Juxtaposition

Juxtaposition

2017 (Nakama) | free impro, noise

Uno stridente gioco di contrasti introduce la formazione dei Juxtaposition, quartetto con base a Oslo. Da un lato abbiamo i caratteri netti e ammassati che contrastano il bianco della copertina, dall'altro il variopinto interno del packaging con il primo piano di una succosa macedonia di frutta. La verità non sta nel mezzo bensì negli estremi: da un momento all'altro, nelle deliranti sessioni improvvisate del gruppo, si può percepire liberamente il passaggio da un approccio quasi giocoso alla più cieca furia nichilista.

È la persistente ambivalenza di un registro alquanto grottesco a guidare l'interplay tra strumenti amplificati, di derivazione rock (il ruggente basso di elettrico Magnus Skavhaug Nergaard nelle retrovie) ma anche eminentemente noise/elettroacustica, come la no-input mixing board ideata da Toshimaru Nakamura (qui in mano a Uktu Tavil), capace di tratteggiare sottili onde corte così come di dare sfogo a spesse correnti abrasive di rumore bianco.
Come sovente accade, è però la voce a caratterizzare maggiormente il tono della sessione collettiva: l'insistente gorgheggio animalesco dell'austriaca Agnes Hvizdalek - tra vocali mitraglianti di gola e risate di maschera - porta all'estremo l'immagine di un ipotetico grand guignol, un teatro dell'assurdo che dalla ripetizione insensata conduce progressivamente a una tragedia dell'ascolto di grida strazianti; nel debordante finale, alle sfrigolanti manipolazioni power electronics si aggiunge la voce di Natali Abrahamsen Garner, in un buco nero di otto minuti che resuscita i tetri rumorismi nipponici di Masonna e degli Incapacitants.

Nel terrorismo sonoro in climax ascendente l'equilibrio d'insieme è garantito dal sapiente mastering del veterano Lasse Marhaug, artista che sotto ogni aspetto ha un notevole controllo della materia cacofonica e sa disporre al meglio gli elementi di un organico così estroso.
La prima prova in studio dei Juxtaposition fa sfoggio di una convincente carica distruttiva, in senso sia musicale che "semantico", ma c'è un buon margine per affinare il dialogo tra le parti e farsi strada in modo davvero originale nell'eterogeneo panorama scandinavo.

(29/10/2017)

  • Tracklist
  1. Correttivo
  2. Pakistansk mango
  3. Revolver
  4. Juxtaposition
  5. 1000 poeng
  6. Enkle løsninger og fugler
  7. Trost


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