Kelley Stoltz

Que Aura

2017 (Castle Face) | garage-pop, psych-pop

Il momento magico non è finito. Dopo un disco bellissimo e assolutamente folle come "In Triangle Time", il vulcanico genietto californiano (di adozione) Kelley Stoltz promette una replica all'altezza con il nuovo "Que Aura", prima uscita lunga del 2017 che fa seguito ai due mini - "Mars" e "Mercury" - pubblicati ad aprile su Empty Cellar con il diletto collaterale Earth Girl Helen Brown (cointestato a Heidi Alexander delle Sandwitches e a Sonny Smith di Sonny & The Sunsets).

Che poi nemmeno si direbbe, in realtà, visto che Kelley lascia intendere di voler tornare a semplificare la propria offerta nella direzione di un garage-pop screziato di psichedelia e di stramberie sintetiche, senza tuttavia snaturarsi o banalizzarsi. L'avvio, in tal senso, è di quelli che entusiasmano, con una doppietta di ballate acidognole e alquanto inesorabili, disegnate magari al pianoforte ma poi infiammate da elettriche roventi al punto giusto. L'illusione di una ritrovata ortodossia evapora presto, però, scaldata quasi con sadismo dal sole naif dell'artista di San Francisco. Il tono si rivela ancora una volta curioso, aperto alla meraviglia per un giocherellone come lui, con melodie di marca Beatles al solito rotonde e belle croccanti. L'attitudine resta piuttosto svagata e orientata alle briose digressioni, tra prospetti sonori ritornanti e viziosi gigioneggiamenti di synth, alla maniera del Richard Swift più onnivoro.

Amabilmente schematico e trasandato, Stoltz si conferma un abilissimo creatore di ammiccanti scenografie retro-pop e delega poi opportunamente, in esclusiva alla propria chitarra, quel ruolo di rappresentanza così carismatico e riconoscibile. Seguendo i propri capricci, dà vita all'ennesimo album piacevolmente inessenziale e sbrindellato, i cui motivetti stupidini colpiscono nel segno, a tradimento quasi, dopo che le orditure gentili ma ossessive hanno irretito a sufficienza. Accenni sunshine pop appena irranciditi dal filtro tristanzuolo di un tramonto fasullo esaltano il suo talento di esploratore che, nel caso di "Looking For A Spark", si muove dalle parti di un modernariato estenuato e vagamente necrofilo. Le maggiori influenze eighties in questo nuovo lavoro sono dovute alla sua recente esperienza di chitarrista in tour per gli amati Echo & The Bunnymen, dei quali una quindicina di anni fa aveva replicato in studio tutto "Crocodiles", oltre a imbastire la cover band di rito, Crockodials, assieme a Spiral Stairs.

Il gioiello del disco è quella sorta di mutazione autistica di "My Sharona" emblematicamente intitolata "Same Pattern", perfetto punto di incontro tra la abbagliante alienazione di "In Triangle Time" e il cavernoso alias trash Willie Weird, con un gusto per la contaminazione bislacca che ricorda molto da vicino le guizzanti ricreazioni soliste dell'amico, concittadino e padrone di casa (in Castle Face) John Dwyer, nel piccolo laboratorio Damaged Bug.
Prima della chiusura in scioltezza di "Empty Kicks", sulla spiaggia di un telefilm anni Ottanta ma con in soprammercato una malinconia di grana finissima (ascrivibile, a dirla tutta, al catalogo delle suggestioni musicali senza tempo), con "Possessor" il Nostro riesce ad andare oltre, destrutturando le formule consolidate del songwriting pop per riassemblare il tutto all'insegna di un esotismo sfarfallante.

Le tentazioni kraut del predecessore trovano insomma nuova linfa in una raccolta orgogliosamente marginale ma a suo modo ipnotica, da un artista che ha ormai scelto di abbandonare le piste più battute di un cantautorato d'impianto classicista (debitore di Lennon come di Elliott Smith) per dare voce alla propria indole di rocker visionario e dadaista. Sempre più eccentrico e inafferrabile, Kelley si diverte a coniugare minimalismo e spirito ludico ("Walking Against The Greenlight"), Jonathan Richman e gli Stranglers, Beck e Todd Rundgren, anche solo per farsi beffe di noi. I risultati, a parte qualche grossolana (ma studiata, paradossalmente) ingenuità, gli stanno dando ragione.

(04/09/2017)

  • Tracklist
  1. I'm Here For Now
  2. Tranquilo
  3. Get Over
  4. Feather Falling
  5. No Pepper For The Dustman
  6. Looking For A Spark
  7. Same Pattern
  8. For You
  9. Possessor
  10. Walking Against The Greenlight
  11. Empty Kicks
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