Oto Hiax

Oto Hiax

2017 (Editions Mego) | elettronica sperimentale

Ancora destrutturazione, entropia e distopia: dalle massime eminenze alle nuove leve, l’elettronica sperimentale risponde al fuoco della postmodernità e insegue l’immagine sfuggente del presente digitalizzato. Ne hanno dato prova gli esordienti (Amnesia Scanner, Eaves) come i già protagonisti (Roly Porter, Paul Jebanasam), sino al sovrastante legiferare delle autentiche leggende (“elseq 1-5”).
In apertura d’anno la tendenza prosegue con l’omonimo Lp su Editions Mego del progetto Oto Hiax, un connubio che nelle retrovie risale al 2011 ma finora si era espresso solo con l’Ep “One” di due anni fa. Le menti creative sono Mark Clifford alias Seefeel, veterano di casa Warp – da sempre avvezzo alle “sporcature” in territorio Idm – e Scott Douglas Gordon, attivo con un solo full-length e alcuni Ep a nome Loops Haunt.

Quello che in un primo momento si presenta come un quadro pacificato dalle tinte Emeralds, con “Flist” già si apre agli scorci futuristici di una metropoli in apparenza dormiente, ma nelle sue viscere ancora percorsa da tensioni nervose prossime alla deflagrazione. I bordoni distorti di “Dhull” e “Eses Mitre” attraggono a sé – con densità e su distanze ben diverse – loop e clangori che come detriti taglienti perforano lo spazio acustico, trasformandolo in un terreno altamente instabile, laddove in “Thruft” sono tonfi sordi a lasciare crateri infuocati subito dopo l’impatto al suolo.
Di fatto l’impronta del duo, per gran parte della durata, si riflette nella stimolazione del tessuto elettronico principale per mezzo di elementi sonori microscopici ammassati in correnti pervasive: “Lowlan” coglie il vero senso di una possibile sintesi tra hi-tech e percussionismo post-tribale, mentre “Hok” riesuma i più vividi incubi post-industriali dei Nine Inch Nails.

Lo sviluppo irregolare e gli episodi tendenzialmente brevi finiscono per disperdere anche l’effetto distensivo di “Creeks”, unico istante di calorosa contemplazione assimilabile a certi intermezzi a nome Seefeel. Solo da ultimo “Loyal Odes” rientra nel mood dell’incipit, ma non senza conservare sensibili tracce della contaminazione subìta, nel corso di quaranta minuti in cui la materia musicale si è resa del tutto permeabile, inerme di fronte all’influsso quasi crudele del virus digitale.

(16/02/2017)

  • Tracklist
  1. Insh
  2. Flist
  3. Dhull
  4. Eses Mitre
  5. Creeks
  6. Bearing & Writhe
  7. Littics
  8. Thruft
  9. Lowlan
  10. Hak
  11. Hok
  12. Loyal Odes
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