Lebowski

Cura violenta

2017 (Area51) | alt-rock, new wave

Macinate due prove allettanti ma interlocutorie come “Propaganda” (2012), che segnava l’ingresso in pianta stabile del supporto strumentale di Nicola Amici (specie al sax), e “Disadottati” (2015), i Lebowski pervengono al loro secondo acuto artistico, a quasi una decade da “The Best Love Songs” (2008), con “Cura violenta”.
Con l’eponima strumentale d’apertura “Cura violenta” (la più avanguardista della loro carriera, una samba psichedelica tumultuosa) e il suo prolungamento con una voce compressa dal baccano, “Animali nella notte” (danza pellerossa trafitta e poi travolta da tamburi, distorsioni e fanfare) il quartetto marchigiano fa capire al proprio pubblico come siano riusciti a trasformarsi, da goliardi disinibiti, in dotti commentatori distaccati.

Inferiori, ma sempre percorse dal medesimo instabile tribalismo, sono le canzoni, come se il complesso trovasse modo di stabilizzarsi e rigenerarsi dopo il caos d’origine. In “Mi sento uh!” una sceneggiata nevrotica alla Vasco Rossi si propone con un andazzo psicotico acid-funk e un sostrato ritmico ricalcato dalla “U Can’t Touch This” di MC Hammer (e un finale tocco di genio, un minuto di free-jazz equatoriale). Punto d’equilibrio tra questo free-form strumentale e la forma-canzone è dunque “Little B”, teso e solenne scalpiccio infine rilasciato in serenata Barrett-iana; e la band in chiusa di nuovo si ritrasforma per “Journal Noir”, pastiche semi-elettronico di riverberi dissonanti e comizio al megafono in francese.

Ancora poco coraggioso nella mise, specie la batteria di Riccardo Latini, in eccesso di accentini in sedicesimi che saturano, enfiano, decorano in quel tipico, fastidioso modo indie-hipster. La produzione gli va poi dietro, privilegiando i toni dance-rock alla Liars più che le screziature, le cacofonie, le nevrastenie. Ma le intuizioni, rinforzate anche dall’azzeccata ospitata di Bruno Dorella (e Matteo Scaioli), sono ficcanti nel descrivere la contraddizione tra solenne esistenzialismo e quella voglia matta di sdrammatizzare, e benvenuti sono dunque quegli sguardi retrospettivi al loro passato che ancora sanno di verace sberleffo: “Giorno zero” e, soprattutto, il quasi-Zappa in “Appeso”. Scritto di getto dalla band nel giro di giorni.

(29/12/2017)

  • Tracklist
  1. Cura violenta
  2. Animali nella notte
  3. L’antagonista
  4. Mi sento uh!
  5. Paolo ruba cuori
  6. Giorno zero
  7. Little B
  8. Appeso
  9. Universi paralleli
  10. Journal Noir
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