Max Grassi

Bogart Hotel

2017 (Magnini, Galletti) | songwriter

Due amici cresciuti insieme nella periferia milanese hanno coronato il sogno di realizzare il loro primo Lp: sono Max Grassi (testi e musiche, voce, chitarra) e Lorenzo Galletti (arrangiamenti, chitarra, piano e co-produzione). Il Bogart Hotel è un luogo affascinante e misterioso: undici stanze, undici storie da raccontare nascoste tra le tracce del disco. Il lavoro riesce a coniugare l’animo romantico di due “ragazzi” cresciuti col mito del rock americano con la migliore tradizione cantautoriale nostrana. La voce di Max è asciutta ed essenziale e non sconfina mai in registri che non le appartengono. La sua scrittura è melodica e avvolgente, i testi vere e proprie poesie metropolitane che centrano l’ambiziosissima sfida di risultare malinconiche ma non patetiche, nostalgiche ma mai sdilinquite.

Il disco alterna ballate struggenti a brani dal sapore blues-rock più movimentati, spiazzando piacevolmente l’ascoltatore ad ogni cambio di registro. La qualità della session band che ha partecipato alle registrazioni è l’autentico valore aggiunto dell'album: hanno suonato artisti del calibro di Livio Magnini (Bluvertigo, che ha anche co-prodotto e mixato il disco presso gli Saman Studio di Milano), Antonio Righetti, Robby Pellati (sezione ritmica della “Banda” di Ligabue), Dario Ciffo, Pepe Ragonese, Michele Monestiroli, Andy Fumagalli, Elio Marchesini, Livia Rosati e Nicolò Fragile. La tecnica dei musicisti è però sempre funzionale alla tessitura del brano, senza mai cadere nella tentazione del virtuosismo narcisistico. Di rara bellezza comunque la coda pianistica di Nicolò Fragile nel brano “Jeanne e Amedeo”, che narra la storia d’amore ambientata in una Parigi fredda e inospitale tra Modigliani e la pittrice Jeanne Hébuterne, suicidatasi al nono mese di gravidanza il giorno dopo la morte per tisi dell’artista livornese.

Le stanze del Bogart Hotel riservano tante altre sorprese: la società vista e disprezzata dall’abisso di un povero senzatetto, la suggestione di un febbraio in bianco e nero vissuto da due amanti in una Milano brumosa e soffice. E ancora, storie di amicizia e ricordi di una vita vissuta insieme: tutto scorre, ma le emozioni restano. Il pezzo più bello del disco: “Click (scatta la fotografia)” coglie l’attimo fuggente e irripetibile di uno scatto con lo sguardo rivolto verso il ricordo e le suggestioni nostalgiche che può risvegliare. Anche la musica del brano è vintage: la splendida scansione ritmica quasi dance e il sax soprano di Monestiroli (che ricorda per timbro quello di “Englishman In New York”) rimandano ai mitici Eighties, quando tutto era più facile e soprattutto noi eravamo più giovani.
L’impronta evidentemente autobiografica dei testi di Max trasforma ogni stanza del Bogart Hotel in un vero e proprio flusso di coscienza personale e l’intero disco appare come un viaggio catartico tra le righe delle sue emozioni e dei suoi pensieri: e allora: "Guardiamoci dentro e torniamo vagabondi a metà".

(26/01/2018)

  • Tracklist
  1. Il buio
  2. Lettera quasi d’amore
  3. Jeanne e Amedeo
  4. Indietro non si torna
  5. A Febbraio
  6. Io sono nessuno
  7. Bogart Hotel
  8. Vagabondi a metà
  9. Clic (Scatta la fotografia)
  10. Giorni e giorni
  11. Pagine Gialle
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