Le Luci Della Centrale Elettrica

Terra

2017 (Cara Catastrofe) | alt-rock, songwriter

Vasco Brondi è uno che ha sempre fatto parlare di sé con il proprio progetto Le Luci della Centrale Elettrica. Ogni album ha scatenato tantissime discussioni tra ammiratori e detrattori, e lo stesso si può dire per il momento in cui Brondi ha collaborato con Jovanotti nella stesura del testo di quella che poi sarebbe diventata una mega-hit come "L'estate addosso". L'autore ferrarese ha comunque sempre dimostrato di curarsi poco di ciò che si pensa del suo lavoro, mettendo insieme un percorso artistico basato sulle proprie idee e sensazioni, piuttosto che sulla necessità di compiacere il pubblico.

Questo vale fin dall'uscita del secondo disco "Per ora noi la chiameremo felicità", per il quale, alle numerose e veementi critiche sul fatto che fosse troppo simile al debutto, la risposta è stata semplicemente che non avesse senso criticarlo per aver sentito di voler fare un disco nel modo in cui era capace di farlo. Poi è stata la volta di "Costellazioni", che invece la svolta stilistica l'ha data, e pure molto evidente, e in quel caso a essere scontenti sono stati alcuni fan della prima ora, che non hanno visto di buon occhio questo cambiamento. Insomma, qualsiasi cosa faccia, Vasco Brondi scontenta qualcuno, quindi, anche per questo "Terra" le opinioni saranno di tutti i tipi e lui, probabilmente, rimarrà ancora convinto di aver fatto le scelte giuste.

Il contenuto del disco parte necessariamente dalla accennata svolta di "Costellazioni", soprattutto dal grande lavoro sul ritmo e dalla modulazione vocale, molto più accentuata rispetto al passato. Qui, entrambi gli aspetti sono ancora più in evidenza: per quanto riguarda l'aspetto ritmico, la scelta è stata quella di metterlo in mostra, in alcune canzoni, attraverso un impianto musicale dall'attitudine etnica, con suoni che rappresentano una sorta di mix tra la musica africana e quella balcanica. Dal punto di vista vocale, Brondi è sempre più vicino a un vero e proprio cantato, anche se ancora non ci è arrivato completamente, e in alcuni momenti la presenza di seconde voci o anche veri e propri cori ha una certa importanza nell'economia della canzone.
Per il resto, il suono generale è sempre più quello di una vera e propria band, con la presenza di tanti strumenti diversi e un suono sempre strutturato e curato nei dettagli, mentre i testi sfruttano sempre l'utilizzo di immagini un po' vere e un po' metaforiche per descrivere quello che succede attorno all'autore, che spazia da vicende strettamente personali a tematiche sociali più generali.

La nota positiva è che Brondi dimostra come il proprio stile, che all'inizio poteva sembrare molto limitato, sia invece sempre più duttile e capace di adattarsi a uno spettro musicale ancora più ampio, facendo fronte a necessità ulteriormente diversificate tra loro in modo impeccabile e senza tradire la particolare natura del progetto. Le perplessità, invece, sono di due tipi: per prima cosa, è vero che la componente etnica si integra bene nella cifra stilistica generale, però non offre alcun reale valore aggiunto e non aumenta l'impatto musicale ed emotivo, dando l'impressione di essere più un vezzo che altro, senza apportare un vero miglioramento. Il secondo problema è legato ai testi: in passato, l'associazione di immagini poteva sempre vantare una dinamica tale da renderle coese; invece qui si soffre proprio dell'effetto-elenco, e le immagini vengono accatastate senza fornire suggestioni ulteriori all'ascoltatore.
Tirando le somme, la canzone che più colpisce è "Chakra", nella quale l'autore si lascia andare in modo commovente alla malinconia derivante da una storia d'amore finita. Per il resto, meritano una segnalazione la morbida e intensa ballad iniziale "A forma di fulmine", una "Nel profondo Veneto" che sfrutta un costante crescendo sonoro e vocale, con un testo che in questo caso mette in mostra un realismo di grande impatto, e una "Stelle marine" ottima dal punto di vista dell'interazione tra i diversi elementi musicali, anche se purtroppo afflitta dal carattere meramente elencatorio del testo.

"Terra" non è certo un lavoro da buttare, ma, al contrario del disco precedente, l'accresciuta ambizione non sembra sempre essere stata veicolata nel migliore dei modi, e dal punto di vista dei testi Brondi sembra essersi un po' arrotolato su se stesso. Vedremo se, come è già successo in passato, la probabile lunga attività live darà gli stimoli giusti per far tornare il progetto sui propri livelli migliori.

(06/03/2017)



  • Tracklist
  1. A forma di fulmine 
  2. Qui 
  3. Coprifuoco
  4. Nel profondo Veneto 
  5. Waltz degli scafisti 
  6. Iperconnessi 
  7. Chakra 
  8. Stelle marine 
  9. Moscerini 
  10. Viaggi disorganizzati
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