Magnetic Fields

50 Song Memoir

2017 (Nonesuch) | pop, songwriter, avant-pop

Dopo aver spaziato con la trilogia del "no-synth" - "I" (2004), "Distortion" (2008), "Realism" (2010) - Stephin "Magnetic Fields" Merritt piazza un album interlocutorio, "Love At The Bottom Of The Sea" (2012) per tornare in pieno controllo della propria carriera e anzi rilanciarla con rinnovato egocentrismo, con il quintuplo "50 Song Memoir". Primo e più ovvio referente sembra essere il celebrato "69 Love Songs" (1999), per ambizione e respiro, ma l'autobiografismo della tarda carriera e di mezz'età riporta semmai all'operazione retrospettiva del Mark Everett di "Blinking Lights". Merritt suddivide così la propria esistenza in cinque età, infanzia, giovinezza, maturità, età adulta e presente, dedicando a ciascuna un disco, e una canzone a ogni singolo anno dei suoi cinquanta appena compiuti. Da sempre principe dei concept barocchi, anche stavolta Merritt raggiunge un preziosismo tutto suo.

Quasi tutto funziona nel primo cd, anche (o soprattutto) per un'impronta imitativa più florida che mai. Almeno due sono gli highlight. Il primo proviene da un gruppuscolo di canzoni che ricalcano il suo seguace Beirut, dal ballo con armatura carioca di "'67: Come Back As A Cockroach", all'andina "No", alla migliore di tutte, "'69: Judy Garland". Il secondo, "'72: Eye Contact", è quasi costruito in uno scenario alla "Welfare State" di Lol Coxhill, tra fanfare dissonanti, organetto di strada, percussioni povere, fischietti e interferenze magnetiche. A parte una "'66: Wonder Where I'm From" che ricalca la "Jingle Bell Rock", e una vaticinante e quasi Doors-iana "'70: They're Killing Children Overe There", finalmente l'autore imita anche se stesso in "'71: I Think I'll Make Another World", con quel suo tipico refrain angelico appena accarezzato da contrappunti chiesastici.

Il secondo disco frana un po', con sempliciotti scimmiottamenti di new romantic ("'76: Hustle 76") e techno-pop ("'81: How To Play The Synthesizer"), riscattandosi poi in "'83: Foxx And I", con un buco nero vocale, e "'84: Danceteria!", dadaista quanto la "Da Da Da" dei Trio.
Una delle più ambiziose di questo ciclo Balzac-iano di vita è il melodramma di "'77: Life Ain't All Bad". La scricchiolante "'78: The Blizzard Of '78" sembra una sua canzone passata a un grammofono a 78 giri che gracchia e perde giri. Ma brani come "'79: Rock 'n' Roll Will Ruin Your Life" e "'80: London By Jetpack" sono talmente chirurgichi e laboratoriali da suonare anche raffazzonati.

Il terzo cd è quello più sbizzarrito, meno agganciato all'insistito uso della rima e del ritornello. La flottante "'86: How I Failed Ethics", cantata col suo più tipico baritono più grave, è praticamente un flusso di coscienza sui suoi dubbi negli studi scientifici. Un tocco di psichedelia, "'87: At The Pyramid", hippismo, "'88: Ethan Frome", e di reggae fatato, "'94: Haven't Got A Penny", aprono i fronti stilistici, fino a una "'89: The 1989 Musical Marching Zoo" che è una versione cameristica e persino gotica del "Magical Mystery Tour" dei Beatles, e alle loro degenerazioni, i passi hare-krishna robotizzati di "'90: Dreaming In Tetris" e "'95: A Serious Mistake". Un altro picco, "'93: Me And Fred And Dave And Ted", fa tornare alla mente la "You You You You You" dei paralleli 6ths, ma il colpo di genio qui è "'91: The Day I Finally...", con Merritt che canta da crooner Sinatra-esco accompagnato seccamente solo da percussioni metalliche e concertina.

Il quarto capitolo attacca con un numero che non ci si aspetta, una doppia parodia incrociata di Nick Cave e Rachmaninoff, "'96: I'm Sad!". Il resto si perde in innodie dagli esiti fiochi e in generale difetta della magia del terzo disco, a parte una nuova filastrocca in stile "Me And Fred And Dave And Ted", adornata d'un ameno intermezzo, "'03: The Ex And I".
Il quinto, a parte l'elettronica scaduta di "'06: 'Quotes'" che si rifà a "The Blizzard Of '78", è una miscellanea di canzoni minori che fa sentire il limite fisiologico della durata (lo stornello fratturato di "'10: 20,000 Leagues Under The Sea", quello hawaiano di "'12: You Can Never Go Back To New York", il girotondo in coro di "'15: Somebody's Fetish").

Alla fine il bollettino un po' sconcerta: metà delle canzoni poteva forse essere omessa, e dai cinque dischi se ne poteva fare uno solo, bello generoso per quantità e qualità, che avrebbe fatto parte della carriera più felice dell'autore, per orchestrazione, dosaggio, inventiva, e anche spontaneità. Il concept è però tiranno e deve, secondo le intenzioni, sciogliere - con la grazia di microscopiche sinfonie - anche gli ultimi dubbi su vita, opere e omissioni di Merritt, per chi se li fosse persi. Ramificato e capillare, non ha però la compattezza, e il carisma, del classico. Un ascolto senza malizia vi può estrarre mini-filoni che concorrono a definire l'autore, e la sua persona, pure più delle liriche e del dispersivo disegno primigenio: favolistico ("Me And Fred And Dave And Ted", "The Ex And I"), sperimentalista ("Eye Contact", "The Day I Finally...", "1989 Musical Marching Zoo"), d'intrattenitore ("Come Back As A Cockroach", "Judy Garland", "How I Failed Ethics"), di danza ("Danceteria", "Foxx And I"), d'autoparodia ("The Blizzard Of '78", "Quotes"), e altri ancora. Anticipato dall'Ep solo digitale "5 Selections" (2016).

(28/03/2017)

  • Tracklist
Cd 1

  1. '66: Wonder Where I'm From
  2. '67: Come Back As A Cockroach
  3. '68: A Cat Called Dionysus
  4. '69: Judy Garland
  5. '70: They're Killing Children Overe There
  6. '71: I Think I'll Make Another World
  7. '72: Eye Contact
  8. '73: It Could Have Been Paradise
  9. '74: No
  10. '75: My Mama Ain't

Cd 2

  1. '76: Hustle 76
  2. '77: Life Ain't All Bad
  3. '78: The Blizzard Of '78
  4. '79: Rock 'n' Roll Will Ruin Your Life
  5. '80: London By Jetpack
  6. '81: How To Play The Synthesizer
  7. '82: Happy Beeping
  8. '83: Foxx And I
  9. '84: Danceteria!
  10. '85: Why I Am Not A Teenager

Cd 3

  1. '86: How I Failed Ethics
  2. '87: At The Pyramid
  3. '88: Ethan Frome
  4. '89: The 1989 Musical Marching Zoo
  5. '90: Dreaming In Tetris
  6. '91: The Day I Finally...
  7. '92: Weird Diseases
  8. '93: Me And Fred And Dave And Ted
  9. '94: Haven't Got A Penny
  10. '95: A Serious Mistake

Cd 4

  1. '96: I'm Sad!
  2. '97: Eurodisco Trio
  3. '98: Lover's Lies
  4. '99: Fathers In The Clouds
  5. '00: Ghosts In The Marathon Dancers
  6. '01: Have You Seen It In The Snow?
  7. '02: Be True To Your Bar
  8. '03: The Ex And I
  9. '04: Cold-Blooded Man
  10. '05: Never Again

Cd 5

  1. '06: "Quotes"
  2. '07: In The Snow White Cottages
  3. '08: Surfin'
  4. '09: Till You Come Back To Me
  5. '10: 20,000 Leagues Under The Sea
  6. '11: Stupid Tears
  7. '12: You Can Never Go Back To New York
  8. '13: Big Enough For Both Of Us
  9. '14: I Wish I Had Pictures
  10. '15: Somebody's Fetish
Magnetic Fields su OndaRock
Recensioni

MAGNETIC FIELDS

Love At The Bottom Of The Sea

(2012 - Merge / Domino)
Possibile che il disco pił sperimentale dei Magnetic Fields sia anche il pił ballabile? Miracoli dell'elettronica ..

MAGNETIC FIELDS

Realism

(2010 - Nonesuch)
Il gemello "buono" del precedente album "Distortion" chiude la trilogia "no-synths" dei Magnetic Fields ..

MAGNETIC FIELDS

Distortion

(2008 - Nonesuch)
La scienza della distorsione applicata al pop da Stephin Merritt

MAGNETIC FIELDS

I

(2004 - Nonesuch)

MAGNETIC FIELDS

69 Love Songs

(1999 - Merge)
Il monumentale compendio pop dell'arte di Stephin Merritt e della sua creatura

Magnetic Fields on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.