Pain Of Salvation

In The Passing Light Of Day

2017 (Inside Out) | prog-metal

C'è stato un tempo in cui il progressive metal non era solo un sottogenere musicale della Sacra Scuola del Metallo. In un periodo che potrebbe essere circoscritto tra "Operation: Mindcrime" dei Queensrÿche del 1988 a quel "Octavarium" firmato Dream Theater del 2005, passando per i vari Symphony X, Fates Warning, Shadow Gallery, è stato costituito un vero e proprio microcosmo estetico-musicale contraddistinto da certe consuetudini reiterate. Detto così sembra di stare a parlare delle regole di una setta, ma forse non è poi così poi lontano dalla realtà. Il prog-metal canonico aveva caratteristiche precise: concept-album innanzitutto, virtuosismi come se piovessero (ma non tecnicismi troppo gelidi), passaggi melodici, strumentazioni un tantino esagerate e storie drammatiche fatte di flashback, amori impossibili, fanta-politica e quant'altro.

I Pain Of Salvation di Daniel Gildenlöw erano i portabandiera del ramo più emotivamente fragile di questo mondo. Non mi posso astenere dal dire che "The Perfect Element, Part I" e "Remedy Lane" appartengono ai miei ascolti adolescenziali e rappresentano degli esempi di qualità compositiva oltremodo elevata e potenza graffiante, forse carenti solo di un tantino di originalità. Ma che senso avrebbe parlare dei Pain Of Salvation nel 2017? Il genere ha conosciuto un lieve ma abbastanza inesorabile declino, tuttavia un evento ha cambiato radicalmente la vita di Gildenlöw: nel 2014, l'ormai quarantenne cantautore e polistrumentista è stato colpito da una violenta fascite necrotizzante. Salvato in extremis e sopravvissuto per miracolo, decide di rimettersi agli strumenti e ripartire da capo. Comincia a lavorare su "In The Passing Light Of Day" dichiarando alla stampa di voler tornare a un suono simile a quello dei primi anni Duemila.

Ed ecco, dunque, a trovarci tra le mani un nuovo disco dei Pain Of Salvation con tutte le preoccupazioni di stare per ascoltare un totale anacronismo. Inizia il tutto con il riff incalzante di "On A Tuesday", doppia cassa, sonorità pulite, intermezzo quasi sussurrato prima dell'esplosione degli acuti di Gildenlöw. Il brano supera i dieci minuti, ma non annoia nemmeno un secondo, permettendosi martellanti percussioni quasi thrash, sfumature atmosferiche di synth e momenti delicati dai toni romantici che ricordano certi "medievalismi" dei migliori Haggard. La successiva "Tongue Of God" si schiude lentamente sulle note di un lieve pianoforte, per poi abbandonarsi a un refrain in classico stile Pain Of Salvation. Sorprende anche il fraseggio tra schitarrate eccellenti composte da Ragnar Zolberg e linee oscure di tastiere della virtuosistica "Full Throttle Tribe". Ma si sa che Gildenlöw e compagni hanno un lato emotivo e melodico (che talvolta prende anche troppo il sopravvento) e "Silent Gold" ce lo ricorda con una ballad fatta solo di voce, batteria e tastiere.

Nel chiedersi se ha ancora senso parlare di prog-metal nella sua accezione più tradizionale, vengono in mente brani come la title track, ancora capace di saper fare qualche passo in avanti in un genere spesso caduto nell'autoreferenzialità. Gli oltre settanta minuti di "In The Passing Light Of Day" scorrono in fretta se si apprezza un metal limpido e di pregiata fattura. In definitiva, un'eccellente prova per la ritrovata ispirazione della band e sicuramente un punto saldo tra i dischi metal di ultima generazione.

(26/04/2017)



  • Tracklist
  1. On a Tuesday
  2. Tongue of God
  3. Meaningless
  4. Silent Gold
  5. Full Throttle Tribe
  6. Reasons
  7. Angels of Broken Things
  8. The Taming of a Beast
  9. If This Is the End
  10. The Passing Light of Day
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