Large Unit

Fluku

2017 (PNL Records) | avant-jazz big band

L'attuale generazione di musicisti norvegesi ha deciso non soltanto di mettersi alla testa delle nuove avanguardie jazz e impro, ma di farlo in grande: al pari dell'orchestra classica, la big band è il compimento di una visione musicale onnicomprensiva entro la quale si vuole rappresentare un gran numero di voci tra loro coesistenti, al contempo individuali e collettive.
Come il travolgente impeto di Mats Gustafsson ha trovato sfogo nelle suite della Fire! Orchestra, così anche le ambizioni compositive del prolifico batterista Paal Nilssen-Love si estendono all'organico della Large Unit, la cui line-up stabile - interamente strumentale - consta di altri undici giovani connazionali divisi tra fiati, chitarre, bassi e percussioni.

Registrato lo scorso anno al Nasjonal Jazzscene, venue di riferimento per la scena locale di Oslo, "Fluku" è la terza pubblicazione ufficiale del collettivo in quattro anni di attività, comprensivi di un lungo tour mondiale nel 2015. Il presente album ha dunque l'ambizione di immortalare un gruppo già ampiamente rodato e che ora sonda le proprie capacità di deviazione dalla norma, andando a costituire un'identità multiforme ma ben riconoscibile.
Il primo tratto distintivo rispetto alla sorella Fire! (unica intersezione, l'inconfondibile tuba di Per Åke Holmlander) è un approccio tendenzialmente meno compatto e muscolare su singoli temi, dai quali si devia spesso e volentieri in direzione di una polifonia improvvisativa ispirata alle rivoluzionarie session di Ornette Coleman o del Coltrane di "Ascension".

In questo senso il momento più eccitante è senza dubbio il lungo brano che inaugura e intitola il disco: mezz'ora di sovraeccitato dialogo tra gli ottoni in primissimo piano, anche se il loro massiccio predominio finisce per adombrare un po' la sezione ritmica, privando l'insieme di una certa dose di trazione spontanea, viscerale. Solo al quindicesimo minuto viene accennato un doppio assolo di batterie, che tuttavia annuncia lo smorzamento in favore di una chiusa elegante e lirica - se escludiamo lo scomposto assolo di chitarra in extremis, nello stile pungente di Marc Ribot.
Nei successivi brani viene dato alternatamente spazio alle singole voci della formazione, dalle volute del clarinetto di Klaus Ellerhusen Holm ("Springsummer") alla già citata tuba ("Happy Slappy"), alle trombe e tromboni di Thomas Johansson e Mats Aleklint, tra temi coloriti e dall'incedere decisamente giocoso ("Playgo", appunto).

Non c'è big band che riesca a trasferire la propria carica espressiva nel formato fisico, e Large Unit non fa eccezione: la sua ampiezza e varietà paiono schiacciate da un missaggio poco accorto ma forse, in definitiva, non c'è davvero abbastanza spazio nei canali stereofonici di un semplice cd per una tale polifonia di strumenti. I sacrifici accettati in sede di studio, tuttavia, non giustificano l'eccessivo risalto - storicamente - riservato agli ottoni, a scapito di altri meritevoli elementi che invocano una presenza più pervasiva, come l'elettronica e i bassi acustici o amplificati. Per traghettare questo genere nella contemporaneità occorre accettare sfide rischiose ma in definitiva necessarie all'elusione di cliché ancora duri a morire.

(30/10/2017)

  • Tracklist
  1. Fluku
  2. Springsummer
  3. Playgo
  4. Happy Slappy


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