Michael Head & The Red Elastic Band

Adios Senor Pussycat

2017 (Violette Records) | avant-pop

Questa è una storia che ha come scenario Liverpool, luogo simbolo per il pop inglese, non solo perché città natale di una favola chiamata Beatles, ma anche per quella magia che sembra non averla mai abbandonata. Luoghi storici come il Cavern Club, il negozio di dischi Probe e l'Eric's Club sono stati centri culturali di una generazione che, se non è riuscita a cambiare il mondo, ha reso almeno molto più piacevole e creativo farne parte. Ed è infatti in queste strade, in questi spazi, che il giovane Michael ha mosso i primi passi nel mondo della musica, mentre i conterranei Echo and the Bunnymen, Teardrop Explodes e Omd offrivano la loro alternativa alle secche dell'inaridimento creativo, che avevano trasformato vecchie glorie del rock in esangui dinosauri stritolati dal sistema produttivo discografico.

Pale Fountains, Shack, Strands e ora Red Elastic Band sono solo delle esternazioni semantiche di un personaggio che è l'unico vero motore di una delle storie più intense del pop-rock inglese, ovvero Michael Head: 55 anni, innamorato della musica americana, autore brillante e profondo, perenne outsider dello star-system musicale, uomo dal passato turbolento e dalle alterne fortune.
L'attesa del suo nuovo album con la Red Elastic Band, "Adios Senor Pussycat", è stata spasmodica, tra segnali non proprio rassicuranti (un cd di inediti mai diffuso nonostante le pur numerose prenotazioni) e continui aggiornamenti sulla data d'uscita che, per un attimo, ne avevano messo in dubbio la pubblicazione.
Per fortuna il musicista inglese ha finalmente trovato il suo giusto equilibrio, riassaporando il sapore del contatto con il pubblico e consolidando un gruppo di amici e musicisti abili nel mettere a fuoco le sue creazioni. I dubbi e le incertezze del passato si sono ora trasformati in entusiasmo e curiosità, e dopo oltre dieci anni il sogno è diventato di nuovo realtà.

Chi ha già familiarità con la musica di Michael Head non farà fatica a riconoscere l'innata capacità di mettere a nudo il proprio stile di scrittura, rinunciando alle fanfare e all'enfasi; ancora una volta il musicista preferisce conquistare il cuore e la mente dell'ascoltatore con uno sguardo o un silenzio, anziché urlare tutta la propria dolcezza e sofferenza.
Questo è un album di un uomo che è riuscito a mettere finalmente ordine nella propria vita e negli affetti - droga e alcol appartengono a un passato che non minaccia più l'unica vera costante (la musica), di una storia oramai raccontata tante volte.
Michael è un artista che continua a trasformare in canzoni i suoi sogni, tra immaginari dialoghi con l'illustre letterato inglese Dr. Samuel Johnson (il sontuoso chamber-pop di "Picklock") e vecchie liriche tirate fuori dalla soffitta degli Shack (il delizioso jangle-pop di "Working Family").
Le fotografie sul comodino sono sempre quelle giuste, tra romanticherie per piano e voce che sembrano rubate al miglior Brian Wilson ("Winter Turns To Spring"), ingenuità soft che citano Love e Byrds ("Overjoyed") e cristalline ballate alla Nick Drake ("Lavender Way"), mentre l'omaggio alla sempreverde "Wild Mountain Thyme" (un brano della tradizione folk scozzese portato al successo da Joan Baez) consolida un legame con il passato che non è frutto della nostalgia.

Non traggano in inganno i costanti riferimenti ad altrui meraviglie: Michael Head è uno dei pochi autori il cui tratto è talmente personale e riconoscibile da poter assurgere a riferimento per i posteri, ma le sfortune della sua lunga carriera lo hanno relegato a uno stato di culto che poco si addice al suo reale spessore. Oltretutto ci sono ancora altre perle che brillano tra i raggi di luce sopra citati, ovvero l'ipnotico groove psych-folk di "Picasso" e la sua gemella "4&4 Still Makes 8", la superba mistura gospel-folk in chiave barocca del primo singolo "Josephine", l'avvenente semplicità ricca di dettagli lirici del pop-rock di "Rumer" e la travolgente cascata di accordi jangle-pop di "Adios Amigo" (che per un attimo riporta indietro l'orologio ai tempi dei Pale Fountains).

Il ritorno del musicista inglese è dunque una realtà, un'eccitante realtà, che ci restituisce uno dei migliori autori moderni. "Adios Senor Pussycat" è anche l'album con il quale l'autore mette la parola fine all'evocazione del passato, e se corrisponde a verità la pianificazione di ben due nuovi progetti, di cui uno per solo piano e voce e un altro con la band, prepariamoci a vivere una stagione di nuove emozioni provenienti dalla cara, vecchia Liverpool.

(17/10/2017)



  • Tracklist
  1. Picasso
  2. Overjoyed
  3. Picklock
  4. Winter Turns To Spring
  5. Workin' Family
  6. 4&4 Still Makes 8
  7. Queen of All Saints
  8. Josephine
  9. Lavender Way
  10. Rumer
  11. Wild Mountain Thyme
  12. What's The Difference
  13. Adios Amigo


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