Luca Bocci

Ahora

2017 (Autodistribuito) | art-pop

Luca Bocci è un ragazzo di Mendoza, ventuno anni e pochi altri dettagli biografici disponibili, rilasciati durante le interviste.
Non c’è molto altro da raccontare, dato che anche per i media argentini si tratta di un perfetto sconosciuto. Per il momento non ha un contratto discografico e le sue canzoni non passano per radio. Eppure è riuscito a diventare uno dei nomi più discussi della scena alternativa locale.
Tre anni fa fu protagonista del progetto Alicia, band che mescolava con risultati altalenanti rock progressivo e psichedelia. Il loro Ep venne reso disponibile in formato digitale, a causa della mancanza di distribuzione, ma passò inosservato e Bocci si è in seguito detto insoddisfatto della produzione, arrabattata e incapace di rendere giustizia alla veste sonora della band.

Gli Alicia non si sono sciolti, anzi Bocci ha dichiarato di voler pubblicare appena possibile nuovo materiale con loro, tuttavia nel frattempo ha realizzato, nuovamente in formato digitale, questo suo esordio come solista. Indicativo è che l’abbia presentato come album vero e proprio, nonostante duri esattamente quanto l’Ep degli Alicia (trentadue minuti).
“Ahora” è diventato un piccolo fenomeno, accumulando 300mila visualizzazioni su YouTube in sei mesi. Non è una cifra impressionante di per sé, ma lo diventa pensando che è stata ottenuta senza alcun appoggio mediatico esterno al giro delle riviste musicali.
Il disco è stato registrato in casa, con un computer e un paio di microfoni. Accompagnano Bocci alcuni amici appartenenti alla piccola ma vivace scena indie di Mendoza, in particolare Leandro Pezzutti, membro della band Las Cosas Que Pasan, e Cocó Orozco, chitarrista degli Usted Señalemelo. Data la mole del lavoro svolto, l’autore li ha accreditati come coproduttori.

I numi tutelari dell’album sono due giganti del pop-rock argentino quali Fito Páez e Luis Alberto Spinetta. L’influenza è evidente sia nella costruzione delle melodie, sia nello stile vocale raffinato, e con un’onestà che spesso non pervade i suoi colleghi, Bocci ha sempre confermato la somiglianza quando gli sono state fatte domande al riguardo, aggiungendo addirittura di aver mirato alla creazione di una formula nostalgica, che rendesse evidenti i rimandi, ma mostrasse al contempo una propria cifra stilistica.
Le chitarre giocano una parte importante in questa cifra. Lo stile chitarristico di Bocci guarda al jazz, come del resto fecero Páez e Spinetta, ma a differenza loro, che ci arrivarono tramite la fusion e il tango più sperimentale, Bocci ci si aggancia passando attraverso l’indie-pop più sofisticato. Basti ascoltare la piccola “Intro” strumentale, che con la sua manciata di note disperse dall’eco, sembra tracciare un filo diretto con la musica di King Krule. “Era de Piscis” ne è la conferma, suonando come “Out Getting Ribs” qualora venisse riadattata dal fantasma di Spinetta.
Tuttavia il resto del disco non è descrivibile con questa semplice equazione, e in generale la sensazione è che la somiglianza con King Krule sia dovuta più che altro alle fonti comuni presso cui i due abbeverano la propria tecnica (il jazz è parte del pop alternativo sin dagli anni Ottanta).

“Danza”, dal battito trascinante, alterna così momenti ariosi sottolineati da ghirigori sintetici, a parti dall’atmosfera più umbratile, segnati da lunghe note di basso.
“Archipiélago”, affogata da nubi di tastiere chillwave, lascia spaesati con i suoi cambi di andamento e le chitarre lievemente stonate del finale, mentre "Detener" immerge nell'attualità una cadenza mutuata dal candombe (musica folcloristica originaria dell’Uruguay).
“Sono stato un giorno intero a fumare, e non so come fermarmi. Ho una strofa nella mano e una pistola nella testa, e le mie canzoni non sono più complicate, sono stanco di fuggire da me stesso e questa è la prova”, canta l’autore nella title track, cercando di trasporre in parole il proprio processo creativo e i fantasmi che lo circondano, peccando forse di eccessiva modestia nel definire “non complicate” canzoni attualmente fra le più ricercate del panorama alternativo mondiale. Si pensi a “No tiene nombre”, con la sua struttura proteiforme, dove si alternano ballata tradizionale, intermezzi per rifrazioni chitarristiche e assoli di sintetizzatore in odore di prog.

In chiusura si trova “Füjin ama a Raijin”, abbagliante electropop che dà finalmente corpo completo al sentore chillwave di cui si era avuto in precedenza antipasto.
Che quella scena affascini Bocci è del resto palese, basti vedere il video del singolo “Bahía”, denso di modernariato ed effetti speciali d’antan. L’aspetto viene sottolineato dalla vena malinconica dei versi, con il protagonista che, dopo aver cantato d’una qualche pena d’amore, si ferma a guardare dalla finestra le auto che passano in lontananza.
La collisione di influenze distanti fra loro nel tempo e nello spazio, quali possono essere la musica d’autore argentina, il folk sudamericano, l'indie pop jazzato e l'estetica del pop retrofuturistico dell'era di internet, finisce col rendere il disco unico nel suo genere e porta nuova linfa al panorama musicale argentino, a cui da tempo mancava una zampata capace di lasciare il segno.

Quello che stupisce è che la zampata provenga da un disco registrato in casa con un budget misero, caratteristica che all'ascolto non traspare affatto. Il suono è infatti limpido, dall’impatto complessivo levigato e sottilmente aristocratico. Forse aiutato dal fatto che gli arrangiamenti, pur variegati e originali, non ammassino mai troppi suoni, o dalla decisione di impiegare una drum machine, eliminando quasi del tutto la batteria (lo strumento che solitamente patisce di più una produzione non all’altezza), fatto sta che la veste dell’album risulta impeccabile, lontana anni luce dal pop lo-fi usualmente generato in queste condizioni. Oltre alle qualità dei singoli brani, anche questo miracolo in fase di produzione contribuisce a fare di “Ahora” uno dei dischi più importanti del momento.

(10/11/2017)

  • Tracklist
  1. Intro
  2. Danza
  3. Era de Piscis
  4. Archipiélago
  5. Ahora
  6. Bahía
  7. Detener
  8. Perla
  9. No tiene nombre
  10. Füjin ama a Raijin


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