Lorde

Melodrama

2017 (Republic Records) | pop

Il volto rischiarato da una luce che ricorda i lumi a petrolio di una volta; il cuscino e il letto immersi in un'atmosfera bluastra; gli occhi e la mano persi in un gesto di abbandono. Così si presenta Lorde nella splendida copertina del suo secondo album, "Melodrama". E a onor del vero, mi tocca ammettere che nel mio caso non sono stati i singoli apripista, e nemmeno una qualche sorta di hype legato al debutto "Pure Heroine", a spingermi all'ascolto del disco, no, è stata quella copertina. E grazie al cielo che l'ho fatto.
Perché "Melodrama" sostanzia l'immagine di copertina con una serie di brani che compongono il coming-of-age definitivo dell'artista neozelandese. Undici tasselli che descrivono l'adolescenza e il suo superamento, tra amori finiti e serate all'insegna della sregolatezza, con conseguenti prese di coscienza. Il disco segue dichiaratamente un concept: un house-party che diventa quasi l'ultimo momento di sfogo e condivisione, prima che il domani lasci il passo alle incertezze e ai dubbi tipici di quel periodo che separa l'adolescenza dall'età adulta. Tale concept alquanto cinematografico viene reso in modo vivido da una musica che è prima di tutto euforia e voglia di vivere.

Che ci attenda un tour de force emozionale lo charisce sin da subito il singolo "Green Light", una perfetta break-up song graziata da un'irresistibile linea di piano house, che conduce al ritornello epico e liberatorio, dove Lorde scaccia tutti gli spettri del passato e si dichiara finalmente pronta a vivere il suo momento. Ma, si sa, spesso tali realizzazioni avvengono in momenti di distacco dalla realtà, magari indotto dallo sballo di un sabato sera. E allora, nella traccia successiva, Lorde si domanda "But what will we do when we're sober?", quasi a voler gettare un'ombra di lucidità sul momento troppo bello per essere duraturo. Anche nel bel mezzo del party, Lorde sembra non essere in grado di abbandonarsi totalmente. "Melodrama" è perciò la storia di un conflitto interiore perennemente irrisolto, perché solo il tempo può dare una risposta ai quesiti esistenziali di una ragazza diciannovenne salita alla ribalta forse troppo presto, ancora confusa dalle luci fluorescenti del palco e desiderosa solo di un po' d'intimità. Ecco allora che "Liability" diventa una confessione a cuore aperto sul disagio di vivere essendo considerata sempre "a little too much", sempre un po' troppo per tutti. E nella meravigliosa "Writer In The Dark", degna di Kate Bush, Lorde si rivolge probabilmente a un amore passato, ritagliandogli uno spazio intimo e personale (come se fosse ancora possibile per una popstar nascondere la sua vita privata).

Nel finale del disco, Lorde recupera un ultimo slancio di vitalità, inneggiando ai luoghi perfetti, quelli in cui si immagina che la vita possa astrarsi in un sogno di felicità eterna ("Perfect Places"), e descrivendo l'abbagliante semplicità con cui si vivono gli amori - passeggeri - dell'adolescenza ("Supercut"). Se dovessi indicare il brano simbolo, però, la mia scelta ricadrebbe su "The Louvre", non solo per le sue chitarre new wave da lacrime agli occhi, ma anche per la sua costruzione atipica, che fa raggiungere il climax emotivo giusto prima del ritornello, una sorta di invocazione ipnotica ("Broadcast the boom boom boom and make 'em all dance to it").
"Melodrama" è un disco che ci mancava, e forse al di là della sua eccellente qualità musicale, è il fatto che riempia un vuoto a renderlo così necessario. È un manifesto adolescenziale che deborda sincerità e passione, e questo è il più grande complimento che si possa fare a un disco pop del 2017.

(05/08/2017)



  • Tracklist
  1. Green Light
  2. Sober
  3. Homemade Dynamite
  4. The Louvre
  5. Liability
  6. Hard Feelings/Loveless
  7. Sober II (Melodrama)
  8. Writer In The Dark
  9. Supercut
  10. Liability (Reprise)
  11. Perfect Places




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