Meridian Brothers

¿Donde estás María?

2017 (Soundway) | avant-cumbia, art-folk

Tutt'altro che materia sorpassata o relegata a rielaborazioni tradizionali(ste), la cumbia, specialmente quella che non ha lasciato influenzarsi dai più recenti cambiamenti tecnologici, rimane ancora terreno fertile su cui poter sperimentare e sviluppare interessanti contaminazioni stilistiche, delle più svariate tipologie. Tra i propulsori della ridefinizione di uno dei più grandi serbatoi culturali di tutta l'America ispanofona, i Meridian Brothers del colombiano Eblis Álvarez rivestono un ruolo di primaria importanza, complice una lunghissima carriera, e un percorso artistico che nel processo ha inglobato di tutto, dal tropicalismo brasiliano alla psichedelia, dal folk ai ritmi caraibici, per un'impressionante chimera sonora che unisce sperimentazione e fruizione sotto un unico tetto.
Fervido e trascinante quintetto dal vivo, sostanzialmente una one-man band in fase di registrazione, il progetto ha attraversato in lungo e in largo le tradizioni e le tendenze di tutto il centro e sud America, aggiornando ed espandendo i confini della cumbia all'inverosimile, fino a palesarne le attitudini avanguardiste rimaste nascoste.
Con “¿Donde estás María?”, il settimo album in carriera, la voglia di osare e stupire si è tutt'altro che arrestata, anzi, è più viva che mai, riflettendosi in una nuova spazialità negli arrangiamenti e in ulteriori esperimenti compositivi, tesi a esaltare la tempra e l'immaginazione di un nome chiave della musica colombiana contemporanea. Fervido, sorprendente e con un divertito gusto pop in molte delle soluzioni ritmiche e melodiche, l'ultimo prodotto di  Álvarez esalta e ribadisce tutte le singolarità e gli elementi insiti da sempre nel percorso del musicista, centrando il perfetto equilibrio tra sperimentazione e fruibilità: per chi già non conoscesse l'operato dell'autore, questo album può rappresentare il giusto punto di partenza per un successivo approfondimento del catalogo.

Ancora una volta stravagante globetrotter in giro per l'intera America Latina, con un armamentario strumentale che può declinare e interpretare in piena libertà qualunque tipo di influenza sonora ed estetica, l'autore dà ampiamente sfogo a tutta la sua verve e il suo desiderio di sperimentazione, giocando con gli stacchi ritmici e il pluralismo dei riferimenti culturali senza alcun timore, in un'accentuazione estrema delle proprietà folk e della versatilità esecutiva di cui il progetto si è sempre fatto carico. Non c'è paese ed espressione musicale in cui Álvarez non riesca a iniettare il suo appassionato fervore e l'irresistibile calore della sua cumbia, o approccio che rimanga intentato.
La title track ad apertura dell'album (dedicata a una poetessa assente) si snoda attraverso scansioni semplici e un passo non particolarmente sostenuto, ma più che funzionale a sorreggere l'andamento baldanzoso della melodia e il supporto folktronico di base, che a tratti rievoca il minimalismo espressivo di Juana Molina. “Yo soy tu padre, yo te fabriqué” è quintessenza colombiana, declinata però attraverso un'atmosfera dai toni tropicalisti e una progressione decisamente più serrata, in cui il violoncello detta legge, non soltanto dal punto di vista ritmico ma anche come allegro fantasista melodico, in aperta collaborazione con le briose dinamiche vocali. Ed è proprio l'impiego degli archi che conduce le intuizioni del lavoro alle estreme conseguenze possibili.

È il loro impiego fantasioso e fuori da ogni schema unificante a fare di questo album l'ennesimo passo in avanti nell'immaginifica carriera dei Meridian Brothers. Nel sottolineare le nuance salsa di “Entra el ritmo antillano” (nomen omen) finiscono col rivelare il loro lato più melodrammatico, in perfetta sintonia con il basso voluttuoso che culla le manipolazioni elettroniche e la sottile euforia della batteria. Con intenti analoghi si muovono in “Como estoy en los Sesenta”, tra i brani più immediati e potenti della raccolta, in cui però sinergizzano con l'andamento stranito e bislacco della sezione ritmica, intensificando i tratti psichedelici insiti nella struttura. Se una simile sensazione di straniamento sensoriale trapela in “Cumbia, eres la cumbia”, sentita dedica alla storia musicale del Sudamerica e all'ambiente che Álvarez stesso sta contribuendo a riplasmare (la capacità di infiltrazione degli archi è davvero impeccabile), nondimeno gli stessi sanno anche farsi carico di sfumature più classiche, adatte a innalzare ulteriormente di livello le mire avantgarde del progetto.
L'asimmetria e il gusto per i poliritmi di “Él no está muerto” fungono all'occorrenza da alveo ottimale per gli eleganti tremolii che serpeggiano in tutto il brano, un raffinato complemento alle sbilenche linee di chitarra e ai giochi di pieni e vuoti. L'attenzione per il dettaglio e l'approfondimento di ogni singolo elemento chiamato in causa rappresentano nuovamente la chiave di volta alla base del successo artistico dei Meridian Brothers, il movente che porta le loro esplorazioni musicali a mantenersi sempre fresche e attive. Per una band con una storia così complessa e importante, non può esserci migliore gratificazione.

(08/01/2018)

  • Tracklist
  1. ¿Donde estás María?
  2. Canto me levantó
  3. Yo soy tu padre, yo te fabriqué
  4. Entra el ritmo antillano
  5. Háblame amigo, citadino
  6. Cumbia, eres la cumbia
  7. Como estoy en los Sesenta
  8. Estaré alegre, no estaré triste
  9. Él no está muerto
  10. No me traiciones


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