Kairon; IRSE!

Ruination

2017 (Svart Records) | psych-prog, shoegaze

I finlandesi Kairon; IRSE! sono una delle novità più talentuose e promettenti degli ultimi anni in campo psichedelico e post-rock. 
Il loro esordio discografico è stato nel 2011 con "The Defect In That One Is Bleach/ We're Hunting Wolverines", un disco che aggiornava la formula altrimenti abusata e stereotipata del post-rock tramite distorsioni lisergiche e stratificazioni atmosferiche. Queste ultime, oltre a strizzare fortemente l'occhio ai muri sonori degli shoegazer, davano un tocco spaziale e in parte sinfonico ai pezzi. Col successivo, acclamato "Ujubasajuba", più bruciante e diretto, il gruppo ha accentuato le stratificazioni distorte di muri sonori e gli attacchi duri della combo chitarra-batteria. I finlandesi sono giunti così a sviluppare un personale stile che fonde l'acid-rock distorto dei Blue Cheer e lo space-rock degli Hawkwind con le sperimentazioni chitarristiche dei My Bloody Valentine e le lunghe dilatazioni strumentali di gruppi come i Godspeed You! Black Emperor.

L'ultimo "Ruination" sviluppa lo stile del gruppo accentuando il lato atmosferico e gli sviluppi poliedrici dei brani, confluendo così verso un originale crogiolo prog-rock altamente psichedelico ed etereo. Prodotto da Juho Vanhanen degli Oranssi Pazuzu, il disco si rivela relativamente più soft e meno spiazzante, ma anche più strutturato e certosino, reinterpretando i gruppi inglesi anni 70 (Yes, King CrimsonPink Floyd). Si rivelano preziosi anche i contrappunti sonori dell'ospite Andreas Heino, al sassofono e al clarinetto. Le parti vocali di Dmitry Melet sono ridotte al minimo, e quasi solo in falsetto, lasciando invece le redini dei pezzi ai soundscape psichedelici dipinti dagli strumenti. In questo mantengono la loro efficacia tanto nei momenti più trascinanti quanto in quelli più placidi. 

"Sinister Waters", divisa in due parti, è una cullante duplice suite in cui l'atmosfera celestiale viene spezzata dai riff energici e dalle esplosioni di sintetizzatore, per elevare al quadrato l'evocatività. "Llullaillaco", per contro, è a metà tra una nenia distorta in stile "Loveless" e gli Yo La Tengo, risultando più contenuta e monotona. "Starik" si avvicina all'heavy-psych, prima di raggiungere un climax cosmico e tramutarsi in un pezzo melodico e scorrevole senza muri sonori, ma è solo una breve parentesi prima di riprendere con distorsioni noise, bassi penetranti e riff magmatici. La lunga "Porphyrogennetos" rimescola melodie floydiane e fraseggi dreamy, rendendo però tutto più dissonante e dilatato, fino alla chiusura finale da trip acido immenso. Infine, la conclusiva title track è un forte omaggio ai Pink Floyd, rivestiti di effettistica fuzzy, bassi dilatati, armonizzazioni ipnotiche e delay.

Una gradita conferma per il combo finlandese e una delle uscite più interessanti dell'anno.

(12/03/2017)



  • Tracklist
1. Sinister Waters I
2. Sinister Waters II
3. Llullaillaco
4. Starik
5. Porphyrogennetos
6. Ruination
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