L.Stadt

L.Story

2017 (Mystic Production) | art rock, poezja spiewana

Łukasz Lach è un cantante e polistrumentista di Łódź, Polonia, leader e mente degli L.Stadt da quasi quindici anni. Il moniker è una contrazione di Litzmannstadt, il nome della città durante l’occupazione nazista. 
La band ha avuto un lungo percorso, con un lustro di gavetta fra locali, festival e concorsi, prima di arrivare al debutto discografico nel 2008. Salutati all’istante dalla critica come una delle maggiori speranze del rock polacco, gli L.Stadt non hanno tuttavia mai ottenuto particolari riscontri presso il grande pubblico, neanche in un’epoca particolarmente favorevole, a livello locale, alla musica alternativa. 
Se da un lato le lodi degli addetti ai lavori erano comprensibili, data la padronanza strumentale che la band mostra in studio e dal vivo, dall’altro lo è stato anche il mancato interesse del pubblico, dato un sound un po’ generico, un indie-rock che di volta in volta non sapeva bene a chi dover somigliare, né riusciva a differenziarsi foneticamente, dato che la band ha quasi sempre cantato in inglese.

Tutto questo fino a oggi, perché “L.Story” stravolge le carte in tavola, con testi finalmente in polacco e un sorprendente arricchimento degli arrangiamenti. 
Lach ha raccontato di aver rinunciato a scrivere i testi del disco a causa di un lutto personale, assegnando l’intero lavoro all’autore teatrale Konrad Dworakowski. Il disco si pone così nel solco della poezja śpiewana (poesia cantata, tradizione artistica polacca di cui si è già parlato con discreto dettaglio su OndaRock, in occasione della monografia di Marek Grechuta). Lach non si era mai mostrato particolarmente brillante con i suoi testi in inglese fino a oggi, e la sua assenza in quella sede non si è fatta rimpiangere. Gli ha anzi consentito di concentrarsi sulla musica e far emergere quel potenziale che in molti avevano intuito ormai da anni.
Nonostante la copertina, che somiglia alla locandina di un film, non si tratta di un vero e proprio concept-album. Vi si rintraccia però un sottofondo di malinconia che pervade tutto, ripercorrendo un passato di momenti ora dolci, ora più tristi, e in generale evocando una realtà che pian piano scompare. Si tratta principalmente di associazioni fra sentimenti e immagini, che si muovono fra giardini, vedute, persone con cui si sono persi i contatti, interni di abitazioni, e via dicendo. 

“Strumień świadomości” apre con un nebuloso arrangiamento di sintetizzatori in cui si possono scovare, alternati o sovrapposti, cavalcate di sequencer dal sapore kraut-rock, suoni di raggi laser e temi di fagotto. L’andamento ipnotico viene spezzato dall’epico ritornello, in cui si mette subito in mostra il Wielki Chór Młodej Chore, coro di giovani talenti con sede nella stessa Łódź, e presenza fissa nel corso dell’album.
L’atmosfera corale del disco è un altro evidente punto di contatto con il grande passato della musica polacca, essendo elemento di spicco nell’opera non solo del già citato Grechuta, ma anche di altri giganti, sia fra i più aderenti alla poesia cantata, come Tadeusz Woźniak, sia fra i cani sciolti come Czesław Niemen.
“Oczy kamienic” è il singolo di lancio, una toccante ballata elettroacustica dal sapore vagamente jazz, con piano riverberato e delicati ricami sintetici, che potrebbe suonare come una bizzarra mutazione del David Sylvian di “Orpheus”.
Il brano più evanescente della scaletta è “Halo”, andante dream-pop travolto da coltri di tastiere che si espandono in spazi immensi, organi Farfisa in odor di psichedelia e pianoforti che grondano nostalgia.
Il bassista Adam Lewartowski firma e canta la sola “Gdybym”, rivelando tuttavia una penna originale e una voce dimessa e oscura, forse anche più evocatica di quella di Lach. Nel pezzo sfilano intensi groove di chitarra acustica, intrecci di percussioni e sibili elettronici di ogni tipo. Sembra quasi una marcia neofolk con contorno di musica cosmica, il cui retrogusto apocalittico viene tuttavia mitigato dal candore del giovane coro.
È l’eclettismo di “Od nowa” a chiudere la scaletta, fra intro con cupi synth progressivi, una strofa sostanzialmente electropop e un clamoroso finale in crescendo, che ripete ad libitum il titolo della canzone. “Od nowa”, ossia “Dall’inizio”, è ciò che gli L.Stadt sembrano suggerire mentre l’album giunge al termine.

Purtroppo al momento in pochi sembrano avere raccolto l’invito. “L.Story” è stato accolto nuovamente da ottime recensioni, ma ha fallito del tutto l’ingresso in classifica. Solo gli ascoltatori di Trójka, radio da sempre attenta alla musica più ricercata, hanno mostrato interesse per il progetto. Eppure c’è da giurare che quando fra qualche anno si tireranno le somme su questa stagione della musica polacca, i più avveduti non mancheranno di segnalare questo disco, che traghetta un’importante fetta dell’identità culturale nazionale verso il futuro. Inoltre, con il suo perfetto equilibrio fra tradizione e innovazione, potrebbe tranquillamente fungere da biglietto d’ingresso per chi fosse all’asciutto con la maiuscola musica di quei luoghi.

(Si ringrazia Salvatore Greco per la consulenza)

(30/11/2017)

  • Tracklist
  1. Strumień świadomości
  2. Oczy kamienic
  3. Halo
  4. Most
  5. Pozwól zasnąć / Idzie sen
  6. Gdybym
  7. Strumień
  8. Od nowa


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