Pains Of Being Pure At Heart

The Echo Of Pleasure

2017 (Painbow) | alt-pop

Con il precedente disco del 2014, i Pains Of Being Pure At Heart si presentavano come un progetto sempre più incentrato sulla figura di Kip Berman, attorno al quale gravitavano altri musicisti, ma senza che nessuno risultasse un membro fisso della band. Il cambiamento, rispetto ai primi due album, era stato ancor più radicale dal punto di vista stilistico, con un suono molto più pulito e senza le gentili distorsioni che avevano fatto innamorare tutti i fan delle band pubblicate dalla Sarah Records e/o contenute nella compilation "C-86".

Ora, tre anni dopo, siamo sempre in presenza di una band il cui unico componente effettivo è il leader, che ha però chiamato con sé una line-up molto simile a quella del lavoro precedente. Soprattutto, viene proposto un suono diverso da quanto mostrato in tutti gli album precedenti, che un po' richiama le varie fasi dei Pains finora, e un po' cerca di aprire nuove strade.
Non mancano, infatti, né le volute imperfezioni sonore che caratterizzavano i primi due dischi, ma nemmeno la pronunciata pulizia e le armonie musicali e vocali che sono alla base dell'ultimo lavoro. Nello specifico, una sezione ritmica alle soglie della ruvidezza e una parte chitarristica che riesuma i riverberi andati perduti, si integrano con tastiere levigate e una parte vocale dolce e spesso caratterizzata da armonie tra una voce maschile e una femminile. Di certo, non si può dire a Berman e ai suoi che non abbiano osato, visto che questo tipo di insieme poteva senz'altro sfociare in un pasticcio indefinito.

Il merito principale del disco, invece, è proprio quello di aver saputo creare un suono unitario e coerente nonostante il rischio di incompatibilità tra le diverse nature degli elementi utilizzati. L'integrazione tra essi può indubbiamente spiazzare all'inizio, con un effetto che è lo stesso di quelle pietanze agrodolci nelle quali entrambe le caratteristiche sono molto in evidenza; poi, però, col crescere degli ascolti si nota che la composizione del puzzle è in realtà organica e ben congegnata, e, di conseguenza, viene facile apprezzare anche altre caratteristiche del disco come la qualità melodica e la varietà.
La prima di esse non è mai stata messa in dubbio quando si parla dei Pains: Berman ha iniziato sfornando subito melodie ispirate ed efficaci, e non ha ancora smesso di farlo. Siamo, come detto, al quarto disco e la sensazione di freschezza e sensibilità data dalla parte strettamente compositiva non viene minimamente meno, e anche con il suono di ora, indubbiamente il più stratificato e relativamente pesante con cui l'autore abbia avuto a che fare, le canzoni sono ingranaggi senza intoppi, e questo è merito non solo della produzione sonora, ma anche delle melodie in sé, adattissime alla nuova svolta stilistica e capaci di svelare appieno la personalità di Berman.

La varietà si manifesta nel fatto che si passi da una "My Only" compassata e incisiva, a una "Anymore" dal suono particolarmente dinamico, con una strofa essenziale e le morbide esplosioni di chitarra che colpiscono al momento giusto nel ritornello; da una "When I Dance With You" dal ritmo incalzante e dai riff di tastiera, che contribuiscono a rendere il tutto particolarmente trascinante, a una title track ariosa e dal ritmo meno in evidenza ma che sa, però, infilarsi sotto la pelle dell'ascoltatore; da una "So True" che è la canzone dei Pains più adatta di sempre a eventuali performance in grandi spazi, a una "The Cure For Death" che mantiene l’attitudine pop del resto del disco, ma è piuttosto introspettiva e porta con sé una malcelata amarezza.
Probabilmente, in termini di qualità assoluta, il pop senza compromessi del disco precedente si lascia preferire, ma qui vanno applaudite l'audacia e la capacità di aver saputo trovare un equilibrio partendo da punti difficili da conciliare. Questa evoluzione produttiva-compositiva può aprire un mondo molto ampio per il prosieguo del percorso dei Pains, che da qui possono davvero prendere qualunque strada e anche decidere di osare ancora di più in futuro.

(20/10/2017)



  • Tracklist
  1. My Only
  2. Anymore
  3. The Garret
  4. When I Dance With You
  5. The Echo of Pleasure
  6. Falling Apart So Slow
  7. So True
  8. The Cure For Death
  9. Stay
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