L.A. Takedown

II

2017 (Ribbon Music) | retrowave, rock

Retrowave sì, ma con le chitarre protagoniste. Meglio ancora è la pittoresca definizione di Bjorn Copeland dei Black Dice: "Baywatch Krautrock". Si intitola semplicemente "II" il secondo full-length di L.A. Takedown, in sede live un ensemble a formazione variabile, in studio la creatura del polistrumentista Aaron M. Olson. Un tipo che sfoggia baffi da porno-attore anni Settanta, ma che nelle foto senza mustacchi ricorda anche un giovane Battiato.
 
Il moniker è programmatico della natura retromaniaca dell'operazione: riprende infatti un thriller ottantiano, un soggetto rivisitato qualche anno dopo dallo stesso regista, Michael Mann, con il più noto "Heat". Ma restiamo negli Eighties: l'embrione de "La Sfida" risentiva in qualche modo dell'influenza del coevo Miami Vice (del quale Mann - oltre che autore del remake - è stato produttore esecutivo); è questo l'universo concettuale in cui collocare la proposta di Olson.
Sullo sfondo in questo caso c'è la West Coast degli Usa, ma la sostanza non cambia.
 
"The First Thing...", una intro dream-hypnagogic-pop, scosta una tenda su panorami californiani, languido preludio a "Heatwave", che invece spalanca proprio la finestra: veniamo assaliti da una vera e propria ondata di calore, che accarezza la pelle come succede solo in certe spiagge assolate. In luogo dei tipici arpeggi retrowave, abbiamo le deliziose - liquide verrebbe da definirle - atmosfere imbastite dalla chitarra di Olson, vero e proprio progster con la giacca a spalline larghe.
Una trama in continua evoluzione che sovrasta lo scenario ambientale imbastito con il resto della strumentazione (synth-etica e non).
 
C'è una sensazione di benessere, e non solo in senso edonistico, che percorre le dodici tracce di "II"; è una chill-wave quella di L.A. Takedown, condita da sprazzi di azione, colonne sonore di polizieschi Usa ("L.A. Blue", "The Valley"), o di inseguimenti nei vicoli di un anime futuristico, perennemente all'ombra dei grattacieli ("City Of Glass"). "Night Skying" ci riporta invece nella cara vecchia sala giochi: pixel si dimenano sul tubo catodico, mentre il nostro retro-guitar hero dà vita a un solo irresistibile. "Blue Skyes" e "Us" sono due vere e proprie ballate "mute": l'intero disco del resto è strumentale, fatta eccezione per il vocoder di "The Last Thing...", il brano posto in chiusura.
 
soundtrack né brano pop, la forma-canzone di L.A. Takedown contiene elementi di entrambe; mi piace immaginarla mentre fuoriesce da altoparlanti vintage abbinati a un ingombrante stereo componibile. E se pensate che "II" sia bizzarro, cosa dire dell'esordio omonimo del 2015: un'unica traccia di oltre quaranta minuti, rilasciata in formato sperimentale: un sito web dove l'album viene riprodotto in streaming e sincronizzato con immagini in tempo reale di tramonti losangelini. Più sognante di così...

(22/01/2018)



  • Tracklist
  1. The First Thing... 
  2. Heatwave 
  3. L.A. Blue 
  4. The Valley 
  5. Bad Night At Black's Beach 
  6. City Of Glass 
  7. Blue Skies (On Mars) 
  8. Dose 
  9. Us 
  10. Night Skiing 
  11. The Most Crucial Game 
  12. The Last Thing...






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