O.A.S.I.

Il cavaliere azzurro (ristampa)

2017 (Soave) | progressive, new age

La compagnia dei Gaia Scienza, saldamente inserita nella corrente della transavanguardia teatrale italiana di fine 70 (che pone termine alla ricerca fine a sé stessa e, tramite revisioni del passato, mette in primo piano la fisicità, l’interdisciplinarietà e la multimedialità), nel 1985 concepisce - grazie soprattutto alle due menti di Alessandra Vanzi e Marco Solari - l’opera-performance “Il cavaliere azzurro”, ispirata al leggendario “Blaue Reiter” di Kandinskij.

O.A.S.I., in realtà lo studio di registrazione romano dell'ingegnere, produttore e multistrumentista Paolo Modugno, si prende a carico registrazione e produzione dell’accompagnamento. Vi si affiancano altri due esperti di sonorizzazioni teatrali, Massimo Terracini e Gino Castaldo, oltre alla batteria di Ermanno Erba. Le musiche dunque si conformano alla pièce di Vanzi-Solari, improntate palesemente al minimalismo post-tonale coevo (Budd, Hassell, o anche il nostrano Roberto Cacciapaglia), per nulla interessate all’avanguardia di Nono o Berio di qualche decennio prima.

Il piccolo team concepisce così una partitura formalmente impeccabile, da un “Piani incrociati”, un “Pulse” Steve Reich-iano per pianoforti ed elettronica, con tutti gli sfasamenti del caso, a “Il gioco dei sogni”, texture molto più piana per tastiere e percussioni, a “Richiami”, duetto tra percussioni sincopate e sinusoide spettrale, alla sua versione dadaista, “Kandisco due”, un giochicchiare di musique concrete in stile “Ummagumma” (cucù, zufoli, gabbiani e un mareggiare di suoni non meglio precisati) con batteria industrial.
A discostarsi dalle influenze principali sono il progressive rock africano del brano eponimo e ancor meglio il raga elettrostatico eritreo de “Il risveglio” (un certo richiamo all’Eno di “On Land”). Nonostante la sua brevità, forse il momento più epico rimane “Suono giallo”, nel suo caos calmo, nella sua trattenuta cacofonia.

Con spiccata, ma pacata, componente improvvisativa, e un’anima etnica intelligente (mirabili gli interventi del cantante Abraham Afewerki), è discretamente eclettico nelle tonalità e nelle atmosfere. Insieme acqueo e aereo, si gode spesso più dei suoni che della sostanza. Il “Suono giallo” è un rimando alle classiche sinestesie astrattiste kandinskijiane, ma anche all’infausta richiesta che Pier Farri fece ad Ares Tavolazzi durante l’incisione di “Stanze di vita quotidiana” di Guccini. Uscito nel 1986 a cura di IRA, ristampato su vinile nello stesso anno di “Scoprire le orme” (1991) di Roberto Mazza da Soave.

(21/02/2018)

  • Tracklist
  1. Nell’acqua
  2. Il cavaliere azzurro
  3. Il gioco dei sogni
  4. Piani incrociati
  5. Richiami
  6. Il risveglio
  7. Suono giallo
  8. Kandisco due
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