Michael Pisaro / Håkon Stene & Kristine Tjøgersen

Asleep, Street, Pipes, Tones

2017 (Hubro) | elettroacustica, field recordings

L'intera produzione del collettivo di compositori Wandelweiser sembra volerci preparare a un momento storico futuribile in cui, giunti alla completa saturazione uditiva – data dall'eccesso di rumore di superficie e di sottofondo – non vorremo più ascoltare altro se non i pochi elementi che circondano quello che per convenzione chiamiamo "silenzio".
Semplificando allo stesso modo ho deciso di chiamarla non-musica, e senza alcun intento dispregiativo: essa procede infatti dagli stessi strumenti della comune pratica musicale ma li inserisce in un contesto spazio-temporale e in un orizzonte ideologico del tutto isolati, vòlti a far risaltare elementi minimi e discreti del suono distribuiti su una tabula rasa la cui preminenza non viene mai intaccata.

Ma non sempre questa corrente estetica perde il contatto con la realtà, anzi: la diretta discendenza dall'alea cageana invita ad accogliere gli stimoli spontanei che la natura e l'interazione con essa possono offrire. In questo preciso aspetto risiede il più evidente punto di contatto tra la scuola americana e la fiorente scena free impro scandinava, che in termini di creatività e sperimentazione ha attualmente ben pochi eguali.
La congiunzione ideale tra queste sponde culturali – l'una di stampo "filosofico", l'altra decisamente più pragmatica – si verifica nel lungo brano di Michael Pisaro “Asleep, Street, Pipes, Tones”, composto nel 2009 e ora riproposto dall'etichetta norvegese Hubro. La prima incisione del 2011, edita dall'autore attraverso la sua Gravity Wave, si avvaleva dell'esecuzione di Barry Chabala e Katie Porter. La presente interpretazione è invece affidata a due membri dell’ensemble Asamisimasa, attivo da oltre quindici anni nella diffusione della musica d’avanguardia storica e contemporanea.

In tutta risposta alla lezione di John Cage, la partitura di Pisaro prevede una durata complessiva di 62’06’’ esatti ma consente di spaziare tra diverse gradazioni di suono a seconda della specifica sensibilità dei performer: se nella prima incisione stradominava la quiete tanto cara all’autore, quasi senza voler influire in modo significativo su un contesto apparentemente imperturbabile, non stupisce che la rilettura di Kristine Tjøgersen (clarinetto basso e contrabbasso) e Håkon Stene (chitarra elettrica, piano e tapes) si distingua per il suo respiro molto più ampio, nel tentativo di stabilire un dialogo tra sorgenti acustiche autonome, strumenti musicali e vari sample su nastro.
Registrata per le strade di Oslo e nella chiesa del quartiere Uranienborg – alle cui risonanze naturali fanno eco alcuni estratti di musica corale sacra – la performance tende a sottolineare le delicate similitudini tra le lunghe note di clarinetto e chitarra e i fenomeni sonori circostanti, emulando in certi casi le onde corte elettroacustiche e il soffio che attraversa i condotti d’aria degli edifici urbani.

Alla traccia unica del disco su Gravity Wave si sostituisce una suddivisione in diciannove episodi di circa tre minuti ciascuno, con ciò favorendo un più chiaro riconoscimento del graduale sviluppo para-narrativo. In questa nuova veste, “Asleep, Street, Pipes, Tones” giunge così a rivelare un afflato quasi sinfonico nel disegnare un soundscape i cui dettagli, selezionati con cura, si manifestano poco a poco e ordinatamente, creando l’illusione di non potersi collocare altrove con la stessa pregnanza. È questo il discrimine che identifica realmente la sensibilità di un sound artist, oltre alla lungimiranza dell’autore nell’affidargli una nuova interpretazione del proprio lavoro, che oggi arricchisce Hubro di un capitolo tra i più singolari e poetici del suo intero catalogo.

(06/07/2017)

  • Tracklist
  1. I
  2. II
  3. III
  4. IV
  5. V
  6. VI + VII
  7. VIII + IX
  8. X
  9. XI
  10. XII
  11. XIII
  12. XIV
  13. XV
  14. XVI
  15. XVII
  16. XVIII
  17. XIX
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