Mood

Out Loud

2017 (UpupaProduzioni/ To Lose La Track) | instrumental, math-rock

Se c'è una lezione che band come Lightning Bolt e White Stripes sono riuscite a impartire ai rocker del nuovo millennio è quella del "less is more". Territorio poco battuto fino ai tardi anni Novanta, la scelta di esibirsi in formazione a due (basso-batteria nel primo caso e chitarra-batteria nell'altro) ha dimostrato di essere valida e pienamente percorribile anche nel rock, sia in termini di semplificazione sonora sia in termini di impatto sul pubblico. Da quegli esempi (e da angolature molto diverse) sono partiti i Black Keys, i Royal Blood, gli Slaves, i Giraffes? Giraffes! e i nostrani Bud Spencer Blues Explosion, ma il panorama italiano può contare da qualche tempo anche su altre realtà di "coppia", come i torinesi Anthony Laszlo, nei quali milita Andrea Laszlo De Simone (autore di un ottimo esordio solista), e gli emiliani Mood, che arrivano al sophomore "Out Loud" a due anni dal debutto omonimo.

Nati nel 2010 intorno alla loop station del chitarrista Francesco Molinari e al drumming geometrico di Daniele Maini, i Mood hanno guadagnato attenzione grazie alla scelta di esibirsi direttamente in mezzo al pubblico, come i già citati Lightning Bolt e gli incendiari Monotonix, restituendo di fatto calore a un genere (il math-rock strumentale) notoriamente incline alla precisione e alla complessità ritmica. L'attitudine "no stage best stage" (che in questo caso fa a meno anche dell'impianto audio del palco), garantisce sì intensità e partecipazione alla performance live, ma aiuta a delineare meglio anche l'evoluzione del duo di Finale Emilia, che riprende l'intreccio compositivo dei Battles (non a caso l’artwork di “Out Loud” è di Dave Konopka) e le trame chitarristiche dei Giraffes? Giraffes! per portare il tutto in una dimensione più personale rispetto all'esordio, piacevolmente mediterranea, che contamina l'intero lavoro.

Già nell'iniziale "Banjingo", l'assolo di Francesco sintetizza un bacino di influenze decisamente variopinto, che sembra voler chiamare in causa il sax di Victor Edouard Busnello su "Arbeit Macht Frei" degli Area, mentre nelle successive "G-OP" e "Macedonia" è il sapore Tinariwen a fare da riferimento, supportato da una loop station che scolpisce la struttura dei brani senza mai perdere il dialogo con le ritmiche (talvolta serratissime) di Daniele. Il processo di integrazione stilistica tra il nord e il sud del Mediterraneo, voluto o meno, resta piuttosto forte anche su "A!A!A!" e "Natura", confermando la bontà delle nuove coordinate (leggermente disattese invece dalla conclusiva "Zucchero di Canna", che strizza l'occhio a sonorità più in linea con l'album precedente, pur migliorandone il fascino).

Al di là della loro indole genuinamente bisognosa di contatto vero e proprio con il pubblico (è consigliatissimo assistere a una loro esibizione), i Mood appaiono allo stato attuale in grado di veicolare una forma tutta italica di math-rock, fresca e coinvolgente, spesso potenzialmente adatta anche all'utilizzo in contesti cinematografici. "Out Loud" è la fotografia di un momento interessante del loro percorso: indica una via per il futuro e rende stimolante l'attesa di nuovo materiale.

(29/08/2017)



  • Tracklist
  1. Banjingo
  2. G-OP
  3. Macedonia
  4. Roller Coster
  5. (A Sip Of) Milkshake
  6. Milkshake - Mouthfull
  7. A!A!A!
  8. Natura
  9. Zucchero Di Canna


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