comunque unitario, dove la musica diventa linguaggio e chiave di lettura di una cultura urbana in continuo movimento.

Il cuore di un progetto così ambizioso risiede comunque nella interazione tra filosofia, poesia e musica di "Observer (Natalie's Song"), nell'ambient-glitch poco confortevole di "Empathy (Ayuko's Song)", o nella fantasiosa e psichedelica trance di "Cinema Without People", che intercettano futurismo e vintage in un meltin' pot sonoro dove resta difficile identificare la matrice dei suoni (in "Agnosia" è percettibile per un attimo "Tom's Diner" di Suzanne Vega).

Infine, "Selfless" esterna anche una serie di difetti e volontarie incongruenze, sempre finalizzate a rendere l'ascolto più un'esperienza percettiva che una vera e propria opera d'arte, ed è proprio in questo camaleontico linguaggio creativo che risiede il fascino del primo album a nome Joni Void.

(08/10/2017)



  • Tracklist
  1. Song Siènne
  2. Observer (Natalie's Song)
  3. Doppler
  4. Empathy (Ayuko's Song)
  5. Aesthetics of Disappearance
  6. Désolé (Pardon the Interruption)
  7. Cinema Without People
  8. Yung Wether (Ogun's Song)
  9. Abjection
  10. Disassociation (Kyla's Song)
  11. Agnosia
  12. Deaf (No More Songs)




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